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INCIUCI E FAVORI? BRUTTO SEGNO IN DEMOCRAZIA
stampa pagina 6 dicembre 2016
All’Aquila, nonostante la schiacciante vittoria dei No, 64.46%, al referendum costituzionale ed un’affluenza di oltre il 70% dei votanti, e nonostante la mobilitazione dei big della politica nazionale, regionale e locale per il Sì, si contano le voci di chi ammette o rimarca la sonora sconfitta. A cominciare dal primo cittadino Massimo Cialente che ci aveva messo anche la faccia. Aveva perfino invitato i cittadini a Palazzo Fibbioni, in tutto cinque presenti compreso il capo gabinetto Marchetti, per illustrare le ragioni del Sì, ma ancora non trova le parole per spiegare un fallimento epocale. E nessuno dall’altro lato, a parte salviniani e Fratelli d’Italia, di sicuro i civici, che si permetta di ricordarglielo. Brutto segno? Sicuramente sì per un confronto democratico sano, limpido, naturale, corretto ed onesto, che odora al contrario di inciucio sempre più immondo. Da un bel po’ di tempo peraltro, non si spiegherebbe altrimenti la debolezza di certa opposizione da Forza Italia ai centristi di ogni ceppo, ad una politica che manca di una visione della città che rinasce. I giovani che hanno fatto una pernacchia a Renzi travolgendolo con la loro valanga di No, gli avranno restituito con gli interessi quel bonus da 500 euro che l’ex rottamatore aveva destinato a 574mila diciottenni, da spendere in cultura. Sull’applicazione “18app”. 290 milioni di euro la spesa a carico dello Stato, più due voucher forse, ai più riconoscenti, ma le briciole, quelle che il sovrano usava gettare ai sudditi nei giorni di festa sono tornate al mittente, insieme a quelle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati al minimo e degli statali che per 80 euro lordi in più al mese in busta paga, avrebbero magari assicurato un Sì. Gli è andata male. Cialente nel suo piccolo, che tanto piccolo non è, visti i fondi aggiuntivi per la ripresa sociale piovuti nel post sisma, non ha ancora spiegato le ragioni per cui la sua stessa gente, quella che pensava di aver vicino grazie alla casa assegnata, un sussidio, un contributo d’autonoma sistemazione compensato, un incarico, una consulenza, un contrattino del post sisma e così via, anche quella gli ha rifatto faccia. Ieri avrebbe forse dovuto dire due parole alla città, in Consiglio, se n’è stato invece tramortito tutto il tempo senza assumersi una sola responsabilità, figurarsi le dimissioni. E non venissero a dire che la tornata fosse semplicemente un voto referendario, la bocciatura è stata politica perché la gente è stanca di questa presa per i fondelli.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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