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BIONDI: “L’AQUILA SI ASPETTA TANTISSIMO DA NOI”
stampa pagina 31 maggio 2017
Mi faccia un esempio concreto. Con questo input abbiamo incontrato il candidato sindaco del centro destra Pierluigi Biondi e a seguire gli altri colleghi. Su temi chiave come lavoro e ricadute occupazionali del 4% per la ripresa. Macchina comunale e Giunta. Le ragioni dell’Ufficio speciale. Una piccola cosa per la città ed un grande progetto per L’Aquila. Case, case e ancora case. Il Progetto Case. Il centro storico come. Il Gran Sasso con Parchi, Riserve e prodotti tipici.
40milioni all’industria e 13milioni 200mila alla cultura nelle mani dell’amministrazione aquilana...
Temo che questi fondi non abbiano dato un’opportunità occupazionale in più, ma sull’industria effetti probabili potrebbero aversi più avanti. La cultura ha vissuto all’Aquila una stagione importante grazie all’opera di alcuni visionari, gli epigoni di questi visionari hanno ridotto centri di rivoluzione culturale, in centri di produzione di consenso e di mantenimento di alcuni privilegi. La cultura è invece sperimentazione, innovazione e ricerca, farò gli stati generali e chiunque voglia dare un contributo potrà accreditarsi in una consulta, associazioni e intellettuali, se ce ne fossero ancora, andando a recuperare qualche protagonista della stagione migliore della città perché anche loro si rendono conto di come gli epigoni, abbiano distrutto la cultura aquilana.
Dei bandi pubblici sulle risorse alla cultura a consuntivo non ne parla nessun candidato…
Non mi fossilizzerei sul direttore artistico. Gli hanno dato discrezionalità dentro un recinto rigido che ha garantito fondi fissi solo a chi percepisce il Fus, Fondo unico per lo spettacolo, questo significa non alimentare più quel tessuto diffuso di piccole e medie associazioni, che pure hanno segnato dei momenti importanti per la storia culturale dell’Aquila, come Blues sotto le stelle, lo hanno fatto morire anche perché non può accedere al Fus.
Come distribuirebbe i contributi alla cultura?
Con 13milioni e 200mila euro devono poter emergere eccellenze, chi ha delle idee deve poterle mettere in campo con progetti pluriennali e sostenibili. Prendiamo il Festival della montagna senza nulla togliere all’evento, anch’io sono bravo a fare una festa ogni anno con 60mila euro o comunque se invento uno stand gastronomico, anche se faccio le poesie in sanscrito la gente viene. La prospettiva deve essere radicata, occupazionale e pluriennale. Io ti do i soldi, ma tra 4 o 5 anni devi aver strutturato dei rapporti con gli sponsor ed il contributo dovrà diventare di 5mila euro.
Un modello concreto di ripresa culturale?
Un modello tipo Perugia che punta a due tre cose al massimo come Umbria Jazz ed Eurochocolate per poi lavorarci intorno per l’indotto l’anno intero. La Perdonanza non è da relegare ad una settimana dev’essere un lavoro continuo di ricerca, di studio e condivisione, poi nulla vieta altre cose o mercatini. Walter Cavalieri e Francesco Zimei hanno fatto approfondimenti importanti, la Perdonanza deve essere il primo Giubileo della storia senza sfilate folkloristiche o la discoteca in piazza, recupererei l’Isola sonante sugli scorci medievali di ogni angolo della città. Anche perché se punti al turismo religioso, quella settimana ti concentri su quel turismo che non spende, ma lo fidelizzi e verrà ogni anno, alle Grotte di Stiffe o all’Amiternum ci vai due volte nella vita, il turismo religioso torna e la settimana della Perdonanza deve qualificare la città.
Macchina comunale e Giunta competente...
In caso di vittoria ai partiti farò un discorso chiaro. L’Aquila si aspetta tantissimo perché ci siamo presentati come la squadra del cambiamento e della svolta affidabile, dovranno dare nomi di qualità. Siccome mi gioco la reputazione me la voglio giocare con i migliori, non ci tengo a fare il sindaco con una squadra raccogliticcia. La macchina è da ripensare completamente. I dirigenti devono ruotare, quelli a tempo si dovranno dimettere anche se le nomine sono fino al 31 dicembre, così come gli amministratori delle partecipate. Il tempo necessario per il passaggio delle consegne, chiederò relazioni sui punti di forza e criticità, io sono per lo spoil system. Il dirigente deve far funzionare il settore ed è lo strumento operativo di chi ha un’idea amministrativa, non voglio sacche di privilegio e poi punto alla professionalizzazione del personale, credo che solo il fannullone sia inguaribile e quelli vanno colpiti senza pietà, basta poi toccare le leve giuste non è una questione anagrafica.
L’Ufficio speciale è solo un satellite a disposizione della politica?
Se l’Usra è un ente autonomo e non una declinazione del Comune, come ci ha detto Roma, non possiamo addomesticare il coordinatore, per cui se ci va bene lo teniamo altrimenti lo cacciamo. Se è un ufficio staccato deve esserci un rapporto di collaborazione leale, devono esserci regole, deve lavorare sulla qualità e doveva essere questo il valore aggiunto. Penso che come tutti gli uffici dipende da come lo fai funzionare. Vorrei ridecidere tutto, non ce l’ho con Fabrizi o con gli amministratori unici, ma sposo in pieno il concetto dello spoil system, vorrei che l’Asm rispondesse alla politica che la maggioranza deciderà e non a terzi. Vale anche per l’Ufficio speciale.
Una piccola cosa da fare e una grande cosa o un grande progetto...
Una piccola informatizzazione degli uffici. Dovremmo avere punti informativi in centro ed altri nelle delegazioni in cui andiamo non solo per il certificato di nascita, ma dove poter chiedere info sulla bolletta Tari, sull’Imu, sull’iter di una pratica di concessione edilizia o sul contributo sociale, una sorta di ufficio di vicinanza al cittadino, servizio di prossimità dove prendere informazioni. L’anziano deve potersi muovere sente invece il Comune come un mostro, mancano i fondi ma ci proverò, parlerò col personale. Una grande cosa è dare una visione alla città ed una rigenerazione urbana degli spazi pubblici. Che ne facciamo ad esempio dell’ex Sercom, della Caserma Rossi, del Centro polifunzionale di Paganica, dell’area militare a Porta Leoni, della Reiss Romoli che è privata. Poi i quartieri dove nessuno ha messo mano come San Gregorio e Valle Pretara vogliamo fare un progetto vero di rigenerazione urbana. Non tanti palazzi con sempre meno persone ed anziani.
Sul Progetto case?
Verificare intanto chi ci sta, non ci si capisce più niente è diventato una discarica umana. Bisogna stoppare questo bando folle dell’housing sociale che porta qui un’umanità disperata anche se non è residente, non ha senso dare una casa senza un lavoro, che senso ha? Ti do invece la casa perché ti sei creato un’opportunità qua, perché sei uno studente che vuole trovare lavoro qui, un divorziato dell’Infn al verde, ad es., con gli assegni familiari sulle spalle e sicuramente non a 15 euro, 25 euro, o 50 euro mensili. E’ una politica che inquina il mercato, non genera ricchezza e non aiuta perché oltre la casa non hai nulla. E poi una dimensione sociale alle coppie che non hanno accesso al credito per acquistare una casa, a meno che, non abbiano genitori ricchi. Vorrei sperimentare la possibilità di dare loro un alloggio in un mutuo contratto col Comune, dove il fitto diventa rata e dopo 20 o 30 anni la casa è tua perché tu hai fatto la manutenzione ordinaria e straordinaria come accade per le case private. Qualcuno obietterà che durano poco, se uno pensa questo le svuotiamo aspettiamo i 20 anni per i contratti sui pannelli solari le lasciamo deperire e poi le demoliamo. Non vorrei tenerli in maniera ibrida perché tanto poi li dobbiamo demolire.
Case, case e ancora case per 50mila abitanti in più serve ricostruire tutto?
Era inevitabile un surplus rispetto ai residenti e in parte c’era già prima in tutti i paesi e frazioni, i nuclei dei centri storici erano già spopolati. Penso però agli anziani che fuggono da Roma tre mesi d’estate qui o a nuove opportunità di lavoro nella ricerca e innovazione, per cui dedicheremo spazi per scambi internazionali risolvendo la residenzialità. Non ricostruire non si può fare, il proprietario rivuole ciò che aveva e non accetta espropri. Al Piano di ricostruzione non è stata data un’impostazione impositiva che è una visione urbanistica superata, ma avremmo potuto riqualificare la città e riorganizzare i volumi, invece tutto com’era e dov’era con il vecchio Piano regolatore e infatti i palazzi anni sessanta in via Sant’Amico sono lì esattamente com’erano.
Sarebbe pronto ad aprire a professionalità internazionali?
Magari. L’amministrazione ha chiuso le porte, magari ci fosse ancora gente disponibile ad impegnarsi su L’Aquila.
Forse quel treno è passato...
Forse sì, se avessimo detto alle archistar ripensate i nostri quartieri, quelli dove dobbiamo intervenire con la demolizione e ricostruzione avremmo avuto un risultato diverso. Come a Pettino, decidiamo che tutte le E si demoliscono però tu proprietario ti attieni ad un quadro generale che io ti indico, è la mia idea. All’incontro con gli architetti mi hanno però detto che sarebbe una “colonizzazione architettonica” è questo il modo di approcciarsi e di porsi.
Il centro storico come rinasce?
Con i parcheggi. Non voglio girare venti minuti e farmi un chilometro a piedi. Alcuni uffici potrebbero già andare in centro, come l’Usra per esempio. C’è un piano parcheggi vecchio di 15 anni, buono e mai attuato con parcheggi alla Fontana Luminosa, Piazza Bariscianello, Sant’Apollonia e Porta Leoni. Da 500 ognuno, la gente tornerebbe. La Asl ha detto che ci tornerà, anche l’Arta potrebbe rientrare non ha sportello, riportiamo l’Archivio notarile e la Biblioteca. Manca poi una Sala Congressi un posto dove far sedere 400 persone tutte insieme, sopra le 200 persone non c’è nulla disponibile.
Quella congressuale era una delle vocazioni…
Intorno alla zona del Cinema Massimo per esempio, potremmo ragionarci, col megaparcheggio vicino comunque nei dintorni.
E l’Hotel Duca degli Abruzzi?
Ormai ci hanno fatto un ospizio, ma servono spazi per almeno 400 persone sedute e poi stanze attigue per mini riunioni, manca un polo fieristico seppur piccolo. I prodotti tipici e dei Parchi continuano ad esporre nei capannoni con i parcheggi in mezzo la strada.
Sul Gran Sasso pende una petizione ed un ragionamento con Riserve, Parchi e prodotti tipici...
Non c’è un discorso sul turismo e sulla montagna, non c’è un discorso sul fare sistema. Siamo all’anno zero anche sulle Fontari non sappiamo quando partiranno i lavori, c’è tutta la zona pedemontana e tutta la zona di residenzialità di qualità, le case a Camarda e ad Assergi dovrebbero costare il doppio rispetto al centro, ed è ciò che succede dove è stato pianificato un sistema di qualità come a Santo Stefano, Rocca di mezzo e Rocca di Cambio. C’è tutta una fascia naturale sotto la montagna che va gestita e valorizzata, ci sono agricoltori, contadini e prodotti di qualità se vai in giro tanti agriturismi veri che hanno galline, maiali e mangi i loro prodotti. Sul Gran Sasso bisogna fare un discorso a breve, medio e lungo termine, va fatto un masterplan della montagna. A breve sottoservizi ed i servizi minimi come i bagni a Campo Imperatore, non è tollerabile e conciliabile con la modernità. Non sai dove mettere il camper e dove scaricare l’acqua, neanche il minimo, mentre Cialente scrive sui social e dice ancora che farà tutto dopo le elezioni.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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