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Cronaca

DISCARICA DI BUSSI, 10 CONDANNE E PROVVISIONALI MILIONARIE


stampa pagina 17 febbraio 2017

Bussi sul Tirino, la discarica Bussi sul Tirino, la discarica

La Corte d’Appello dell’Aquila ha sancito che il sito industriale e le discariche dei rifiuti tossici della Montedison, rinvenute dalla Forestale nel marzo del 2007 a Bussi sul Tirino, hanno avvelenato le acque di falda, i comportamenti aggravati secondo i giudici impediscono la prescrizione del reato. Una parziale riforma della sentenza di primo grado, per il presidente della Corte Luigi Catelli, che al contrario risulta stravolta. Avvelenamento delle falde, anche se il reato è prescritto, e condanna dei dieci imputati per disastro colposo con provvisionali milionarie.
Il 19 dicembre 2014, la Corte d’Assise di Chieti aveva derubricato in primo grado il reato di disastro ambientale in disastro colposo e giudicato gli imputati non colpevoli per sopraggiunta prescrizione, i giudici di secondo grado sono arrivati alla condanna, perché la prescrizione non era invece scattata. Tutte le condanne che vanno dai 2 ai 3 anni di reclusione, sono condonate per fatti antecedenti al 2 maggio 2006. A 3 anni di reclusione, pena condonata, sono stati condannati Maurilio Agugia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio; alla pena di due anni, anche questa condonata, Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli. Nella maggior parte dei casi, ex manager della Montedison. Le provvisionali e le spese legali da riconoscere alle parti civili ammontano a 3milioni 700mila euro, suddivisi in 2milioni 705mila euro di provvisionali e 592 mila euro, che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali. La sentenza ha stabilito il principio del risarcimento del danno coperto solo parzialmente dalle provvisionali, il conto successivo sarà fatto in sede civile.
Il 18 marzo 2016, la Cassazione aveva convertito in appello tutti i ricorsi presentati, stabilendo che dovevano essere affrontati dai giudici di secondo grado. A ricorrere direttamente in Cassazione, saltando l'appello, i pm della procura di Pescara Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, che chiedevano di annullare la sentenza emessa dalla Corte di Chieti, presieduta da Camillo Romandini, nei confronti di 18 dei 19 imputati, perché secondo l'accusa, sarebbe stata stravolta la lettera e la ratio della norma incriminatrice di avvelenamento delle acque. Il processo in primo grado si era concluso con l'assoluzione, perché il fatto non sussiste, di tutti gli imputati dal reato di avvelenamento e la derubricazione del reato di disastro doloso, cioè volontario, in colposo. Derubricazione che aveva comportato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. I pm avevano invece chiesto condanne che variavano tra i 12 anni e 8 mesi e i 4 anni di reclusione. La Cassazione ha però ritenuto legittima la sentenza della Corte teatina ed il procedimento è tornato ai giudici di secondo grado. La procura della Cassazione aveva chiesto che la Corte d'Appello dell'Aquila fosse dichiarata competente a giudicare il reato di disastro ambientale, riaprendo la questione sulla sua natura dolosa e colposa.
Su questo stesso procedimento è stato aperto un fascicolo a Campobasso, dopo le dichiarazioni di alcuni giudici popolari della Corte d'Assise chietina che avrebbero denunciato pressioni da parte dei giudici togati per arrivare ad una sentenza di assoluzione. Un processo stralcio si è chiuso a Pescara alla fine del 2015 con l’assoluzione dell’ex presidente dell'Aca, Bruno Catena, mentre per Giorgio D'Ambrosio, all'epoca dei fatti presidente dell'Ato, Bartolomeo Di Giovanni, direttore generale dell'Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell'Aca, Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara, è stata disposta la derubricazione del reato di distribuzione di acqua avvelenata da doloso a colposo, con conseguente prescrizione. A dieci anni dal rinvenimento della discarica non si è ancora conclusa la storia dal punto di vista giudiziario, mentre non si è proceduto alla bonifica del sito che, secondo la relazione di Arta Abruzzo, la maxi discarica di rifiuti pericolosi continua ad inquinare.

 

 

 




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