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ELEZIONI COMUNALI, NUOVE GEOGRAFIE E TROPPI PROTAGONISMI
stampa pagina 10 marzo 2017
Scelte aperte al mondo e di qualità per L’Aquila, anche al costo di dover rinunciare ad un po’ di protagonismo personale. Questo vorremmo dalle comunali, finora è stato solo un rincorrersi trasversale di rassicurazioni su ruoli, assessorati ed incarichi, la geografia politica tra chi si propone per il post cialentismo è molto frammentata e divisa, è fallito il tentativo di un blocco a sinistra che avrebbe potuto contare nelle scelte urbanistiche ad esempio, il rischio è di un nuovo vecchio quinquennio amministrativo vissuto da decine di anime diverse, ognuna pronta a far contare la propria, ancor prima di un’idea di città che a otto anni dal sisma pare ormai un’utopia. Ma davvero gli aquilani vogliono arrendersi così? A livello nazionale si parla molto di primarie nel Pd, il ministro Orlando è stato ieri all’Aquila per promuoversi alla guida del partito, se la dovrà vedere con Renzi ed Emiliano, vorrebbe essere innovativo ma non di rottura, così da accontentare quella massa critica che brulica dentro il partito, per convincerla che uniti si può. Agli aquilani Orlando non dispiace, Cialente, Lolli e Pietrucci si sentirebbero a proprio agio, meno con Emiliano che aprirebbe al M5S, poco e niente con Renzi, che da rottamatore della politica è diventato uno di quelli che non mollano neanche dopo il cataclisma costituzionale del 4 dicembre 2016, quando invece di capire il messaggio degli italiani, ha tenuto il punto riproponendo la Boschi, bocciata nelle riforme al referendum. Da lì l’inizio della fine della fusione a freddo tra Ds e Margherita e la scissione da cui è appena nato il Movimento Democratico e Progressista con Speranza, Bersani e anche D’Alema e tanta dirigenza di altrettanta sinistra integralista, che in tanti anni non è mai riuscita a convincere lavoratori, operai e classe media di essere come loro. Proprio oggi da Pescara il Movimento ha voluto registrare “il fatto politico nuovo” per contare di più tra un Pd sempre più centrista e liberale ed una sinistra isolata che non riesce a contare. Andrebbe benissimo se fosse un nuovo inizio ed un nuovo percorso che torni a parlare il linguaggio della gente, ma prima di parlare aspettiamo di conoscere la loro nuova lingua. Negli ultimi decenni i partiti sono diventati associazioni monocorde con un leader che comanda, finito il leader, finita l’associazione. Basti girarsi verso il centro destra per capire come i tanti piccoli leader, che vorrebbero succedere a Berlusconi, annaspino perché non hanno né il carisma del cavaliere né la base che li regge. Un’evoluzione che dovrebbe fare i conti con la democrazia diretta del M5S che vorrebbe rivoluzionare la rappresentanza democratica, ma dovrebbe prima capire come provare ad incidere nei Governi che verranno. Uno scenario in cui si terranno le amministrative all’Aquila a breve, un competizione elettorale tra giovani, questo pare l’unico dato certo che tuttavia dovrebbe assicurare, al di là dell’anagrafe, un cambio di rotta e di passo nelle dinamiche di potere. Staremo a vedere.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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