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DOPO OTTO ANNI VOGLIAMO LA VERITA’ VERA E NON LE VELINE
stampa pagina 5 aprile 2017
Nell’ottavo anniversario del sisma del 6 aprile, dovremmo tutti privilegiare la verità. Come forma di rispetto per i giovani che non ci sono più, per quelli rimasti e non hanno prospettive e spazi aggregativi, e per i sopravvissuti, familiari ed amici delle vittime di una città che non trova la bussola. Vogliamo la verità vera, non le veline. A vedere il resoconto dell’Ufficio speciale per L’Aquila, leggiamo che un adeguamento sismico al 100 per 100 lo può vantare solo il 15% delle strutture, quelle demolite e ricostruite, l’85% è migliorato sismicamente al 60% e in alcuni casi qualcosa di più. E’ questa una buona notizia per la sicurezza della città? E come mai delle scuole superiori ancora da adeguare, non se ne parla proprio? Non c’è verità vera neanche quando il coordinatore Raniero Fabrizi stima la fine della ricostruzione nel 2020, per le frazioni prioritarie ed i centri storici, e nel 2022 per l’intero territorio comunale. Rispetto a quale cronoprogramma? Ma veramente ‘sta gente pensa che abbiamo l’anello al naso? Nel 2015 disse che nel 2019 avrebbe istruito tutte le pratiche, 2.500 in tutto, oggi aggiunge che nei successivi tre anni finirà tutto. Cialente assicurò addirittura la fine per il 2018, a fronte di un miliardo di euro l’anno, ma la realtà è che non spendiamo come vorremmo e non c’è chiarezza sull’avanzamento della ricostruzione se non a occhio. Paganica, Tempera, Santa Rufina, Camarda, Arischia, Onna, San Gregorio, Bazzano, Bagno Grande e Civita di Bagno, Colle Roio, Roio Piano e Roio Poggio, le frazioni prioritarie, non sono a buon punto, giusto Tempera potrà correre con gli aggregati grazie al Piano di recupero approvato, ma le altre subiranno gli stessi intoppi già sperimentati. Vogliamo la verità vera e non c’è Raniero Fabrizi che possa tenere con i suoi 600mila euro di consulenti l’anno, il cui risultato rimbalza tra la politica comunale, cioè l’assessore Di Stefano che nulla lascia trapelare sulla verità, e Fabrizi stesso, boiardo di Stato che tira dritto a fornire informazioni solo se ben confezionate. Fantasiosissimo poi sulla ricostruzione pubblica drammaticamente al palo. Scrive infatti che sui circa 2miliardi “finanziati” ne ha liquidati uno e 31, precisando “che gli importi da finanziare per il completamento sono in fase ricognitiva”. Fase ricognitiva? Ecco, quando andranno a sfilare alla fiaccolata della memoria, magari nella sosta davanti ai resti della Casa dello Studente, le autorità tutte dovrebbero porsi qualche domanda. Anche perché oltre al dato, che non è veritiero, manca ogni idea di città, di aggregazione vera, quello sulle chiese ed i beni culturali, sulla ripresa socio economica e culturale, a vantaggio dei soliti ammanicati, sulla qualità della ricostruzione e manca la prospettiva, con una giustizia che ha violato le legittime aspettative dei familiari delle vittime, appannando pericolosamente l’idea di uno Stato che c’è. Questa è la verità vera che dovremmo ai nostri morti.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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