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LA GUARDIA DI FINANZA CHIUDE IL SITO DELL’ACCORD PHOENIX: E ADESSO?
stampa pagina 21 dicembre 2016
La Guardia di Finanza ha posto i sigilli allo stabilimento dell’Accord Phoenix, l’azienda che dovrebbe smaltire e riciclare rifiuti e scarti elettronici ed insediata sul territorio con sostegni finanziari pubblici, parliamo di 10milioni e 700mila euro milioni, a fronte di una compagine societaria tutta da interpretare e potenzialità industriali poco concrete. Il fatto è che i sigilli non sono arrivati per queste oscure ragioni o a seguito del fatto che un partecipata di Stato, Invitalia, abbia concesso credibilità totale ad un’impresa con un capitale iniziale di poche migliaia di euro, schizzato poi a 7milioni senza chiarire la provenienza. Ancora oggi non assume per la linea produttiva se non nove unità e consulenze, ma non c’è un appiglio uno, almeno non ancora, per revocare i fondi o contestarne la gestione. La chiusura serve probabilmente a prendere tempo sperando che Roma torni sui propri passi e blocchi le ulteriori risorse destinate ad un’azienda, che ancora non dimostra di far lavorare davvero il territorio terremotato. A seguito di rilievi aerei da parte della Guardia di Finanza, gli inquirenti hanno appurato che i rifiuti, probabilmente tutti scarti elettronici, sono abbandonati all’esterno senza le cautele che la legge obbliga. Dall’impermeabilizzazione del capannone alle autorizzazioni necessarie che la Regione Abruzzo ancora non concede. Dunque c’è da credere che a breve il sito riaprirà. Avremmo voluto raccontare della leggerezza con cui sono stati concessi fiumi di finanziamenti pubblici ad un’operazione che Cialente caldeggiò da subito, ma conclusa poi con i sigilli della Finanza ed invece no, perché niente del genere s’è ancora verificato. L’Aquila continua ad essere una città strana, dove tutto accade ma niente si muove, fin dall’affidamento diretto della gestione delle macerie all’indomani del sisma, quando nulla capitò ai responsabili, Cialente e l’allora assessore Moroni, per quell’atto da misure cautelari immediate che fu prontamente ritirato in Giunta, e nulla accade sull’altro enorme buco nero di questo post sisma che è l’Aeroporto di Preturo, per cui i 600mila euro di start up di fondi pubblici girati alla XPress srl che ancora non apre lo scalo, ancora non determinano la decadenza della convenzione mentre finora solo la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo a proposito. C’è poi il filone dei rifiuti speciali interrati in quel sedime e il processo si farà, ma nulla di più. Nulla da parte di uno Stato che ha avallato il finanziamento di milioni di euro pubblici, torniamo ad Accord Phoenix, senza neanche voler sapere, avere il sano interesse di capire cosa accadde lì dentro e le ragioni per cui a parte le consulenze date, ancora non attivano una vera produzione, con 129 addetti in due anni.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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