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FONDI CULTURA, IL RILIEVO LOCALE DE I CANTIERI DELL'IMMAGINARIO
stampa pagina 13 aprile 2017
Quando fu data l’occasione de I Cantieri dell’Immaginario, una grande opportunità ministeriale di ripresa culturale del territorio, c’era un certo entusiasmo, ma a scavare nel Dna della città trovammo subito delle forzature. Ci rientravano le istituzioni già finanziate dal Fus, Fondo unico per lo spettacolo, quando il Regolamento del fondo impediva, per progetti speciali ministeriali come appunto i Cantieri, una partecipazione di enti già sovvenzionati. Lo denunciammo perché era giusto, ma il direttore Salvo Nastasi avallò comunque la scelta e nessuno volle farci caso più di tanto. Parliamo di risorse pubbliche, come quelle su cui insistiamo in questi giorni, e che vogliono assegnare senza bandi e senza selezioni. L’idea dei Cantieri era buona, ci fu anche una certa apertura alle associazioni locali e la direzione artistica era sempre nelle mani di Antonio Massena, per un compenso di 18mila e 300 euro. Il risultato, nonostante l’intuizione di fare arte, musica, danza, cultura e teatro tra i cantieri della ricostruzione del centro storico, non fu però all’altezza, tant’è che finita la sperimentazione sostenuta dallo Stato, per un milione e mezzo di euro diviso per tre anni, il Ministero non riconobbe la proposta finale come forte, di qualità e di livello nazionale, per un Festival che avrebbe da quel momento in poi dovuto camminare sulle proprie gambe. Valutarono talmente poco il risultato prodotto che riconobbero alla città solo 20mila euro, si puntava invece ad ottenere gli stessi fondi per il triennio successivo, con il bando per i Festival multidisciplinari. Al primo posto, si attestò invece il Festival dei Due Mondi di Spoleto per capirsi. Massena aveva fallito l’impresa ma non sentì il bisogno di dimettersi, e la politica non glielo chiese, fu anzi riconfermato negli anni a seguire e tutto quello che riuscì a fare fu dimensionare lo stesso numero di spettacoli, proposto appunto per circa mezzo milione di euro, a meno di 150mila euro per le medesime iniziative. Da quel momento come per magia i Cantieri è divenuto uno degli eventi di rilievo nazionale sostenuto dall’amministrazione comunale, quella stessa che con Elisabetta Leone, sindacalista per esperienza e colta di cultura per incarico, sta vietando alla città di partecipare alla proposta di progetti culturali per 3milioni di euro, solo per il 2016. 13milioni e due fino al 2020, nella piena e discrezionale gestione ed assegnazione da parte dell’ente, che da mesi ha già scelto a chi assegnare i fondi ancor prima che fossero resi disponibili. Dei tre milioni, uno e sei lo gira sempre agli enti sovvenzionati dal Fus, manca però la norma transitoria invocata; 900mila euro li distribuirà con il bando farsa retroattivo, per proposte tra gli 80mila ed i 500mila euro; ed il mezzo milione restante per il cratere andrà sommato alle spettanze del 2017. Anche se non è scritto da nessuna parte. Peraltro alcuni enti Fus hanno già avuto risorse da un intervento straordinario della Regione Abruzzo, hanno preso fondi contro il Regolamento ministeriale sui progetti speciali, come I Cantieri dell’Immaginario, e la gestione resta nelle mani di Antonio Massena, che da dentro il Comune, che lo ha nominato coordinatore, ha deciso le linee guida di assegnazione dei fondi, selezionerà gli eventi già svolti ed avrà la facoltà di finanziare le sue creature, I Cantieri per esempio, con risorse pubbliche. Hanno aggiunto la possibilità di sostenere eventi di cinematografia, e sono note a tutti le vicende vischiose che hanno visto protagonista l’allora presidente Massimo Cialente, condannato dalla Corte dei Conti per l’oscura gestione dei bilanci dell'Accademia dell'Immagine, su cui però la Procura della Repubblica non è mai intervenuta. Mentre restano del tutto assenti, nella Città di Cultura, proposte di valorizzazione del patrimonio culturale.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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