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PORTA BARETE, MURA URBICHE MACINATE PER UNA RAMPA E UNA RINGHIERA
stampa pagina 8 maggio 2017
Torniamo sulla questione di Porta Barete per chiarire alcuni punti. Al di là della comprensibile rabbia dei proprietari del civico 207, che vorrebbero tornare a casa loro su via Roma, va sottolineato che lì, quella palazzina non doveva essere proprio costruita. Ed invece è stata fatta macinando letteralmente le mura urbiche, chiunque potrà rilevare lo scempio confrontando le due foto di Sandro Zecca che pubblichiamo di seguito. Il prima con le mura urbiche a destra, e l’abuso nell’immagine a sinistra. Ribadiamo il concetto perché chiunque possa interessarsene e non solo chi ci tara in ballo commentando sui social. Quell’abuso edilizio fu possibile grazie al favore dei politici dell’epoca che operavano nell’amministrazione comunale, uno dei quali, aveva due appartamenti all’interno della palazzina. Un proprietario importante e di potere al civico 207. E non finisce qui perché si appropriarono anche del pomerio e ci fecero un giardino, magari quello stesso giardino che alcuni proprietari annoverano oggi come spazio di rispetto delle mura, per difendere la costruzione. C’era anche un ampio terrazzone ad uso personale del politico e qualcuno cita perfino la torretta, che sarebbe caduta dopo il sisma, tra i beni pubblici nelle disponibilità di quei proprietari potenti. Ed è più che evidente dalla foto, sulla sinistra, che su quelle che erano state le mura urbiche (a destra) fu posta una rampa e poi una ringhiera a sovrastare la rampa d’accesso ai garage e a cingere la palazzina. Dunque il proprietario o l’interessato che insiste nel ripetere che la palazzina non fu fatta sulle mura urbiche, sbaglia valutazione e vedendo le foto che riportiamo, dovrebbe forse scusarsene. Quella palazzina era uno scempio e la politica dell’epoca, che lì aveva degli interessi e delle proprietà, lo favorì. Punto. Sicuramente non è l’unico scempio in città e senz’altro L’Aquila è ricca di reperti in ogni scavo di questi otto anni dal 6 aprile 2009. Continuare però a ripetere, con fare talvolta minaccioso, che non sono questi gli unici reperti, che forse Porta Barete interessa chi sa per quali motivi oscuri ed altri reperti invece no e chi sa quale mistero nasconderebbe la battaglia per il recupero di Porta Barete, non fornisce prove concrete e fatti che sostengano queste vaghe idee, prive di qualsiasi contributo civico all’interesse generale. Se queste persone fossero a conoscenza di altri reperti o ritrovamenti che sarebbero stati poi ignorati lo denuncino, mostrino foto e prove, chiamino le Sovrintendenze interessate e facciano la loro battaglia, come la nostra, nell’interesse di tutti. Altrimenti sarà meglio tacere, quella palazzina lì era un evidente scempio e non c’è storia da raccontare che tenga, aspettiamo quindi foto e prove che dimostrino altre verità.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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