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L’UOMO DI CAGNANO HA DETTO NO, LE NUOVE REGOLE DEL TESTINO
stampa pagina 23 novembre 2016
L’uomo di Cagnano, per gli amici Piero Di Stefano, ha detto no. No alla critica, no ai giornalisti seduti allo stesso tavolo dei consiglieri, no a chi incalza la dirigenza, no ai consiglieri che fanno comunella, no a chi lo prende per un perito agrario, no agli staffisti alla tavola dei consiglieri e no a chi non capisce l’opera di ricostruzione post sisma che sta portando avanti. Caput, a chi si oppone. Pare che voglia perfino dire no, al doppio incarico del suo braccio destro, anzi no sinistro, che non potrebbe lavorare con un ruolo fiduciario alla Pianificazione e decidere ad esempio del centro storico in assessorato, per poi garantire l’indipendenza di un parere alla presidenza del Consiglio territoriale di partecipazione, L’Aquila centro. Credo si riferisca alla sua più stretta collaboratrice, Fabiana Costanzi. Un passaggio che potrebbe forse rompere i confini di un’amministrazione un po’ paina, che se la canta e se la suona, e che vuole che balli quella stessa musica che suona, tipo sagra delle capesante alla cagnanese, altrimenti se non balli a tempo, caput, come sopra. E così Enrico Perilli, presidente della seconda commissione, stamattina all’apertura dei lavori, ha comunicato non senza imbarazzo le lamentele ricevute sui lavori della Territorio, per cui d’ora in poi ognuno al proprio posto. I giornalisti alle sedie loro riservate in fondo alla sala, il presidente al centro della tavolata, i consiglieri intorno alla tavola imbandita, l’uomo di Cagnano alla destra della presidenza e alle sue spalle il suo braccio sinistro. Pare stiano definendo un piccolo Testo Unico per i lavori dei commissari ed ospiti, detto Testino, che elenca per filo e per segno come agire nel corso delle sedute. Il top all’articolo 2 comma 34, il quale, ve lo diamo in assoluta anteprima, recita che i dirigenti, in particolar modo quelli ad incarico fiduciario della politica, non si toccano mai, nessun tipo di polemica, nessuna forma di critica, alle proposte illustrate si potrà rispondere solo con un cenno del capo se l’assenso è tiepido, e con più cenni ravvicinati e veloci se la proposta entusiasma, non serve aggiungere un commento, giusto due saltelli a sinistra se proprio convince, qualsiasi critica andrà valutata con assoluto silenzio e deferenza, altrimenti sanzioni pecuniarie e politico-amministrative. Qualsiasi forma di dissenso, si legge nel Testino, sarà punita fino a tre anni di collaborazione forzata con l’assessorato alla Ricostruzione, a stretto contatto col Di Stefano pensiero e del suo staff. E ai giornalisti dissidenti e ficcanaso fino a quattro anni di articoli, tre al giorno, uno solo nei festivi, obbliganti a declamare il bello della ricostruzione post sisma dell’ormai mito vivente uomo di Cagnano, Piero Di Stefano per gli amici.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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