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QUANTO CONTA L’ARCHITETTURA URBANA DALLE NOSTRE PARTI…
stampa pagina 22 novembre 2016
Il com’era e dov’era alla lettera non migliorerà di un centimetro quadrato questa città. Chi sa che la politica non se ne renderà conto il 5 dicembre prossimo, all’indomani della tornata referendaria, quando non sarà più presa a convincere la gente a votare sì o no, determinanti per il futuro politico di chi se li sta giocando. Intanto però all’Aquila la storia va avanti. Ieri la seconda commissione ha dato il definitivo via libera agli Accordi di Programma per pezzi di riqualificazione urbana su viale della Croce Rossa e su via XX Settembre che comunque porterà con sé tre o quattro progettazioni differenti, e sicuro impattanti, come le nuove palazzine al posto del benzinaio di fronte al Grande Albergo, e poi il Parco della Memoria su piazzale Paoli, la nuova sede futuribile della Provincia su via Sant’Agostino quindi l’ex Palazzo del Governo. Quanti mani diverse a progettare una vasta area, che forse avrebbe dovuto essere ripensata in maniera organica? Spulciando sul sito dell’amministrazione provinciale non c’è una finestra che porti al progetto per la sede di via Sant’Agostino o per il Palazzo del Governo. Segno che l’architettura dalle nostre parti, conta meno di zero. Sull’ormai ex Palazzo del Governo resta solo la traccia della conferenza stampa più o meno monocorde del 28 luglio 2015, con il Provveditore Roberto Linetti, il proprietario della struttura e presidente della Provincia Antonio De Crescentiis e Piero Di Stefano, nelle cui mani soffre la strategia urbanistica di una possibile riqualificazione del capoluogo. In quella sede fu assicurata la riconsegna della struttura nel giugno del 2017 e 17milioni e mezzo di lavori affidati a due ditte romane, Sac e Italiana Costruzioni. Punto. Una struttura antisismica e in classe A per Linetti, che riavrà la sua Sala Olimpica, il teatro in legno del 1820 poi eliminato perché s’insediasse lì l’Archivio di Stato, che lì non tornerà: ma dove andrà? Com’era e dov’era la sala del Consiglio provinciale e al suo stesso posto il capolavoro del Patini, Bestie da soma. Per De Crescentiis la buona notizia sarebbe stata poi l’eliminazione del fitti passivi di 200mila euro l’anno. Tutto qua. D’altra parte il sito del Provveditorato, oltre la stringa della gara indetta e dell’elenco delle ditte partecipanti con il ribasso dell’aggiudicatario, non è andato. Restando per lo Stato un mero attuatore di appalti che nulla hanno da concedere alle architetture, per una vera ricostruzione post sisma. L’Ufficio speciale, dal canto suo, nato anche per garantire la riqualificazione del tessuto urbano, proprio non ci pensa. Il tutto sta passando per recupero urbano e rinascita, quando non osiamo immaginare nell’insieme delle diverse progettualità, dove nessuno dialoga col collega affidatario del suo specifico progetto, cosa ne uscirà. Ma per Di Stefano, e non solo per lui, se questo non è arabo poco ci manca.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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