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INCONTRO SUL PRG, QUATTRO GATTI ALL’URBAN CENTER. CIALENTE C’ERA
stampa pagina 18 novembre 2016
Al primo confronto pubblico dell’Urban center sul Piano regolatore, c’erano oggi quattro gatti. E la foto al Palazzetto dei Nobili, rende l’idea. Se poi consideriamo che tra loro c’era qualche dipendente comunale, qualche ingegnere e architetto di partito, il senatore Lombardi, mitico perché non manca mai, esponenti di Territorio collettivo e Tonino De Paulis, bisogna constatare con forza che i portatori d’interesse, in realtà, non c’erano proprio. C’era Cialente, mancava l’assessore Piero Di Stefano, chiarissimo nel suo comunicato di qualche giorno fa quando ha ripreso il presidente dell’Urban center Sbaffo, per dirgli non t’inventare nulla perché il percorso partecipativo è chiuso, ed è nella riunione di maggioranza che decideremo come procedere. Anche se le parole usate nella nota stampa, tipo “inelegante” o “inopportuna”, la mossa di Sbaffo, non sembrano proprio uscite dal vocabolario ruvido dell’assessore. Dalla parte dei relatori, c’era Iacovone, gran coordinatore dell’Ufficio del Piano e la Santoro, dirigente incaricata. Siamo sempre lì, al documento preliminare e al fatto che già abbiamo case per 166mila abitanti e che già prima del sisma parecchie erano disabitate, c’è poi il Progetto case, è tutto nero su bianco, decida il meglio la politica, ha detto pilatescamente Iacovone. Di Stefano ha tutto in testa, d’altra parte, sa lui come fare, Territorio collettivo ribadisce la necessità di riaprire il percorso partecipativo, ma la città non c’è. E non c’è solo per le solite ragioni per cui non frega niente a nessuno, non c’era perché non c’erano le imprese, gli imprenditori, i proprietari di immobili e terreni o tecnici a vedere cosa ne sarà del territorio e che resta ancora da sbranare col cemento o da sistemare nelle destinazioni d’uso. E non c’erano non perché l’argomento non li tocchi, non c’erano o perché se la vedono “direttamente” con la politica senza pubblicizzare troppo o perché Sbaffo, siccome conta veramente poco, soprattutto per la politica che invece di incoraggiare le sue iniziative gli taglia le gambe, non può stimolare un bel nulla, né in un senso né nell’altro, per cui l’unica cosa che gli resta, oggettivamente, non è altro che la sede di prestigio al Palazzetto dei Nobili, ben riscaldata devo dire, meglio dell’ante sisma di questi tempi, dove provare ad abbaiare alla luna per vedere se cambia qualcosa o qualche portatore d’interesse, che di certo avrà ricevuto l’invito, se lo fili.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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