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CIALENTE HA SEMPRE DEMOLITO CONTROLLI E CRITICHE SUL SUO OPERATO
stampa pagina 15 maggio 2017
Sono anni che Cialente parla di cupole, di affari sventati (da lui), di pressioni non meglio definite. Ci fosse un accenno, una parola, un timore o un ragionamento nei discorsi che fa più o meno intimamente con chi gli è vicino e che dovrebbero invece emergere dalle intercettazioni disposte dal pm Stefano Gallo. Cioè lui sventa gli affari di una cupola ma non teme nessuno. Sono quei misteri dolorosi di passaggi poco democratici, sostenuti più per fiancheggiare certe rivalse di un Sindaco che non ha più scuse che altro. Non ha scuse quando riceve nelle sue stanze i legali di un’impresa, che gli ha presentato Luciano Violante, perché gli siano liquidati dei lavori, non ha scuse quando pressa un funzionario comunale, la Bassanini lo vieta, ma per il giudice Roberto Ferrari che ha archiviato le accuse è normale, altro discorso sarebbe stato premere per favorire una norma che impedisse il fallimento di tutte le imprese, tra piccoli fornitori e subappaltatori, e non di una in particolare, che poi peraltro fallisce e se ne va col malloppo milionario. Non ha scuse quando riceve le imprese a casa, ci sono le foto alle otto di mattina, per la magistratura è normale, anche se c’è in ballo una transazione da 6milioni di euro sulla cui fattibilità non esiste traccia di un solo incontro pubblico. E poi i nomi strani con cui lo appellano: è normale chiamare Federico Federici Cialente e Alessandro Alessandrini l’imprenditore Iannini? Perché queste coperture? E’ normale trascrivere che Cialente sapeva di esser intercettato, ma il giudice Ferrari che archivia, sorvola sulla violazione del segreto d’ufficio? Stamattina il M5S, nel corso di una conferenza stampa con la senatrice Blundo, Fausto Corti ed Antonio Perrotti, candidati alle prossime amministrative, ha sottolineato più d’una volta passaggi pesanti su cui Cialente non può tacere. Il sindaco sapeva di alcuni consiglieri che sarebbero stati comprati dalla grande distribuzione e per questo sarebbero stati contrari ad una galleria commerciale, che lui voleva sotto la Fontana Luminosa con alcune imprese, ma non ha mai denunciato la corruzione nella sua qualità di pubblico ufficiale, ha invece sorvolato, voleva solo capire come arginare l’ostacolo dei consiglieri corrotti ai suoi piani commerciali, sapendo che gli sarebbero andati contro in un successivo voto dell’Aula. E’ normale? Come pure quando cercavano voti per la transazione milionaria sulla metro nelle segrete stanze, cercano riunioni per la conta dei voti favorevoli, da fare quando non c’era Masciocco, e comunque sempre fuori dal limpido e aperto dibattito in Consiglio comunale. E poi quando tutto questo esce fuori, con ulteriori e distorti contatti con la magistratura di cui narreremo nei prossimi articoli, è sempre Cialente ad essere infamato, è sempre lui a riferire della cupola che fa uscire le cose a comando, ma di cui non ha mai denunciato nulla in questi anni, se non quando è stato tirato in ballo dalla magistratura. Ma non è strano? Da quelle pagine esce un brutto quadro dei rapporti che Cialente ha intessuto con certi mondi dell’informazione, della magistratura e delle imprese, sarebbe sempre fango gettato addosso alla sua rettitudine mentre lui masticherebbe solo margherite di campo, per costruire l’ennesima forzatura utile a demolire ogni tipo di controllo e critica sul suo operato tutt’altro che limpido.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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