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LA CITTA’ E’ AVVELENATA, BUONI E MIGLIORI ANNI PER TUTTI


stampa pagina 30 dicembre 2016

2009/2016: Prima e dopo la....cura

A rileggere il pezzo del 30 dicembre 2009, su un terremoto del 2309 dove alla presidenza del Consiglio avremmo avuto ancora Berlusconi, speravamo con ironia pungente di potercela fare. E ce la faremo, ma la città non ride più. Rinasce ma è incattivita, rivive in parte in un centro che risorge, ma è avvelenata, quella comunità che sapevamo sarebbe stata polverizzata dai 19 nuovi quartieri dormitorio del Progetto case resiste, e accetta come fosse un miracolo anche la riapertura di un bar nel centro storico dell’Aquila. Dove rispetto al nulla di qualche anno fa molto è tornato a vivere, ma troppo poco per gioirne dopo otto anni. Le frazioni sono ancora distrutte, tra le chiese più importanti solo San Bernardino è stata riaperta, la cattedrale di San Massimo è ancora scoperchiata. Palazzo Margherita, il simbolo, non è stata la priorità mentre i fondi per la ricostruzione pubblica, disponibili in buona parte dal 2010, sono rimasti inutilizzati nell’indifferenza del Sindaco Cialente e dei colleghi soggetti decisori pubblici. Neanche il Gran Sasso ha unito. Non c’è una politica occupazionale seria. E’ fallita l’idea di un Aeroporto commerciale a Preturo e di un’azienda che riscattasse l’ex polo elettronico, perché pure su Accord Phoenix c’è un’inchiesta. Dieci anni fa Cialente promise di razionalizzare le partecipate e di scardinare la macchina scalzando i poteri di certa dirigenza. Nel primo caso ha solo girato alle società contributi finanziari straordinari e nel secondo certe gestioni sono ancora più forti del 2007, lontane dalla esigenze della città e vicinissime a quelle della politica. Il Progetto case sarà un Titanic di debito pubblico milionario, di cui non vogliono neanche più parlare. Morosità e manutenzioni che non si fanno sono ormai ordinaria amministrazione, mentre i nuovi bandi non guardano alla sostenibilità finanziaria del patrimonio. Arriverà tardi, il bando per riportare il commercio in centro, chi sta lavorando nei centri commerciali ha poca voglia di rischiare il proprio guadagno dopo otto anni, per avventurarsi in un luogo senza uffici, senza banche e senza scuole, senza quel passeggio vitale al commercio. Auguriamo comunque a chi ha scelto di tornarci ogni bene, ma il sogno che L’Aquila rinascerà senza politiche serie, che già da anni avrebbero dovuto facilitare il rientro, non può bastare più. Le periferie sono più colorate ma non sono più vivibili, il centro non è stato riqualificato, chi ricostruisce pensa solo a come poter aumentare le cubature consentite. Continua a mancare la mano pubblica e quello che avrebbe dovuto essere il diritto a ricostruirsi la propria casa con un indennizzo è diventato il privilegio, la fortuna e rendita di pochi. Nelle cui mani è accentrata la ricchezza del post sisma. Parliamo di un intero sistema che s’è spartito il petto e la coscia della nostra città e che Spinella, in quella sua vignetta del 2009, ci rappresentò con potente lucidità e lungimiranza. Sui nuovi poveri che crescono l’amministrazione s’appiattisce solo sull’assistenza, utile al tornaconto elettorale. Porta Barete affonda nel contenzioso facilitato dalla Giunta Cialente che non ha saputo vedere in quel progetto, la rinascita da inserire nel Piano di ricostruzione. E infatti non c’è. Questa è oggi la nostra città, senza alcuna identità tecnologica ed innovativa ed è l’eredità che lascerà Massimo Cialente, incapace di una Giunta qualificata, di aprire alle intelligenze e professionalità del mondo, di ascoltare le proiezioni e gli studi, come quelli Ocse, e di chiunque altro fosse stato qualificato e avrebbe potuto saperne più di noi per guardare avanti. Non lo hanno permesso. Guardiamoci intorno e cerchiamo, se ci riusciamo, il frutto dei 5miliardi di euro spesi finora sul nostro amatissimo capoluogo, sperando che il prossimo Sindaco possa recuperare una comunità isolata da se stessa e dal mondo intero e da lì ripartire per un nuovo viaggio con più ottimismo, un nuovo respiro e grandi confronti professionali che ci tirino fuori dalla sacca in cui siamo stati relegati. Lo auguriamo a tutti i nostri concittadini. Buoni e migliori anni a venire a tutti.




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