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LA PROCURA SEQUESTRA GLI ATTI DI NOMINA DEI “SOSTITUTI”, DI ILIO&DEL VECCHIO
stampa pagina 14 marzo 2017
È cronaca di ieri che il (per niente magnifico) rettore dell’Università D’Annunzio di Chieti ed il suo fido DG Del Vecchio, sono stati interdetti per 6 mesi dai loro uffici dal gip Antonella Radaelli. Al loro posto, la premiata ditta Di Ilio&Del Vecchio, ha nominato rispettivamente il decano Michele Vacca e il capo dell’ufficio legale Antonio D’Antonio. Ma proprio per interrompere il sistema di malgoverno instaurato dai vertici dell’Università D’Annunzio, proporzionato ai gravi fatti di sovvertimento delle istituzioni di governo dell’Ateneo attraverso vessazioni e disparità di trattamento, la polizia giudiziaria su mandato della Procura, ha acquisito gli atti di nomina dei due “sostituti”. I fatti sono stati gravissimi, per cui non poteva che essere disposta l’interdizione e bloccare il pericolo di reiterazione dei reati. Evidentemente la Procura, nel disporre il sequestro degli atti di nomina, ha voluto proprio che si evitasse il pericolo che la reiterazione accadesse da parte dei due che, notoriamente, erano amici degli amici. Non finisce qui. Perché il provvedimento del Tribunale di Chieti è stato inviato anche al Ministero dell’Istruzione che potrebbe annullare le due nomine inviando un’ispezione ed un commissario. Ma c’è di più: oggi s’è tenuta un’affollatissima assemblea con relativa raccolta firme perché l’Università receda dalla sospensione di 3 mesi comminata al lavoratore dell’Ateneo Goffredo De Carolis, dirigente sindacale e componente del Senato Accademico. Il ridicolo provvedimento è stato preso per sanzionare presunti commenti ingiuriosi, nei confronti del direttore generale Filippo Del Vecchio, che sarebbero stati pronunciati durante un’assise del Senato stesso. In un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di SI Gianni Melilla, indirizzata al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, lo stesso ha parlato di “un atto di grave condotta antisindacale nei confronti di una persona che da anni si batte a difesa dei diritti dei dipendenti dell’Università e in particolare per il diritto al contratto integrativo”, Melilla continua affermando che da anni l’Ateneo è attraversato da vicende giudiziarie, da lotte di potere e interessi personali che “hanno gravemente danneggiato la sua immagine pubblica e conseguentemente quella del sistema universitario nazionale”. Staremo a vedere.
Peppe Vespa
Il pungiglione
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