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Provincia

SANTA CROCE: COLELLA, “SIAMO IN REGOLA CON GLI STIPENDI"


stampa pagina 8 febbraio 2017

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“Siamo in regola con gli stipendi. Abbiamo pagato il mese di dicembre, nei prossimi giorni pagheremo il mese di gennaio. Quello che spettava a noi, lo abbiamo corrisposto. In tal senso, come prova possiamo esibire la regolarità dei nostri Durc”.

Così il patron della Santa Croce, Camillo Colella, risponde alla rivendicazione di 5 mesi di stipendio da parte di una rappresentanza dei 75 dipendenti dello stabilimento di Canistro (L’Aquila).

La Santa Croce, che ha un duro contenzioso in atto con la Regione, ha inviato una cinquantina di lettere di licenziamento, le restanti partiranno entro il mese di febbraio: questo per essere stati costretti a bloccare l’attività di imbottigliamento “a causa della negazione di proroghe da parte dell’ente regionale che, anzi, ha posto i sigilli e deciso di ritirare la concessione per irregolarità nel Durc”.

Rilievi rigettati nelle sedi giudiziarie dall’azienda che, nel frattempo, ha dovuto sottostare alla volontà della Regione. Proprio per la chiusura netta, la società ha trasferito momentaneamente la produzione in Molise.

“Forse le spettanze di cui parlano i lavoratori sono riferite alla cassa integrazione a zero ore fino a 13 settimane che abbiamo chiesto in ottobre - continua l’imprenditore molisano - Ma sulla Cig è facoltà dell’azienda anticipare l’assegno e noi abbiamo scelto di non farlo. Questo in considerazione del trattamento che ci hanno riservato e che continuano a riservarci il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, i sindacati, le Rsu, la dirigente Iris Flacco e il sottosegretario Mario Mazzocca”.

Secondo Colella, “tutti insieme hanno agito per negarci le proroghe che, invece, hanno concesso ad altri, per farci apporre i sigilli, farci sequestrare le valvole e milioni di litri di acqua all’interno dello stabilimento, per causare proteste che hanno bloccato e che bloccano l’attività, al fine di toglierci la concessione, farci chiudere e far prevalere i nostri competitor”.

“In realtà erano tutte chimere, mi dispiace che i lavoratori ora piangano per aver terminato i soldi: si sapeva che sarebbe finita così, sono stati usati da sindacati e politici per farci andare via - continua ancora - tanto è vero che volevano mettere a bando stabilimento e marchio che sono, invece, di mia proprietà. Confido nella giustizia affinché vengano riconosciute le ingiustizie subite e che chi ha sbagliato paghi”.

Colella ricorda di aver proposto di far uscire fino a 35 lavoratori con un incentivo di 25 mila euro per confermare 40 dipendenti.

“Lo abbiamo proposto in tavoli ufficiali alla presenza delle parti e dei miei avvocati, ma ci hanno risposto che se non avessimo fatto lavorare tutti non ci avrebbero concesso la proroga, così saremmo falliti e Colella sarebbe andato via - rincara l’imprenditore - Ma noi siamo lì e non andremo via anche se dovessimo perdere la gara, naturalmente mantenendo gli impegni con clienti e fornitori”.

Sui licenziamenti, il patron spiega che “non avevamo scelta, la Regione ci ha impedito di continuare a lavorare, come invece avviene in tutta Italia almeno fino al reperimento del nuovo concessionario; infatti - rimarca - nella causale c’è scritto ‘licenziamenti collettivi per cessazione dell’attività di imbottigliamento per scadenza della concessione’, da noi aggiudicata ma impugnata al Tar proprio dal Comune di Canistro”.

“Consiglio di andare a mangiare a casa del sindaco Di Paolo e dell’assessore comunale Buffone che tanto si sono impegnato per mandarci via - sostiene Colella - Spero, però, che al di là di tutto aprano gli occhi e capiscano chi li ha messi nei guai”.

In riferimento all’incontro richiesto dai lavoratori con l’azienda, Colella spiega che gli avvocati sono a disposizione per parlare con i legali degli operai e dei sindacati.

La Regione ha lanciato un bando che è conteso da quattro aziende: sull’affidamento della concessione per il pronunciamento del Tar, che ha fissato un’udienza l’8 febbraio prossimo, a cui si è rivolta la Santa Croce.




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