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ELEZIONI E COALIZIONI: NO, ALLA CONTINUITA’


stampa pagina 16 gennaio 2017

Stefano Albano

In questa pre campagna elettorale dai toni acidi, non vediamo ancora la città. Le idee per il futuro. Chi ambisce a prendere il posto di Cialente deve cominciare a dire se Cialente ha fatto bene o ha fatto male, chi lavora nel centro sinistra ma anche nel blocco a sinistra che dovrebbe nascere, deve dire quale continuità garantirebbe. Ci piace Di Stefano alla ricostruzione? Lo vogliamo sapere subito, ora, e non ad accordi fatti, quando messo qualche puntino sulle i si andrà dritti avanti tutta, verso un nuovo decennio identico a quello trascorso. Il centro destra sarebbe dovuto arrivare a pochi mesi dal voto algido, unito, con un buon programma, granitico nello smontare il cialentismo di un decennio che lascerà la città avvelenata, a spezzatino e senza una sola idea che guardi al futuro con un sorriso. E’ invece frammentato, diviso, incapace di portare un buon nome spendibile per tutti che raccolga consensi anche tra gli scontenti di Massimo Cialente, che oltre un moderatismo di maniera, senza però avere né un’anima di centro né un cuore a sinistra, non è andato. C’è da non dormirci la notte a pensare ciò che aspetterà il nuovo sindaco nei prossimi mesi, e invece si scannano per chi dovrà essere. Non deve essere più il far di conto sulle case, ci vogliono idee buone e senso della realtà ma non si vede nulla. Idee da portare con chiarezza e compattezza in un contesto sociale arretrato, che avrebbe bisogno di quello scatto culturale che giusto una nuova politica potrebbe trascinarsi dietro, isolando le spinte ignoranti da orticello di casa propria, dopodiché una città capoluogo può anche morire. La scelta di Pietrucci, se così sarà, lui non conferma, mostrerebbe un partito fortemente debole, che non avrebbe altri da spendere e quindi rinuncerebbe alla buona postazione in Regione perché non saprebbe dove pescare. Diverse strategie servirebbero solo a garantire le rendite di questi anni e la vecchia guardia, i programmi verranno comunque alla fine. La nuova aggregazione di sinistra che invoca oggi una certa indipendenza, sempre nel blocco dem andrebbe a confluire con gli stessi attriti del decennio che passa, senza essere né carne e né pesce e senza riuscire a lasciare un segno. Confuso e poco incisivo è l’orizzonte dei civici, in un lustro la passione che li ha sostenuti nella comunità andrà trovata col lumicino e con lo stesso tepore, che non è passione, potrebbero aggregarsi quanti non sanno dove andare. Rischiando però di fare la stessa opposizione molle di questi anni. Qualcosa di più incisivo avremmo voluto vedere nel M5S, già spaccato ancor prima di poter esser protagonista, ciò che resta è il partito più forte, il Pd, a dettare le regole, ben vengano di nuove ma temiamo la continuità, ed è su questo snodo, più che sulle candidature, che sono arrivati ai ferri corti nelle ultime riunioni. Sulla continuità, sul rimettere insieme un’armata Brancaleone di coalizione magari con la stessa squadra di governo, meno che modesta e del tutto inadeguata al delicato momento storico, con i vecchi volponi pronti a rientrare per fare meno di prima.


Alessandra Cococcetta




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