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IL GENERALE DELLA GDF TOSCHI RIFIUTA IL PREMIO DAL RETTORE DI ILIO, INDAGATO PER TRUFFA E ABUSO. CHIESTA L’INTERDIZIONE. OGGI “I DUE” SONO STATI ASCOLTATI DAL GIP
stampa pagina 27 gennaio 2017
Questa mattina il (per niente magnifico) rettore dell’ateneo D’Annunzio Carmine Di Ilio e il “suo” Direttore Generale della stessa Università Filippo Del Vecchio, sono stati ascoltati dal gip Antonella Radaelli circa la richiesta del pm Giancarlo Ciani, che ha chiesto per i due imputati (eccellenti?), la misura cautelare dell’interdizione dagli incarichi. Le accuse sono gravissime e vanno dal falso ideologico all’abuso, passando per la violenza privata. Pur essendoci prove schiaccianti, i due si difendono e non hanno nessuna intenzione di dimettersi dagli incarichi. Gli avvocati della difesa Stefano Rossi e Augusto La Morgia hanno chiesto ed ottenuto una piccola proroga, giusto il tempo di presentare, lunedì prossimo, una memoria difensiva; il 6 febbraio comunque, dovrebbe esserci la decisione. Scrivevamo ieri sull’opportunità o meno, da parte del Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Foschi, di accettare l’onorificenza dell’Ordine della Minerva, conferitagli dal rettore dell’Università D’Annunzio di Chieti, Di Ilio, nei confronti del quale proprio la GdF sta svolgendo indagini. Alla fine il generale ha rifiutato il premio “per evidenti motivi di opportunità”. È appena il caso di riportare che il rettore e direttore generale sono indagati per truffa e abuso in un’inchiesta della GdF. Ma analizziamo la successione dei fatti. In un primo tempo, il generale aveva deciso di accettare il premio, tant’è vero che fino al tardo pomeriggio di mercoledì, un picchetto della GdF era nel salone dell’Aula Magna dell’Ateneo per le prove generali della manifestazione. Alle ore 19.30 circa, L’Editoriale pubblicava il suo intervento critico che rimbalzava sistematicamente su Facebook. In serata il generale Toschi ha avvertito l’Ateneo che non avrebbe partecipato alla cerimonia. Ma non finisce qui. Perché alcuni giornali in edicola, Il Centro e Il Fatto Quotidiano hanno pubblicato interventi di fuoco sulla vicenda. Come diceva mio nonno “sul cotto…l’acqua bollente”. Ma non è ancora finita. Perché è di ieri un pesantissimo documento sindacale firmato da: FLC CGIL, CISL Università, CSA CISAL Università e RSU (a maggioranza) con il quale si vuol dire “basta alla macelleria sociale prodotta da un sistema gestionale che sta trasformando questa Università in un teatro di guerra tra bande, dove nessuno si fida più di nessuno, dove regna la discordia e dove le spiate all’ordine del giorno sono diventate la moneta di scambio per ottenere un particolare occhio di favore o l’acquisto di un lasciapassare! Questo modo di gestire il personale ha portato ad una guerra civile di portata distruttiva per tutti, compresi i docenti, alcuni dei quali epurati perché pure loro oppositori scomodi e quindi dichiarati incompatibili o incandidabili alle cariche, ed altri invece graziati da omissioni che hanno fatto dimenticare l’effettiva lesione, da parte loro, dell’immagine di una Università che non riesce più a fare notizia se non per i fatti di cronaca (giudiziaria?) che li riguardano. Nella D’Annunzio sono saltati tutti i meccanismi democratici di gestione del potere”. Staremo a vedere gli sviluppi.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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