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Elezioni comunali e campagna elettorale

GIA’ L’IMPEGNO A LEGGERSI LE CARTE SAREBBE COSA STRAORDINARIA


stampa pagina 22 maggio 2017

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Stamattina, l’ultimo Consiglio comunale prima del voto. L’appello agli aquilani del presidente uscente Carlo Benedetti è di un voto da concentrare su chi ha passione, su chi conosce la macchina amministrativa, su chi ci ha messo e ci mette il cuore, conosce i problemi, ci ha messo l’anima e viene da un percorso politico senza debutti o improvvisazioni. E in effetti il rischio dei rottamatori o di chi invoca discontinuità è il non sapere di cosa si parla, cambiare tutto subito senza fare i conti con la realtà. Per muovere una virgola dentro il Comune dell’Aquila ci vogliono anni e non è detto che si muova, ci sono posizioni di rendita, ducati in mano ai dirigenti da decenni e i poteri delle spa nella logica spartitoria dei vincitori. Per cui da quel momento in poi diventa cosa loro. Benedetti vede una campagna elettorale sottotraccia come fosse una grandiosa vendita di pentole, fatti pochi, raramente si dice cosa voler fare della città. Un Consiglio comunale è trincea pura, tante rabbie, pochi soldi per i gettoni, la gente che ti assedia, difficoltà infinite nel cambiare tanti assetti tra dipendenti e tecnici, che troppo spesso fanno come credono e mettono a giro la politica, quella che entra spocchiosa o peggio, connivente, ed è da lì che la città resta fuori la porta. Il rammarico di Benedetti è il non aver espresso, questo Consiglio, né a destra né a sinistra, un candidato sindaco figlio della politica di anni, della gavetta nipote dell’esperienza. Sembra solo una corsa al te lo faccio vedere io come si fa, io non ci dormirei la notte, avrei le mani gelate, non saprei che pesci prendere, mi preoccuperei di entrare e non capire subito dove intervenire, di chi potermi fidare. Perché poi dentro i meandri dell’ente ce n’è di tutti i colori. Cialente ha voluto fare da solo ed il risultato si vede. L’insoddisfazione del presidente Benedetti sul Masterplan, il disagio per il ponte sulla Mausonia o la frustrazione per il declassamento ospedaliero del capoluogo, sono tutti figli di un patrigno, Cialente, che da solo, ha voluto fare il bello ed il cattivo tempo su questa città. Senza confronti con gli eletti, senza il loro indirizzo, senza umiltà, chiuso al resto del mondo che non fosse la sua stanza. Non ha preteso una Giunta all’altezza del momento storico, hanno ristravinto le logiche spartitorie, non ha destrutturato il potere dei colletti bianchi, i vicinissimi cercarono di farglielo capire fin dal 2007, non volle dargli ascolto ed eccoci qua. E’ una campagna elettorale light, a zero contenuti, solo tantissima voglia di far vedere come si fa. Poi però ci saranno i fatti da fare, occupazione, Progetto case, debiti, infrastrutture, pianificazione, sanità, chi sa quanti dell’esercito degli 800 o dei fantastici 7 candidati sindaci pronti a cambiare la città, saprebbero spiegare nel concreto di che parliamo. Benedetti ha voluto ringraziare anche l’opposizione, in realtà al di là dei civici, l’abbiamo percepita del tutto molle e per niente propensa ad incidere. Alcuni di loro si sono sistemati, così come i loro congiunti, due strilli due in Aula e via. Grandi rodei non ci saranno, si potrebbe però partire dall’impegno vero che vuol dire, dopo la foto bella dei manifesti, impegnarsi e studiare le carte, farsele spiegare, partecipare ai Consigli attivamente, non solo con la presenza e darsi da fare nonostante i quattro soldi presi, per condividere, davvero, con trasparenza, ogni scelta con la città. Sarebbe già il top. Per questo alcuni dei consiglieri uscenti si sono sempre battuti e lo hanno dimostrato con i fatti ed è in particolar modo a loro, che va il nostro in bocca al lupo.

 

Alessandra Cococcetta




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