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STRISCE BLU, TORNANO LE REGOLE NELL’ANARCHIA PIU’ TOTALE
stampa pagina 13 febbraio 2017
Non so quanto l’amministrazione attiva si renda conto della città reale che viviamo. Non tanto nella ricostruzione e nei disagi fisiologici che genera, siamo d’accordo nell’aver scelto di riabitarla subito con i cantieri attivi, ma proprio per questo l’attenzione al quotidiano per chi è tornato a viverci, per chi coraggiosamente ha scelto di riaprire un’attività, un bar, per chi ci lavora, per chi vorrebbe sapere quale strada deve fare una mattina se poi il giorno dopo è diversa, dovrebbe essere totale e invece non lo è. Non lo è affatto. Sarà anche per questo che le strisce blu a ridosso delle mura urbiche e perfino su viale Corrado IV danno un senso unico: il fare cassa di una politica incapace di dare altri segnali di rinascita e di sostegno alla ripresa. Tanto economica quanto sociale. E tornano, quelle strisce, nel momento in cui con le scosse che continuano, quel poco di centro storico che era tornato a vivere è di nuovo deserto. Le strisce blu sono quelle regole utili ad una città che è tornata alla vita non ad una città che fatica a ritrovarne una minima. Sanno di imposizione, con tutto il rispetto per i lavoratori che ci campano, senza avere altro in cambio che sia un parcheggio gratuito, un’illuminazione sufficiente, un centro storico pedonalizzato e garantito nella sicurezza degli spazi transitabili soprattutto ai pedoni, un marciapiede decente. Ci sono parecchi residenti che non hanno luce e non sanno dove mettono i piedi quando rincasano, altri che continuano a trovarsi in gabbia ogni mattina, ricordiamo il caso di via Pavesi dietro il qualche c’è anche un esposto alla Procura per cui non si sa mai se il giorno dopo l’accesso su Piazza Chiarino sarà aperto oppure chiuso dal cantiere a fianco, che cantiere non è più. Se la città sa quali sono i tratti interessati dai sottoservizi, quindi non percorribili, non sa mai quali percorsi alternativi può fare, cosa troverà chiuso, quale demolizione si farà, dove può passare senza problemi per la propria incolumità. Il nulla, l’anarchia più totale per cui non sappiamo cosa aspettarci domani, oggi torniamo in centro con gli uffici, forse, e invece no, domani dopo anni di attesa torna la corsa contro il tempo per la sede unica all’Autoparco comunale, senza alcun rispetto per chi verrà dopo, che potrebbe vederla diversamente e scegliere il centro, visto che quei soldi, oltre 35milioni di euro, sono in cassa dal 2012. L’idea di città in cui speravamo tutti otto anni fa è diventato l’incubo del non sapere cosa accadrà tra un’ora, oggi le bike per il centro storico, domani auto e camioncini che sfrecciano da ogni accesso possibile senza avere alcuna autorizzazione a qualsiasi ora del giorno e della notte. Manca perfino quel piano della mobilità temporaneo che aveva consigliato qualche consulente, ben pagato, ma non è stato ascoltato, che avrebbe dovuto dare quel minimo di stabilità ed un senso di futuro. Ovvio quindi che le strisce blu, cioè le giuste regole da reintrodurre ad otto anni dal 6 aprile 2009, sembrino solo un’inquietante presa per i fondelli subita la quale, da domani andrà peggio invece che meglio.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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