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CIALENTE SE NE VA NOI SIAMO ANCORA QUI, CHE DIO LO ABBIA IN GLORIA


stampa pagina 1 giugno 2017

Cialente

Massimo Cialente lascia gli aquilani con una lettera ed un report sullo stato dell’arte. Colpisce il fatto che riferisca dei suoi cari come attaccati ingiustamente per colpire lui, e parli della critica, legittima, di cui il futuro primo cittadino dovrà farsi carico. In realtà Cialente non ha mai accettato la critica, l’ha osteggiata a suon di denunce, molte delle quali archiviate ed in questo decennio ha solo lavorato per annientarla. Gli attacchi, come li definisce, alla sua famiglia, non sono stati altro che una domanda legittima di trasparenza sull’azione pubblica sua e dei propri cari, in quanto congiunti ad un personaggio pubblico, e lo dice la norma. Un sindaco cristallino avrebbe eliminato alla radice questi intoppi, con la trasparenza su ogni singolo passaggio legato a case post sisma di parenti, lavori edili in casa propria o carriere varie nella sanità e con l’apertura degli uffici comunali a chiunque, con la pubblicazione di ogni singolo atto e con la disponibilità massima della politica e della dirigenza, a far conoscere ogni passaggio dell’attività amministrativa. Al contrario ha minacciato chiunque diffondesse dati sul proprio operato. Non abbiamo ancora avuto risposte su quello riguardante le casette temporanee, abbiamo dovuto fare l’accesso civico perché quelle informazioni non sono pubbliche, e sono scaduti i termini. Non ci ha risposto nessuno. La casa comunale l’ha voluta esattamente così e l’anticorruzione guidata da Giannangeli, s’è rigidamente attenuta pubblicando lo stretto indispensabile. Aveva promesso finestre di vetro a palazzo, nel 2007, lascia invece un buio terrificante. Finisce un’epoca, la critica che si documenta è salva e gli è sopravvissuta nonostante la campagna di annientamento, chiunque verrà dopo di lui sarà qualcosa di nuovo e di diverso. Si sente nell’aria. Cialente non lascia una città aperta al mondo. Alfredo Moroni, del Comitato Perdonanza, ha oggi dimostrato che L’Aquila resta quella che è. Con un evento importante, la Perdonanza, che ha scelto la donna come tema cardine, ospiterà Massimo Ranieri, farà un gemellaggio con Sulmona ed offrirà il Festival del Jazz, con il grande Paolo Fresu alla direzione artistica. In realtà Jazz non lo offrirà l’amministrazione ma il Mibact, e forse ancora per un altro anno, dopodiché non avremo le gambe e la qualità per reggerci da soli perché l’amministrazione, e Moroni, non hanno fatto nulla perché quell’evento diventasse il vero grande evento per L’Aquila. Il messaggio internazionale non arriva con gli spettacoli nei cortili del centro storico, come ha dichiarato Moroni oggi in un’intervista, ma con un’impostazione di altro livello che non c’è. Ed ancora le infiltrazioni al Progetto case di queste ore, con l’evacuazione delle decine di famiglie dalle piastre di Coppito. Abbiamo pacchi di carte di tecnici comunali che segnalano da mesi, alla dirigente De Paulis, le infiltrazioni nei balconi, in vari altri balconi del Progetto case ma nessuno ha mai alzato un dito. Il sindaco uscente e con lui Fabio Pelini, lasciano L’Aquila senza la certezza e la trasparenza sul dato. Dati e carte sulle piastre che certifichino che sono state fatte a regola d’arte, fideiussioni incassate sulle piastre fatte male e quelle da incassare e per quali ragioni, quanti alloggi liberi ci sono e perché, a chi sono stati assegnati, quante manutenzioni sono state fatte, con quali soldi, quante straordinarie e quante restano da fare, qual è il debito e su quante rate restiamo indietro. Nulla, solo caos e confusione, si parla giusto per sentito dire anzi peggio, la dirigenza ad incarico fiduciario di Cialente, parla ed ha parlato sempre con la speranza di non urtare la sensibilità di chi, il sindaco, avrebbe potuto mandarla a casa nel giro di un attimo. Come del resto ha fatto con diversi assessori, con defenestrazioni lampo e senza avvisare. Magari solo per aver mostrato un genuino senso critico a cui Cialente resta tremendamente allergico, tra qualche giorno non se ne dovrà preoccupare più, mentre la città avrà tutta un’altra aria da respirare. Lui va via e noi siamo ancora qui, che Dio lo abbia in gloria.

 


Alessandra Cococcetta

 




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