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SENZA FONDI, IL PROGETTO INGV ALL’AQUILA LO HANNO LASCIATO MORIRE
stampa pagina 3 febbraio 2017
Sulla sede dell’Ingv all’Aquila ci ha scritto il signor Giovanni Bucci, dicendo che l’Istituto non è fuggito ma si è trasferito in un’altra sede “forse semplicemente non hanno ancora un’insegna, ma questo forse è un problema secondario quando si cambia sede” ha sottolineato alla fine. Lo ringraziamo per la segnalazione e ci torniamo per fare il punto. L’Ingv inaugurò la sede all’Aquila nel 2013, era un progetto ambizioso, otto milioni di euro di finanziamento dal Miur per 3 anni, 25 ricercatori per iniziare e l’obiettivo di crescere a livello nazionale ed internazionale. Si chiamava “Progetto Abruzzo - Indagini ad alta risoluzione per la stima della pericolosità e del rischio sismico nelle aree colpite dal terremoto del 6 aprile 2009”, un progetto che hanno lasciato morire perché non ha avuto più finanziamenti, i ricercatori sono praticamente all’osso e la sede risicata che resta, di certo non potrà essere quel centro d’eccellenza a cui la città ambiva. Lo scorso novembre la Regione Abruzzo ha approvato all’unanimità un progetto di legge per un sostegno alle ricerche della sede aquilana, ma le necessità finanziarie sono enormi e le risorse dovrebbero essere intercettate con l’Ue ed Accordi di Programma che Massimo Cialente, in primis, non ha mai promosso, mentre l’Ingv nel capoluogo è ormai una piccola entità destinata a spegnersi. Nelle parole della politica L’Aquila dovrebbe essere l’eccellenza per la ricerca anche sui terremoti e invece a quel Progetto, non hanno più dato gambe per camminare. Doveva “svolgere indagini per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio abruzzese, attraverso lo studio della struttura crostale di ciascun territorio, della propagazione del moto sismico, elaborando scenari di scuotimento per ciascun insediamento urbano, indicando infine gli interventi da porre in essere per garantire la sicurezza degli edifici e soprattutto degli abitanti”, dichiarò l’allora presidente Ingv Stefano Gresta all’inaugurazione “è da un anno che il progetto è stato attivato insieme al reclutamento dei giovani, si sta sviluppando un piano di ricerca che riguarda le indagini geologiche sulle faglie, le sorgenti che generano terremoti in Abruzzo, e come gli effetti locali sul terreno amplificano la percezione del sisma”. Quel Progetto fu frutto di un Accordo di Programma tra Miur e Regione Abruzzo, approvato e finanziato nel 2011, ed avviato nel 2012 per una sperimentazione pilota della durata di 3 anni. Con i 25 ricercatori, 10 già occupati e 15 neo assunti, si volevano “creare le basi per un laboratorio permanente ed un centro di eccellenza internazionale. Un’iniziativa di alto valore scientifico a breve e medio termine, che rafforza le prospettive aquilane e regionali – dichiarò il governatore Chiodi – con il Gran Sasso Science Institute. Si tratta di investimenti a medio e lungo termine sulla ricerca e la conoscenza che assicurano risultati di eccellenza alla comunità”. Alla luce di ciò, Cialente, quando “parla” di rete di rilevazione sismica, oggi, che abbiamo tutti paura, spieghi di che parla e giustifichi l’indifferenza di questi anni verso un centro che poteva essere una vera eccellenza, vicina al territorio con la ricerca scientifica, soprattutto nei momenti di panico.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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