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RIPRESA ECONOMICA PENSATA SU MARTE E LO STATO SUCCHIA MILIONI
stampa pagina 8 febbraio 2017
L’altro giorno, anche L’Aquila aspettava delle risposte dal Consiglio regionale straordinario a Pescara sulla crisi economica del cratere. Non hanno però parlato del capoluogo bensì dei nuovi crateri, segno che c’è qualche corto circuito perché nel frattempo l’economia della città non riparte, c’è quel famoso 4% delle risorse per la ricostruzione da destinare alla ripresa post sisma, assegnato per un prima quota dal Cipe, ma l’ossigeno vero non arriva. Cos’è che non sta funzionando? 36milioni di euro per il 2016, circa 75milioni di euro per il triennio 2016/2018 su una serie di assi economici, che la gente e gli esercenti non sentono come sostegno vero, mentre i soldi arriveranno solo ad istruttoria conclusa con iter lunghi e arzigogolati, che alla luce degli ultimi accadimenti di cronaca, che tanto hanno nuociuto sulla domanda turistica, sembrano pensati su Marte da qualche extraterrestre. Venti milioni di euro per i centri storici, 5milioni nel 2016, ma i bandi per gli sgravi ancora non partono; 15milioni per il rafforzamento del sistema industriale, 4.5milioni per il 2016; 10milioni per l’attrattività turistica nel cratere; 13milioni e 200mila euro per le potenzialità culturali del cratere, 3milioni per l’anno passato, ma continua a mancare la rete con il capoluogo e non ha provato ancora nessuno a crearla; 150mila euro per la Scuola internazionale che dovrebbe attrarre ricercatori e coinvolgere gli studenti aquilani; 10milioni di euro per un progetto dell’Infn; un milione e 800mila euro per l’anello ottico che faccia comunicare la Pubblica amministrazione, gestito dall’Università dell’Aquila, ed infine 4milioni e 400mila euro, 1.5milioni per il 2016, per “azioni di sistema”, che gestirà la Presidenza del Consiglio dei ministri con la Struttura di Missione. E’ questo uno dei buchi neri che convince ancora meno, perché sono un sacco di soldi “spesi” per “attività trasversali di supporto alle amministrazioni responsabili degli interventi per l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione degli interventi”. Tutti questi soldi andranno alla mangiatoia dello Stato sulla pelle dei terremotati che ancora non “vedono”, uno spiraglio uno, che sia davvero concreto per la ripresa economica vera. Lo Stato non può succhiare ed incassare milioni di euro, fino al 2020, solo per istruttorie e “monitoraggi” da inventare, quando un territorio sta morendo e la politica nostrana neanche si meraviglia più di tanto.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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