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IL GRAN SASSO E’ CHIUSO, UNA MORTE ANNUNCIATA
stampa pagina 21 febbraio 2017
Dai social il grido e la denuncia di chi ama il Gran Sasso, che si lamenta del fatto che non se ne parla nemmeno, della chiusura delle Fontari. Un impianto di risalita che non ce la fa più e che i vari direttori d’esercizio hanno tenuto aperto per anni, tirando la corda sulle manutenzioni per non tradire gli appassionati, nonostante la necessità e l’urgenza dei lavori straordinari previsti dalla legge. A fine 2015 Di Stefano si vantò dell’aggiudicazione dell’appalto, finalmente, dopodiché solo polemiche, veleni, blocchi, progetti per allungare la pista poi bocciati, secondo alcuni, e chi rema comunque contro, per altri. La realtà è che si parla di turismo senza lavorare mai sull’Abc per rilanciarlo e quell’appalto non è mai partito. Perfino il milione e 270mila euro che l’Ufficio speciale ha messo a disposizione per i sottoservizi a Campo Imperatore è intatto, non sono mai stati fatti, se li avessimo spesi almeno i due tralicci caduti sotto il peso della neve, ce li saremmo potuti risparmiare. Da anni si parla delle Fontari, eppure ancora oggi, con i fondi europei disponibili per la seggiovia, non riusciamo a metterci d’accordo sulle politiche di rilancio da portare avanti, perché poi se un direttore d’esercizio vuole allungare la pista, l’altro, sono due in tutto ad avere titoli idonei, avrebbe solo proceduto con la sostituzione e in quel caso il progetto sarebbe forse andato avanti liscio come l’olio. La verità è che siamo drammaticamente al palo, in tempo d’elezioni alcuni consiglieri cavalcano la notizia per dare addosso a Cialente e alla sua fallimentare gestione, innegabile, ma tanto anche con il centro destra le cose sono andate alla stessa maniera, chi ci lavora da anni, nell’ambiente, sottolinea che negli ultimi decenni il Gran Sasso è stato solo oggetto di campagna elettorale, del centro destra come del centro sinistra, finita la quale è sempre finito anche l’interesse al rilancio. Fondamentale volano economico e di sviluppo per l’Abruzzo, perché anche questa dimensione regionale dovrebbe appartenerci nel linguaggio base, e invece tutto, continua ad essere terreno di scontro. Troppo spesso a suon di minacce, in particolar modo da chi si professa ambientalista, magari per salvaguardare esosi progetti di ricerca dell’Ente Parco, a favore di studiosi che di montagna neanche ne masticano. E’ un territorio avvelenato che non riesce neanche a sedersi serenamente per decidere se vuole manager col pelo sullo stomaco, piuttosto che piccole gestioni legate al territorio; se vuole un Piano d’Area che coli cemento ovunque oppure no, se e come intende procedere con la montagna di tutti e che metta d’accordo la comunità. Quello cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è stato peraltro un vergognoso ostruzionismo alle iniziative referendarie di SaveGranSasso, l’associazione di esperti e appassionati che avrebbe voluto coinvolgere la città nelle scelte, ha raccolto migliaia di firme di aquilani interessati ad esprimersi, eppure in Aula, in particolar modo da parte del consigliere Enrico Perilli, responsabile della commissione Territorio, ha trovato solo raramente piccoli spazi. Solo per esprimersi, mai per confrontarsi veramente. E se anche le Fontari hanno chiuso bisognerebbe chiedersi le ragioni, senza continuare a dire io sono più ambientalista di te, in base a quali titoli o competenze, resta tutto da capire.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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