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Primo piano

EQUITALIA PIGNORA FILIPPO DEL VECCHIO, CHI CONTROLLA IL CONTROLLORE ALLA D'ANNUNZIO?


stampa pagina 13 dicembre 2016

Filippo Del Vecchio

E' di qualche giorno fa la notizia della determinazione del CdA dell'Università G.d'Annunzio di Chieti-Pescara di evitare una eventuale soccombenza in giudizio nella causa intentale davanti al Giudice del Lavoro di Chieti dal proprio Direttore Generale. Ossia da quel Filippo del Vecchio che, assunto nel febbraio del 2012 in sostituzione di Marco Napoleone, ha aspettato 16 mesi per contestare il rinnovo contrattuale di durata biennale deliberato il 28 luglio 2015 dal precedente CdA. Nel quale sedevano, guarda caso, ben 5 consiglieri della fronda di opposizione alla gestione Di Ilio - Del Vecchio che avevano invano richiesto al Rettore Prof. Carmine Di Ilio non solo di sottoporre il Direttore a procedimento disciplinare ma anche di verificare che lo schema di contratto allora approvato corrispondesse a quello effettivamente sottoscritto dai due. Cosa che avrebbe dovuto avvenire con la rilettura e definitiva approvazione del contratto stesso nel corso di altra e diversa seduta consiliare.
Evaporate nel frattempo entrambe le richieste dei 5 consiglieri di opposizione, perchè il Rettore Di Ilio non ha nè avviato il procedimento disciplinare (motivando la cosa con la mancanza di dolo del suo Direttore Generale), nè risottoposto ad approvazione definitiva il contratto da lui sottoscritto con Filippo del Vecchio (sostenendo che era pienamente corrispondente allo schema approvato il 28 luglio 2015), ad ottobre 2016 si è insediato nella G.d'Annunzio il nuovo Consiglio di Amministrazione la cui composizione ha sollevato le ire, anch'esse evaporate nel nulla, di politici e notabili chietini per la assoluta mancanza di esponenti cittadini nell'organo di governo dell'Ateneo cui proprio la città di Chieti ha dato la luce.
Con accurato tempismo il Direttore Del Vecchio ha quindi atteso la seconda seduta del nuovo organo gestionale e sicuro del fatto suo, anche per l'assenza di chi avrebbe meglio potuto obiettare alle proprie tesi in quanto più addentro alle vicende, ha inserito all'ordine del giorno della seduta del 29 novembre 2016 la pratica della proroga del proprio contratto al 31.10.2018 per riportarne la durata ai tre anni da lui sempre reclamati.
Ma il dato singolare di questa guerra lampo è che il Consiglio di Amministrazione è stato messo di fronte alla decisione di approvare la proroga in questione a fronte di un ricorso presentato solo 11 giorni prima, ossia il 18 novembre 2016.
Nessuna azione a tutela dei propri presunti diritti per un anno e mezzo ed improvvisamente, in meno di un mese dall'insediamento di un collegio ritenuto non ostile, o non ancora tale, il Direttore decide di muovere causa all'Amministrazione che lo tiene a stipendio.
Ed a proposito di quest'ultimo, ossia del compenso di 131.000,00 euro segnato a contratto, scoppia altra bagarre in quella che viene considerata l'Università più litigiosa e controversa fra le quasi 100, statali e non, attive sul suolo patrio.
E' fatto pure di cronaca che nella seduta di Senato Accedemico del 6 dicembre 2016, uno dei componenti eletto in rappresentanza del personale tecnico amministrativo, ossia il dipendente e sindacalista Goffredo De Carolis, ha sollevato il problema proprio dell'ammontare del compenso di Del Vecchio che, leggi alla mano, dovrebbe invece essere di poco più di 124.000,00.
Dal momento che le motivazioni addotte dal senatore sembrano effettivamente suffragate dai documenti ministeriali citati nella propria dichiarazione di voto (contraria all'approvazione del Bilancio di Previsione 2017), c'è da chiedersi come sia possibile che Filippo Del Vecchio, già Direttore anche dell’Università degli Studi di L’Aquila e da qualche anno autoproclamatosi paladino della moralità e del rigoroso rispetto delle leggi in quel della d'Annunzio, sia potuto incappare in una svista di tale portata. Non che le cifre siano così importanti quali quelle del suo predecessore Napoleone, ma per un novello Catone il Censore quale l'attuale del Vecchio, anche un centesimo in più di quanto spettantegli avrebbe dovuto sollevare il proprio risentito sdegno e deciso rifiuto.
Soprattutto considerato il ruolo di Responsabile della Trasparenza e Anticorruzione che il Rettore Di Ilio gli ha conferito nel 2013 e che continua a rivestire nonostante svariate querele e i due rinvii a giudizio, di cui uno coatto ordinato dal GIP Dott.ssa Redaelli del Tribunale di Chieti nell'aprile 2016 (per le querele sporte da oltre 50 dipendenti ritenutisi diffamati dalla pubblicazione di quella che nell'ambiente della d'Annunzio viene definita la "Lista di Proscrizione di Filippo") e l'altro ancora in corso, benchè sul viale del tramonto della prescrizione, in merito ai famosi affitti gonfiati dell'ex Optimes del post terremoto aquilano.
Torna quindi prepotente la domanda di come il Direttore del Vecchio, così attento ai denari a suo dire finiti impropriamente nelle tasche dei proscritti, sia stato disattento a quelli in più finiti nelle proprie, ed anche di come sia la vecchia che la nuova Governance della G.d'Annunzio non sia stata sfiorata, allora come oggi, dal dubbio della inopportunità che il suo massimo Dirigente e collettore di incarichi e cariche, continuasse a rivestire un ruolo tanto delicato come quello del quale si parla.
Ma non sembra finita qui. Perchè alla debacle dello stipendio superiore ai limiti di legge, sembra che il Direttore De Vecchio abbia aggiunto anche quella di tributi e multe non pagate e quindi di debiti non onorati nei confronti dell'Erario. Ed in definitiva pari a quel danno da lui usato come spauracchio nei confronti del Consiglio di Amministrazione della G.d'Annunzio che si è affrettato a prorogargli il contratto di 10 mesi proprio per evitare che in caso di soccombenza nella causa attivata dal suo Direttore davanti al Giudice del Lavoro di Chieti, potesse essere a sua volta imputato di responsabilità erariale.
Da recente notizia trapelata dagli ambienti universitari aquilani, presso gli uffici di ragioneria della Univaq giace infatti un pignoramento presso terzi di oltre 19.000,00 euro promosso da Equitalia nei confronti dell'ex Direttore Del Vecchio (vedi foto a fianco).
Ed anche qui (come per la permanenza nella carica di Responsabile della Trasparenza ed Anticorruzione della G.d'Annunzio) la stranezza risiede nel fatto che la Agenzia Equitalia di Pescara, così precisa e solerte nella notifica di cartelle di importi decisamente inferiori ai comuni mortali, sia incorsa "nell'errore" di notificare all'Università dell'Aquila un pignoramento presso terzi che non potrà che sortire, come sortirà, il risultato di un cosiddetto buco nell'acqua.
E' possibile però, che a fronte del clamore provocato da titoli quali "UdA - In Senato Accademico volano gli stracci" o " UdA, in Senato scoppia il caso dello stipendio del DG" o "Resta fino al 2018, guadagnerà 131mila euro", Equitalia riesca a ricordare che il Direttore Del Vecchio è dipendente della G.d'Annunzio di Chieti-Pescara (per l'appunto Pescara) da ormai da 4 anni, a correggere il tiro prima della sua chiusura programmata per il 1°luglio 2017 e a notificare alla d'Annunzio, che invece paga a Del Vecchio uno stipendio più che sufficiente al pagamento del suo debito verso lo Stato, il pignoramento"erroneamente" intimato all'Aquila ( o i pignoramenti, perchè in realtà sarebbero diversi e per un importo di circa 45 mila euro dovuti pur'essi dovuti per tributi e multe non pagate).
Resta adesso da vedere come il Rettore Di Ilio, Il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione dell'Università G.d'Annunzio "regoleranno i conti" con un Direttore che fa causa al proprio Ente pur di essere mantenuto in sella per altri 10 mesi, che ha lasciato che gli si pagasse uno stipendio superiore al dovuto per quasi 5 anni e che per di più risulta debitore pignorato di tributi verso l'Erario. Ossia di quelle cosiddette tasse che tutti noi siamo tenuti a pagare per garantire anche a lui, come Dirigente pubblico, quello stipendio che sembra non essere stato in grado di controllare ma del cui surplus ha finora tranquillamente beneficiato.

 

Peppe Vespa




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