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Rapporto della GdF al PM Picuti

DI ORIO EVASORE…MA SOTTO SOGLIA DI PUNIBILITA’


stampa pagina 22 febbraio 2017

Tiberti e Di Orio

L’atteggiamento dell’ormai ex (per niente magnifico) rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando Di Orio, non finisce mai di stupire. Invece di starsene tranquillo e da parte, come la sua posizione consiglierebbe di fare, continua imperterrito a fare proclami come se fosse integerrimo come una suora di clausura. Così non è, in quanto il Di Orio ha beccato una condanna a 3 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Conseguentemente il consiglio di disciplina dell’Università dell’Aquila, aveva disposto la sospensione dall’insegnamento per un periodo di 5 anni. Il TAR per l’Abruzzo con due ordinanze aveva negato la sospensiva, sino all’udienza di merito.

Come i nostri lettori ricorderanno il Di Orio era accusato di concussione nei confronti del Prof. Sergio Tiberti, ordinario d’igiene e medicina preventiva presso la stessa Università ed insignito di numerosi riconoscimenti scientifici da importanti accademie non solo italiane, ma anche internazionali.
Oltre al processo di Roma, in cui è stato condannato a 3 anni di reclusione e 5 anni di sospensione dai pubblici uffici, è stato rinviato a giudizio dalla Procura dell’Aquila, per la famosa “affittopoli” post sisma, che vide i fitti dei locali presi dall’Università, gonfiati in modo spropositato, senza gara d’appalto, senza la minima comparazione dei prezzi e senza il preventivo parere (obbligatorio) del locale Ufficio Tecnico Erariale, che successivamente disse di essere quasi il doppio di quello stabilito.
Ma non finisce qui. Il Di Orio è stato rinviato a giudizio anche dalla Procura di Rieti, insieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato. Per aver messo in atto un’azione truffaldina dietro la quale si cela l’imbroglio di un fantomatico “accordo quadro”, con una fantomatica società (Antrodoco Terme Srl). Un accordo che si è rilevato subito fasullo e taroccato, in quanto basato su premesse false ed inesistenti, essendo la società inoperante. Un vero “pacco alla napoletana” che l’ex (per niente magnifico) rettore sottopose all’Ateneo, con l’attenta regia della prof.ssa Maria Grazia Cifone (preside della Facoltà di Medicina), che garantì la convenienza dell’accordo.
Dopo l’excursus, “veniamo a Bomba” ed al nostro Di Orio. È vero. È stato archiviato il procedimento penale a carico del Di Orio, per l’ipotesi di evasione fiscale e soldi all’estero, ma la correttezza della condotta fiscale ed economica dell’ex rettore, proprio dall’analisi completa ed approfondita della Guardia di Finanza, non appare chiara e trasparente, come il “nostro”, con i vari proclami sbandierati sulla stampa, vorrebbe far credere. Sotto il profilo prettamente fiscale, dice la Guardia di Finanza al PM Dott. Fabio Picuti, sarebbe stata riscontrata, per ipotetiche fonti di reddito non dichiarate al fisco, una soglia di punibilità, al di sotto dei 150.000,00 euro. Il che sta a significare che il Di Orio ha evaso il fisco, ma al di sotto della soglia dalla quale scatta il reato penale. Giova pertanto riportare la frase di chiusura del rapporto inviata al PM Picuti dal Comandante del Nucleo della GdF, “Alla luce di quanto sopra, voglia la S.V. valutare positivamente l’eventualità di delegare ulteriori accertamenti volti a meglio circostanziare i segnalati profili di anomalia”. Evidentemente, il PM Picuti, non ha ritenuto accogliere la richiesta. Per correttezza d’informazione.


Peppe Vespa




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