L'Editoriale

L'Editoriale

Periodico indipendente a distribuzione gratuita
ti trovi in: home » articoli » Comune » PALUMBO: ANIMI DEGLI AQUILANI…
 

All'interno

  • Archivio Numeri
    • In Copertina
    • Primo piano
    • Comune
    • Provincia
    • Regione
    • Attualità
    • Ambiente
    • Cronaca
    • Sport
    • Economia
    • Politica
    • Cultura
    • Edizione Straordinaria
tutti gli articoli

Cultura e Turismo

  • Auditorium del Parco, concerto di Alexandra Conunova e Michel Dalberto
  • Presepe vivente di Pianola, fervono i preparativi per il 25 Dicembre
  • Auditorium del Parco, serata del Circolo Giovani Amici della Musica
tutti gli articoli

A ruota libera...

Sede unica, la cittadinanza va consultata.... Conservazione del territorio. Con questo impegno sonoro in campagna elettorale, Cialente promise…
archivio

Segnala!

Se vuoi segnalare notizie scrivici all'indirizzo e-mail
[email protected]
Comune

PALUMBO: ANIMI DEGLI AQUILANI NON PREDISPOSTI ALL'ASCOLTO


stampa pagina 22 febbraio 2017

Stefano Palumbo

Come ci si approccia ad una competizione elettorale con gli animi delle persone non propriamente predisposti al confronto o all’ascolto? Come ci si approccia con la percezione diffusa di strutture politiche impegnate a definire i ruoli, prima ancora delle idee?
Credo lo si debba fare tornando ai principi, alla base, alla politica programmatoria che prefigura e costruisce il futuro. Non è sufficiente rispondere alle necessità impellenti, a cui pure c’è da fare attenzione, ma lo dobbiamo fare ricominciando dal porre le basi per un’idea condivisa di città e di territorio. In caso contrario, passate le emergenze (e ritengo che in questo contesto si sia lavorato finora), basteranno tranquillamente le tecnostrutture ad amministrare.
E’ con questo intento che, nel proporci di nuovo alla città, abbiamo il dovere, come esponenti dell’amministrazione uscente, di condividere con coloro che chiameremo al voto una visione della città futura. Se nel riedificare ci siamo fatti guidare dall’urbanistica e dalla linea delle mura urbiche, tracciate anticamente da una visione precisa, è giunto il momento di affrontare l’idea del ruolo che la città dell’Aquila dovrà avere nei prossimi anni, dove dovrà collocarsi, dove dovrà guardare.
La politica del dopoguerra sviluppò la rete stradale per dare un futuro ai piccoli paesini dell’interno abruzzese, mantenendo in sospensione il capoluogo tra la costa adriatica e Roma, costruendo l’unica ramificazione trasversale autostradale che collega l’autostrada A1 e la A14 e oggi, se da un lato l’autostrada è diventata sempre più la via dei pendolari, la città resta sospesa tra la competizione regionale con la quasi metropolitana Pescara-Chieti, candidata ad essere il capoluogo della futura Regione Adriatica, e il contentino di diventare dormitorio tranquillo di Roma.
Ma quale reale spazio avrà L’Aquila nelle macro regioni a venire?
Potrà davvero pensare di ritagliarsi un posto di città marginale, città monumento, bella e con i palazzi rimessi a nuovo con i fondi del post terremoto, oppure potremmo scegliere una terza via che la veda come punto di riferimento reale, e guida, dei territori che per geografia, conservazione della natura e oggi anche per “affinità sismiche”, sembrano indicare una macro area multiregionale omologa per tradizioni, drammi e cultura?
È proprio questo è il punto sul quale vorrei lanciare una discussione: può esistere una terza via per la nostra città?
La grande faglia appenninica che vede a nord il Parco dei Monti Sibillini, al centro il Parco Nazionale del Gran Sasso Laga e a Sud il Parco Sirente Velino ormai senza fondi per sopravvivere, per arrivare al Parco Nazionale d’Abruzzo-Lazio-Molise, ci racconta storie di villaggi, borghi, piccole città, che per anagrafe e motivi economici stanno scomparendo; la stessa idea di comunità di montagna rischia di finire nel libro dei ricordi.
Penso allora, e invito a pensare, ad una città che sia guida di un territorio ampio, che ospiti l’Università del Centro Italia come istituzione accademica che, con base all’Aquila e mantenendo come fulcro il capoluogo, si articoli in sedi periferiche specializzate e radicate sul territorio da Perugia fino a Campobasso, nella zona che già rappresenta per certi versi il bacino di utenza dell’Università dell’Aquila.
Sono convinto che esista un modo sano di spendere i fondi che l’Europa manderà per risollevare l’agricoltura nei territori terremotati, che vada oltre la gara alla riedificazione della stalla più bella. Penso alla possibilità di identificarci in un marchio unico dell’Appennino centrale, da estendere anche oltre i confini regionali, che possa essere utilizzato da uno o più consorzi per valorizzare i prodotti dell’area interessata, creando strutture trasparenti che non siano viste come stipendifici dagli allevatori che quotidianamente sono sui campi, ma che grazie agli strumenti del web permettano di controllare minuto per minuto la produzione singola, complessiva, i livelli stipendiali di dirigenti ed impiegati, la validità sociale ed economica dell’attività.
C’è bisogno in altri termini di reinventare un sistema di sviluppo locale che sostenga l’economia del nostro territorio attraverso la valorizzazione delle identità montane e delle sue eccellenze.
Sarebbe opportuno, ad esempio, che dall'unione tra Università e territorio si lavorasse, attraverso la chimica e la biologia, per il miglioramento e la qualificazione della produzione agricola, che supporti gli allevatori nelle attività veterinarie; ciò in collaborazione e non in competizione con l'Università di Teramo, complementare e diversa per proposta, numeri e storia.
Ma anche ragionare sull’ampliamento del raggio di azione delle municipalizzate aquilane o sulla semplice rivisitazione di modelli di gestione del territorio più attenti alle esigenze sociali delle comunità locali, per fornire ai comuni del circondario servizi migliori ad un costo inferiore dell’attuale.
Il tutto deve passare, necessariamente, dal coinvolgimento dei sindaci dei territori ultra provinciali ed ultra regionali che insieme condividano idee di sviluppo in sinergia; se risulta a volte facile fare una proposta, nell’eventualità se ne riconosca una validità scientifica, non deve essere complicato o impossibile passare alla fase realizzativa.
Mi auguro che questi spunti di riflessione sui quali ragionare producano l’effetto di una gran semina da cui raccogliere un granello buono, ricominciando a programmare il futuro.

 

Il Consigliere comunale
Stefano Palumbo (capogruppo Pd)




  • Tweet

Il pungiglione

Che fine hanno fatto gli archivi della città dopo il sisma? I documenti storici della città dell'Aquila, atti pubblici, delibere di Consiglio e di Giunta, concessioni edilizie ed urbanistiche sono ancora abbandonati a Palazzo Margherita e…

Taccuino

  • Nessun appuntamento presente.
tutti gli appuntamenti

News

  • Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
  • Progetto case, 1382 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
  • Ovindoli Mountain Festival, più di 15mila presenze giornaliere
  • L'Aquila Rugby Club, domenica il recupero a Benevento
  • Capodanno diffuso e il concerto del primo gennaio
  • Le ragioni del No, incontro di Azimut al Palazzetto dei Nobili
  • Scuole, eletta Giunta della Consulta provinciale degli studenti
tutte le news

I nostri video

  • play Lavori a Murata Gigotti
  • play Stefano Palumbo su sicurezza stradale
tutti i video
Direttore Responsabile: Giuseppe Vespa
Autorizzazione Tribunale di L'Aquila del 13/8/92, reg. giornali n°293
Direzione e amministrazione: 67100 L'Aquila, via del Malepasso 10/A.
Tel. e Fax 0862 405082 - Cell. 3476588525
E-mail [email protected]
credits