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RICOSTRUZIONE CRATERE, LAVORI PUBBLICI E SCUOLE I PUNTI DEBOLI
stampa pagina 5 aprile 2017
Anche Paolo Esposito, responsabile dell’Ufficio per la ricostruzione del cratere del 2009 fa il punto. Una necessità di 4miliardi e due per una ricostruzione soprattutto privata, e quasi un miliardo e sette impegnato ad oggi, pensa di istruire le pratiche entro il 2022 “con una possibile coda nel biennio successivo”, ed una fine lavori stimata tra il 2023 ed il 2025. Quindici anni almeno per vedere solo le pratiche, per un totale di 26mila abitazioni inagibili e 7mila e due tornate agibili. Va bene, va male, sicuramente il dato che 53 Comuni del cratere su 55, hanno il Piano di ricostruzione concluso ad otto anni dal sisma, non sembra così incoraggiante, con le recentissime chiusure e la revisione di quello di Cagnano e di Montorio a seguito degli ultimi eventi sismici. Avremmo voluto capire ad esempio, cosa cambierà nel Piani di Campotosto, Capitignano e Montereale, chiusi per oltre 200milioni di euro in tutto, ma inseriti anche nel nuovo cratere, cosa cambierà per la finanza pubblica, per esempio. Sono validi quelli? C’è bisogno di rivederli o di integrarli perché avevano iniziato a ricostruire? Non si dice. 126milioni e mezzo di euro disponibili per la ricostruzione pubblica, per un valore di 8milioni di cantieri conclusi e 23milioni e sei in corso, mentre sono “ancora da identificare interventi all’interno dei Piani di ricostruzione, pari a poco più di 38 milioni di euro”, segno indelebile che la strada da fare è ancora tantissima. Sull’edilizia scolastica, 35 interventi conclusi per 13milioni e 200mila euro, a fronte di 144 milioni da spendere, con il Piano “Scuole Abruzzo – Il Futuro in sicurezza” del commissario Chiodi, per 27mila studenti. Ma Esposito non si nasconde dietro un dito, come accade al contrario nel capoluogo, è infatti capace di avvertire “la necessità di lavorare con più efficacia nei processi istruttori della ricostruzione privata” a causa del turn over annuale dell’organico “del 30% medio e con carichi di lavoro squilibrati, altresì - prosegue - le singole amministrazioni sono in difficoltà per l’affido delle opere pubbliche finanziate come l’edilizia scolastica” con il nuovo Codice degli appalti che “rende più articolato il processo di attuazione a livello locale”. Se non altro rispetto al collega Fabrizi, che resiste come un rospo alle sassate, tal quale all’assessore di riferimento Pietro Di Stefano, si spinge ad esaminare anche i punti di debolezza della sua azione. Pietro Di Stefano non sarebbe proprio in grado di consentirlo, ed è un grosso limite, tra gli altri.
Ale.c.
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