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Primo piano
Sottoservizi sul corso stretto

CON GLI SCAVI, TECNICI DENUNCIANO PROBLEMI DI STATICITA’AI PALAZZI


stampa pagina 17 marzo 2017

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Problemi legati agli scavi dei sottoservizi a filo dei palazzi gentilizi del centro storico dell’Aquila, sono emersi stamattina in seconda commissione, alla presenza di Gianni Frattale, coordinatore generale di Asse Centrale Scarl, l’Ati che s’è aggiudicata il primo lotto dei lavori per 38milioni di euro, del rup della Gran Sasso Acqua, Aurelio Melaragni, e del presidente della spa, Americo Di Benedetto. I tecnici di due aggregati di Corso Vittorio Emanuele II all’Aquila, con i consorzi Filomusi Guelfi e Cavalieri di Malta, hanno rilevato sul primo aggregato “un aggravamento delle condizioni generali”, sull'altro, dove i lavori strutturali sono finiti “lesioni sia alle strutture verticali che alle strutture orizzontali del piano terra, segno evidente” mettono nero su bianco “di uno scivolamento del piano fondale”. Prospettano quindi guai seri alle stabilità dei palazzi che si sa, non hanno fondamenta. Gli scavi sarebbero stati fatti a filo dei fabbricati “generando vuoti al di sotto del piano di appoggio delle fondazioni stesse, mentre l'intervento con l’uso di mezzi cingolati di grandi dimensioni avrebbe eliminato la componente fondamentale nella portanza del terreno, fornita dal contributo stabilizzante del terreno laterale, modificando uno stato tensionale consolidato da secoli” denunciano anche “il distacco di zolle di terreno di grandi dimensioni, provocando smottamenti anche sotto il piano d'appoggio della fondazione”. Tali situazioni sarebbero state poi tamponate “chiudendo le buche con materiali approssimati, posti in opera senza la dovuta costipazione per strati”, per cui secondo i tecnici bisognerebbe rimediare con “una fondazione profonda su micropali, per sostenere la totalità del carico trasmesso dalla struttura in elevazione ed essere considerata efficace a partire dalla base del tunnel”. Il 18 dicembre 2015 scrivevamo dell’assenza di fondazioni nei palazzi antichi, per cui ovunque si fosse deciso di fare delle sottofondazioni, avrebbero dovuto farle prima degli scavi, perché se fossero arrivati prima i sottoservizi sarebbe stato poi impossibile rinforzare le fondazioni perché non si sarebbe più potuto scavare. Denunciammo quindi l’assenza di coordinamento tra i lavori di ricostruzione e quelli per i tunnel intelligenti da parte dell’Ufficio speciale ma il tutto restò lettera morta, tant’è che qualche mese dopo proprio a Palazzo Margherita, avendo scavato pelo pelo intorno al palazzo e avendo già ricoperto i tunnel, intervenne la Sovrintendenza per capire come assicurare un nuovo progetto che garantisse staticità alla struttura, non essendo più possibile mettere i tiranti alla Torre previsti nel progetto iniziale da uno studio dell’Università dell’Aquila. Rifecero il progetto ma il cantiere, con i fondi delle Bcc disponibili da otto anni ormai, non è ancora partito. Stamattina dal confronto in commissione è emerso che quei problemi sul corso stretto sarebbero comunque emersi col tempo, a prescindere dai tunnel, tra acqua e melma sottostante ed una possibile perdita generata dai lavori di cantiere su una parte dell’aggregato. Frattale e Di Benedetto si sono detti disponibili alla messa in sicurezza delle strutture con apposite palificazioni, anche se in caso di contenzioso non si esclude che interverranno i risarcimenti delle assicurazioni. Resta il problema della staticità delle strutture, che andrà visto in un prossimo confronto.


Alessandra Cococcetta




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