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UN RAZIONALISMO ALLA CAGNANESE
stampa pagina 21 novembre 2016
Sono tornati in commissione territorio due Accordi di Programma per il recupero urbano di viale della Croce Rossa e per l’area di via XX Settembre, Parco della Memoria. Un nuovo voto per alcune modifiche che il Consiglio comunale ha dovuto fare proprie, per due pezzi di città che saranno riqualificati come fossero un vero e proprio spezzatino urbanistico. Al di là delle buone intenzioni, che pure avrebbero dovuto suggerire una riflessione più ampia e generale. Su via XX Settembre il vecchio palazzo del benzinaio diventerà la prosecuzione dei portici del Cinema Massimo, alcuni privati si sono inseriti, anche Palazzo Ciarletta sarà demolito e a girare, sulla carta, la nuova struttura super contemporanea degli uffici della Provincia in via Sant’Agostino, che si riconnetterà a propria volta anche col vecchio Palazzo del Governo, a piazza della Prefettura. Un fritto misto che non offre alcuna garanzia sulla qualità urbanistica del risultato, che non s’inserisce in un discorso organico di riqualificazione, perché poi aggancerebbe anche il Parco della Memoria, a piazzale Paoli, per altri progetti ancora da inventare, da parte dello studio di architetti che s’è aggiudicato il lavoro. Un pezzo alla volta, senza avere l’insieme. Siamo sotto un’amministrazione che non ha neanche provato ad eliminare il famoso dente che spezza Corso Federico II, all’altezza della nuova Prefettura, ma parliamo di riqualificazione, come abbiamo sempre fatto, e di ricostruzione, a compartimenti stagni. Senza idee e senza armonie. Stessa storia per viale della Croce Rossa, ci sono delle storiche attività abusive, che hanno sanato poco o niente in questi decenni di attività e che probabilmente avranno l’occasione del Piano di recupero, che vuol dire però, interesse generale, di mettersi a posto. Giusto il marmista, sarà delocalizzato al nucleo industriale di Pile, ma solo perché ha accettato di spostarsi. Gli altri forse arretreranno, qualcuno rinuncerà agli indici dell’oltre il 50% concesso dal Contratto di quartiere di qualche anno fa, ma le attività resteranno lì, forse arretrando, ma comunque mangiando, seppur in maniera modesta, ancora più terreno verso le mura urbiche e verso il Pomerio già eroso. Poi un parcheggio da 400 posti e una complanare a servire il commercio di quest’area, che pare non ricomprenda le attività temporanee del post sisma. Anche qui parlano di interventi strategici di riqualificazione, ma non ho mai letto uno studio che li sostenga davvero come tali e cosa li legherebbe, concretamente, alla città vera. Sono pezzi di prima periferia che forse riusciranno ad avere anche un bell’aspetto, cederanno su quel tot, a cui la politica deve cedere sempre in termini commerciali, in particolar modo prima delle elezioni, ma non garantiranno affatto il risultato di una città riqualificata nell’insieme, più bella e più vivibile. Angelo Mancini ha chiesto cosa accadrà ad esempio da Santa Barbara al Torrione, ma una risposta una, non l’ha avuta. Restano frammenti di uno spezzatino da ricomporre, speriamo di no, alla prossima catastrofe.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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