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NUOVO PRG, DI STEFANO SI TIRA INDIETRO: NON SAREBBE PASSATO


stampa pagina 28 marzo 2017

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Non ce l’ha fatta Pietro Di Stefano a portare il Nuovo Piano regolatore in Consiglio. Non avrebbe avuto i numeri perché le forze di maggioranza, credo buona parte, e quelle della coalizione che corre per il futuro sindaco, gli hanno detto di no. S’inventa però la presa d’atto dello stato d’avanzamento a cui dovrà seguire una fase partecipativa, quella che lui e gli uffici davano per fatta. S’è stoppata anche la zurla della sede unica all’Autoparco comunale, 35milioni di euro disponibili dal 2012 e non ancora la svolta di una regia vera, francamente andare avanti per la sua strada a poche settimane dal rinnovo del Consiglio, sarebbe stato il solito atto d’arroganza a cui Di Stefano ci ha abituati, bravissima persona ma del tutto inadeguata al ruolo. La sede lì la votò il Consiglio, è vero: ma avrebbe potuto fare diversamente in questi anni in cui tutto è passato esattamente come voleva lui? Ho letto il documento preliminare sul Prg e non è scritto da nessuna parte che non si costruirà più, perché di case ce ne sono fin troppe. Tutte le chiacchiere che affilano sul “risparmio di suolo, il contrasto alla sua frammentazione, il rafforzamento della connettività delle reti ambientali e culturali con il recupero degli ambienti degradati” non significano nulla se in questo quasi decennio dal sisma, non hanno messo in campo una sola politica utile ad aprire a tali scopi. Perché poi l’assessore di Stefano, non sa quello che fa il collega Capri sull’ambiente che non sa che fa Mancini sulla pianificazione commerciale che non sanno che fa Trifuoggi sulla smart city, quindi anche su una nuova eco sostenibilità. Frammentazione? Un assessorato alla ricostruzione che vuole fare un polo scolastico all’ex Caserma Rossi, ma non ha ricostruito una sola scuola elementare ed ha i fondi, che vuole fare una sede unica comunale fuori portata del centro storico, senza riuscire a far partire il cantiere di Palazzo Margherita, che ha concesso in questi anni titoli edilizi per far ricostruire sedi direzionali tra nuclei industriali e periferie a chiunque, ha davvero molto poco da aggiungere. Anzi no, aggiunge obiettivi per promuovere l’innalzamento della qualità urbana. Con il “suo” Raniero Fabrizi all’Usra, la parola d’ordine è stata solo quella di correre e di licenziare pratiche in gran quantità: di quale qualità parla? Di quella che Paolo Aielli avrebbe voluto promuovere rispettando i canoni del proprio ruolo, motivi per cui ha dovuto andarsene? Di quale verde e centro storico parla Di Stefano, ha ignorato Porta Barete, ha ignorato lo studio del Cnr voluto proprio da Aielli, e lo ha fatto senza far decidere gli eletti del Consiglio comunale, che prevedeva la riqualificazione di via Sallustio e non solo, con l’eliminazione di tutti i palazzi brutti e incongrui delle speculazioni dei decenni passati, ha scelto lui, e senza titoli ha deciso che non gli interessava. Un Piano regolatore di nuova generazione è anche ripresa economica, scelte sul patrimonio immobiliare e sugli spazi pubblici, azioni studiate di sostegno all’occupazione, benessere e qualità di vita, welfare urbano, cultura e sociale nel senso aggregativo, e non assistenziale. Queste cose di cui sappiamo molto poco, avremmo voluto ascoltarle per la nostra città dai migliori architetti, esperti, storici, pianificatori, urbanisti, esteti, critici e storici dell’arte per un confronto aperto sul nostro futuro, invece siamo in una città di provincia dove alla minima critica, ti additano, perché se dici ad un geometra del Comune, che è un geometra del Comune a pianificare, si offende. Siamo messi davvero male e con una spocchia che levati.


Alessandra Cococcetta




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