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PEZZOPANE: “NON SONO MAI SCESA A COMPROMESSI”
stampa pagina 21 novembre 2016
Nel panorama di varia umanità al femminile che vorrebbe affacciarsi sulla scena politica, è palpabile, alla vigilia delle amministrative, la difficoltà ad emergere in un mondo al maschile. Difficoltà che non può essere tolta di mezzo con i soliti compromessi. Abbiamo voluto ragionarne con la senatrice Stefania Pezzopane, tra le donne, non dirò le poche donne, capaci di farsi strada con le proprie capacità. “Mi sono sempre dovuta battere più degli altri, c’è un forte pregiudizio sulla donna, non ho mai fatto compromessi, mi sono posta degli obiettivi da raggiungere, ma non l’ho mai fatto sottoponendomi a modalità vecchio stampo”. Ci piace la Pezzopane, puoi anche non condividerla o avversarla, ma in quanto donna che fa politica non si tocca. “Confronto politico” con un mondo al maschile, sono le sue parole “mai rapporti personali con il leader”. Che invece pare essere una delle vie brevi di certe donne per arrivare subito. “La selezione politica è sempre più strana, non ci sono più i canali di una volta – spiega – e si semplifica con il rapporto personale, il modo peggiore di farsi spazio perché lo paghi e non ti sarà mai riconosciuto talento e professionalità”. Musica, per le orecchie delle tante donne che oltre a combattere in un mondo al maschile, devono anche battersi perché le tante scorciatoie che si sedimentano, non diventino un ulteriore ostacolo. La Pezzopane è stata assessore regionale, presidente della Provincia e poi senatrice “la mia storia politica comincia con le prime battaglie per far approvare la legge contro la violenza sessuale, c’era stato il massacro del Circeo, ne fui scioccata, volevo dare una mano. Poi un impegno più strutturato nel partito, lavoravo a tempo pieno fino agli incarichi istituzionali, in un confronto sempre serrato”. Erano gli anni dei Cicerone, dei Iovannitti e dei Giorgi “non era facile, sono stata criticata e bacchettata ma non sono mai scesa a patti, anche se il confronto era molto aspro”. Tra le donne toste in politica ricorda Elena Marinucci “io non avevo neanche una famiglia importante dietro, mia madre lavorava nella scuola, mio padre l’ho perso a vent’anni, ora è più semplice fare politica, ma dal porcellum in poi, le scelte dei partiti non sempre premiano il talento. La mia generazione faceva seminari formativi alle Frattocchie con Pietro Ingrao e Nilde Iotti, prima di parlare dovevi studiare e documentarti, oggi chiunque è legittimato ad insultare, i dibattiti sono scaduti, sui social si leggono degli spropositi. I partiti dovrebbero porsi il problema della selezione della classe dirigente”. Soprattutto maschile. Ci racconta che in Senato il suo vicino Sergio Zavoli, nota come la donna si abbigli in fogge ultrafemminili o con tacchi da capogiro “la donna che fa politica deve esprimersi anche con il corpo, se è carina perché dovrebbe censurarsi? L’importante è che ci sia la testa”. Quella che interessa meno alle donne che scelgono la via più breve per avere successo e carriera prima ancora dell’impegno politico, a qualsiasi costo e con ogni mezzo. “Ho fatto tante cose, spesso innovative – dice ancora la Pezzopane – poi è arrivato Simone e tutto questo viene azzerato per sminuire la mia attività e la mia forza, sia dentro il Pd che fuori, e mentre facevo delle battaglie li vedevo parlottare nei corridoi istituzionali. Trump e non solo lui, ha una donna più giovane a fianco ed è un fenomeno, io ho avuto un tormento durato per due anni e mezzo”. Ma non ha mollato è ora in giro per il Sì al referendum e lavora alla ricostruzione con la Finanziaria, non s’è mai arresa “per le donne è un cammino difficile – conclude – ma non si può usare l’essere donna, per avere successo per le vie brevi”. Speriamo possa essere un mantra per quante, ma anche quanti, vogliano fare politica cercando solo le grazie di un leader.
Ale.c.
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