All'interno
Cultura e Turismo
A ruota libera...
Segnala!
[email protected]
CONSORZIO DI BONIFICA ATERNO, COSPA: DOVE SONO I SERVIZI?
stampa pagina 16 marzo 2017
Consorzio bonifica aterno sagittario inquina e salassa i consorziati senza dare i sevizi richiesti? Dovrebbe migliorare la qualità del suolo agrario allo scopo di ricavare più reddito dalla terra che si coltiva, nel contempo si applica un contributo per le migliorie fatte con i fondi della ex cassa del mezzogiorno, invece per il consorzio in oggetto le cose stanno ben diverse. Nel comprensorio del famigerato consorzio che comprende parecchi comuni a partire dall’Aquila per passare per la valle peligna fino ad arrivare ad Ofena, le cose stanno in maniera diversa. I costi per pagare della bonifica hanno superato ogni limite, basti pensare che nel comprensorio di bagno e Paganica (AQ), dove l’acqua oltre ad essere razionata è anche inquinata da salmonella, la tassa sulla bonifica arriva a costare 118 euro ettaro su tutta le culture in atto. Non tutte le culture necessitano di essere irrigate, come grano, orzo, ma poco importa al consorzio ogni anno batte cassa, quest’anno con sei mesi in anticipo. La zona di Ofena e Capestrano il salasso è ancora più forte, per ettaro si arriva fino a 170 euro, anche su terreni incolti da oltre 50 anni. Facciamo due conti per un ettaro di terreno coltivato ad orzo: mediamente un ettaro di terreno coltivato ad orzo produce 45 quintali per 15 euro al quintale, il ricavo è di 675 euro a questo si deve togliere le spese per la lavorazione del terreno, aratura, ricallatura e semina per un costo di euro 0,050 al metro quadrato, per un totale di 500 euro l’ettaro, ma c’è da aggiungere anche la trebbiatura per un costo di 5 euro al quintale prodotto pari a 225 euro. Quindi, le spese totali per ettaro sono725 euro ettaro senza contare le spese di fertilizzanti, diventato un miraggio peri nostri terreni dovuto ai prezzi inaccessibili. A conti fatti, il contadino o il proprietario terriero per coltivare un campo ad orzo o grano ci rimette 50 euro di tasca propria, a questo si aggiunge la tassa sulla bonifica e diventa
168 euro per gli aquilani e 220 per i contadini della valle del tirino. In sostanza, i contadini e proprietari terrieri si ritrovano a pagare una tassa come se avessero la seconda casa. Ovviamente, a tutto questo non è considerato i danni da fauna selvatica (cinghiali e caprioli) che nessuno ripaga.
Inoltre è onere dei Consorzi di Bonifica provare che le spese sostenute, hanno determinato “un incremento di valore dell’immobile, in diretto e specifico rapporto causale con le opere di bonifica (e con la loro manutenzione) e tale da tradursi in una qualità del fondo (Cassazione Sezione Tributaria n° 8770 del 2009).
Questo non fa proprio al caso nostro.
Il consorzio di bonifica aterno sagittario, che invece di bonificare inquina, visto che le tubazioni sono ancora quelle vecchie di cinquant’anni in cemento amianto e mai nessuno ha provveduto allo smantellamento e ad una vera e propria bonifica, ma pretende contributi fuori dalla norma. Inoltre, l’acqua è anche razionata in quattro ore al giorno, con una pressione che arriva in certi punti a 0,5 atmosfere, in gran parte della valle del comprensorio della piana di Ofena e Capestrano, sono state istallate prese di acqua mai utilizzate, perché poste in zone sterili. Non sappiamo bene come mai siano stati bonificati questi terreni incolti da sempre e come sia stato giustificato ai tempi tali interventi e quali sono stati i piani di classifica per il calcolo della tassa sulla bonifica, che non corrisponde alla realtà.
In questi giorni si sta valutando un ricorso alla commissione tributaria per la tassa iniqua ed una denuncia alla procura della repubblica per le tubazioni in cemento amianto, le quali prelevano acqua sana che poi diventa inquinante durante il tragitto prima di finire sui campi coltivati.
Inoltre verrà presentato un esposto alla corte dei conti per la centralina idroelettrica sita nel comune di Raiano, costata un miliardo di vecchie lire mai entrata in funzione per cavilli burocratici, che avrebbe potuto fruttare introiti per il consorzio senza gravare sui consorziati e sulla spesa pubblica.
Il cospa
Abruzzo
Dino Rossi
Il pungiglione
Taccuino
- Nessun appuntamento presente.
News
- Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
- Progetto case, 1403 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
- Ovindoli Mountain Festival, più di 15mila presenze giornaliere
- L'Aquila Rugby Club, domenica il recupero a Benevento
- Capodanno diffuso e il concerto del primo gennaio
- Le ragioni del No, incontro di Azimut al Palazzetto dei Nobili
- Scuole, eletta Giunta della Consulta provinciale degli studenti





.gif)
