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CINGHIALI, ALLEVATORI ABRUZZESI A MANIFESTAZIONE ROMANA
stampa pagina 27 febbraio 2017
Ieri 23 febbraio c.a. si è svolta a Roma una manifestazione contro l’aumento del numero dei cinghiali e dei lupi sull’appennino e aree circostanti.
L’Abruzzo è stato rappresentato dal Comitato Spontaneo Allevatori Abruzzo - L’Aquila che con frasi scritte su striscioni “ No lupi – no cinghiali “ha manifestato in piazza Esedra in Roma per rivolgere le richieste al Ministro Martina che ha ricevuto una delegazione .
Le regioni più organizzate e con un elevato numero di allevatori sono state la Toscana , la Puglia e la Liguria che da anni promuovono la battaglia contro i predatori che hanno devastato gli allevamenti estensivi.
La proposta presentata al Ministro più rilevante e che interessa la collettività è quella finalizzata alla ricerca per la eliminazione degli incidenti mortali causati dai cinghiali e di stabilire, quindi un numero massimo di quest’ultimi oltre il quale va previsto l’abbattimento per il mantenimento del giusto equilibrio.
Il Comitato ricorda che un ultimo incidente si è verificato tra Navelli e Bussi con la distruzione, dopo il ribaltamento, di due automobili.
I feriti sono ancora in Ospedale per le gravi lesioni subite.
Il numero dei lupi è in aumento con femmine prolifiche con un incremento ogni anno del 30% per le nascite, arrivando all’attuale presenza di 2000 esemplari sull’Appennino Centrale.
Gli allevatori non vogliono gli indennizzi, ma soprattutto non vogliono i lupi in quanto gli indennizzi non ristorano tutti i danni.
L’allevatore, quando al mattino controlla la mandria e non trova il puledro , il vitello e le pecore, gira tutto il giorno e se non riesce a reperire i resti non viene indennizzato , quindi non viene effettuata la denuncia con la conseguenza di una statistica falsata.
Nel caso in cui li lupo “mangia” gran parte dell’animale predato ed i resti non sono sufficienti a giustificare il riconoscimento dell’indennizzo, l’allevatore perde sia il capo animale che l’indennizzo.
Quando viene indennizzato il danno il riferimento della liquidazione è quello del prezzo degli Enti Parco e non secondo il prezzo di mercato.
Il Comitato evidenzia che lo smaltimento della carcassa è a cura dell’allevatore che deve reperire il carro frigorifero autorizzato e la pala meccanica per effettuare il caricamento sul mezzo e smaltire il rifiuto a Roma per farlo bruciare in quanto a L’Aquila non risulta esserci un impianto idoneo
Il costo di tale operazione ammonta a circa euro 2.500.
Qualora l’allevatore non curi la corretta procedura di smaltimento della carcassa, quest’ultimo viene denunciato per abbandono di rifiuti con tutte l e conseguenze di un procedimento penale .
Il Comitato richiede interventi urgenti perché gli allaevatori non possono più sopportare tale devastazioni per i fanatismi mal celati da gli affari europei sul lupo.
Il Comitato infatti, ritiene che il lupo non causi tanti danni quanti quelli dei finanziamenti europei che ruotano intorno al predatore “ben strumentalizzato” e non rispettato come tale.
Comitato Allevatori
Il pungiglione
Taccuino
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