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DI BENEDETTO, "CASA L’AQUILA" E FONDAZIONI PER IL PROGETTO CASE
stampa pagina 6 giugno 2017
Mi faccia un esempio concreto. Abbiamo incontrato Americo Di Benedetto, candidato sindaco dell’Aquila per il centro sinistra sui temi chiave per la rinascita socio culturale ed occupazionale della città. La macchina comunale ed una Giunta di qualità. L’Ufficio speciale. Il Progetto case e le case. Centro storico e ripresa del Gran Sasso, stringendo il più possibile su esempi concreti.
Il 4% per la ripresa con quali risultati?
Credo che ogni settore possa crescere se c’è un progetto condiviso. La nostra città ha bisogno di convincersi che è una città competitiva, abbiamo disponibilità di luoghi all’insediamento produttivo e compatibilità ambientale, manca la promozione e il marketing. Confindustria dovrebbe dire che c’è la possibilità del 4% perché il Paese non lo sa e non è tanto Fare Centro o i Contratti di sviluppo, filoni seguiti per capire come reagirà la città degli artigiani e dei commercianti e come intervenire, abbiamo bisogno di posti di lavoro.
Come portare occupazione?
Col Fare Centro non c’è un incentivo per chi assume nel centro storico, c’è solo un piccolo ristoro sul costo del lavoro ma non ottieni più punteggio se assumi per 5 anni una persona perché non ci sono le condizioni, con il de minimis fino a 200mila euro non lo puoi fare. L’unico settore in cui puoi andare in deroga al de minimis è la ricerca e noi siamo la città della ricerca e dell’alta formazione con il GSSI e l’Infn, va fatto un grande progetto investendo milioni di euro, per essere attrattivi di iniziative che garantiscano decine e decine di posti di lavoro, dobbiamo investire fondi pubblici perché torni il lavoro.
Quindi programmare il 4% per il futuro sulla ricerca?
Sì, sarà la programmazione futura del 4%. Dobbiamo al contempo tutelare il mondo dei più deboli, delle persone che soffrono e che non hanno opportunità, c’è un mondo di disabilità, di anziani nel Progetto case e di giovani in cerca di occupazione, è un mondo debole e devi dare loro una speranza. Stiamo ricostruendo la città ma la dobbiamo riempire di possibilità, perché se hai dieci case ristrutturate ma non puoi pagare l’Imu e la Tasi perché non lavori o se hai edifici pubblici nuovi ma non li usi, la città sarà come prima ma senza vita.
Puntando alle assunzioni con l’innovazione e la ricerca…
Sì, ti do 10milioni di euro ma tu devi assumere 300 persone. Questo è il punto. Abbiamo ruderi contemporanei come l’ex Sercom ma c’è anche il tecnopolo e sono disponibilità d’insediamento che in altre realtà non ci sono e non c’è illegalità, c’è solo qualche situazione fuori dalle righe.
Su Accord Phoenix c’è un’inchiesta…
Quello è un altro ragionamento, sto parlando di insediamenti imprenditoriali e qui non c’è nessuno che chiede il pizzo, non c’è radicamento organizzativo dell’illegalità, ci provano ma poi non si radicano. Su Accord Phoenix stanno facendo degli approfondimenti, si vedrà.
Abbiamo siti disponibili e incentivi, come diventiamo attrattivi?
I collegamenti dovranno essere strategici e Roma è fondamentale. Ha tre milioni di abitanti Roma è il futuro della nostra città, bisogna spingere per il treno ad alta velocità Pescara Roma, se intercettiamo Tagliacozzo e Carsoli a quel punto abbiamo una città recuperata moderna dentro mura antiche e connessi con il mondo. Può ripartire anche il mercato immobiliare perché se in un’ora sei a Roma, sei in un sistema, ma ci vorranno anni. Da Roma arrivo, parcheggio e sono ben collegato con i servizi, dobbiamo proteggere chi lavora a Roma, creare un’inversione di tendenza e portare i romani qui perché c’è qualità della vita, bellezza, storia, arte e cultura, e se porti le persone, porti turismo.
Quindi questa è l’idea cardine…
E’ una prospettiva. Siamo in una fase di mezzo in cui stiamo cercando di avere un’idea di futuro puntando ad un progetto che non abbia problemi con l’Europa e incentivi l’occupazione reale con un progetto strutturato. C’è tutto un mondo come cultura e turismo che va di pari passo con la possibilità di sviluppo economico, se crei lavoro riempi le case, se crei collegamenti veloci attrai investimenti e non avremo nulla da invidiare a nessuno. Ricerca, innovazione, cultura e turismo. Competitività e promozione e poi un mondo che non risente del mercato come il farmaceutico e l’aerospaziale, una partita da giocare. Dobbiamo accelerare e riconvertire proceduralmente ciò che non siamo stati capaci di fare finora come sul Gran Sasso, dobbiamo spendere ed aprirci al comprensorio.
C’è molta confusione non si capisce nulla…
Abbiamo un fermento culturale che deve essere riorganizzato, dobbiamo essere forti nel darci un’identità operativa. Abbiamo più situazioni che fanno più cose uguali, dobbiamo avere più cose che siano complementari, perché con un progetto strutturato riempi di prospettive finanziarie un percorso.
I 13milioni e due per la cultura sono stati distribuiti con un bando a rendicontazione…
Per i 13milioni e due hanno già fatto i bandi devo guardare al futuro, fare un ragionamento di apertura e di prospettiva non di critica, devo chiedermi che cosa vuole la città, quello che c’è lo ereditiamo. Non voglio paralre di incentivi ma di percorsi strutturati, altrimenti mi dici ogni anno facciamo quest’iniziativa e muore lì. Il mondo del Rugby va rimesso insieme, ognuno si fa la sua piccola nicchia e il suo piccolo campo, stessa cosa nella cultura, c’è bisogno di una grande ristrutturazione ancor prima di chiedere i fondi.
Faccia un esempio…
E’ come il discorso di Casa Italia che vorrei insediare qui. Non è possibile che noi, la città della conoscenza post sisma e della qualità degli immobili non ci proponiamo perché abbia sede qui, piuttosto che andare a Roma ogni anno col cappello in mano a chiedere i soldi per i precari, dobbiamo dire abbiamo un progetto, dateci i fondi, siamo preparati, stiamo facendo un piano per il Paese, altrimenti arriveremo al punto che ci diranno l’emergenza è finita e i soldi pure. E’ una rivoluzione culturale, questa città ha bisogno di metodo e non di chiacchiere o degli uni contro gli altri. Il Maxxi a Palazzo Ardinghelli è un risultato.
E il Festival del Jazz?
Non è questione del Jazz è un mondo da far funzionare insieme, il Jazz non è sganciato dalle altre cose. E’ importante ma in un discorso articolato, non è che io tolgo quello che hanno fatto e ci metto il jazz dentro.
Un discorso articolato vuol dire programmazione…
Dobbiamo fare un programma annuale di cose da fare, non dire ci sono i fondi che volete fare. Per questo devo ascoltare la città. Amministrare significa avere consapevolezza di quello che hai e trovare rimedi in funzione delle tue qualità, oggi non puoi avere la presunzione di dire quello che vai a fare, devi avere un’idea di futuro e come strutturarla, dopodiché la devi riempire nelle interlocuzioni e nella capacità di ascolto. Insieme facciamo un percorso per una rivoluzione culturale, dobbiamo tornare a volerci bene in un discorso di pacificazione.
Il Sindaco non è tuttologo si rischia un grande minestrone, deve avere idee e poi dotarsi di competenze per realizzarle…
Non siamo una città metropolitana ma di 70mila abitanti il Sindaco non può avere delle idee e poi buttarle al vento, deve seguire tutte le fasi affinché quelle idee possano essere concretizzate, la nostra città non è Roma è una città che ha bisogno di assistenza amministrativa, è un’interlocuzione di pari dignità con le strutture comunali, altrimenti ti fanno quattro punti e una scopa. Devi stare dentro le procedure ed avere la consapevolezza di ciò che accade, per questo prima voglio conoscere per poi puntare ad una riorganizzazione. Devi confrontarti con i problemi, non è il Jazz sì e la partita di rugby no, neanche ad Acciano facevo questo ragionamento.
Si sente uno spartiacque rispetto all’amministrazione uscente?
La discontinuità politica tra me e Cialente è evidente alcune sue cose io non sarei in grado di farle, la vedo così e vorrei governare la città con le mie idee. Se fallisco vado a casa, non vivo di questo, non voglio tirare a campare, galleggiare, passa oggi che viene domani e intanto galleggio. Non voglio lavorare alla politica del consenso, voglio dare un’identità alla città altrimenti non esercito più il ruolo dell’amministratore .
Cosa signifca smart city e tunnel dei sottoservizi…
Una città senza più ingerenze, senza più camion fuori casa ogni giorno, senza più toppe sull’asfalto per riparare un guasto, una città totalmente connessa ed un centro storico interamente connesso in fibra ottica, la culla della connettività per insediamenti nel centro storico e non in aree necessariamente industriali, siamo unici in questo. La città smart non è tecnologia ma una città vivibile con un’alta qualità della vita. Smart è pedonalizzazione del centro storico, con una Galleria a Corso Umberto, un centro commerciale all’aperto ed un vissuto vero nel centro storico. Non vedo l’ora di rientrare a casa mia ai Quattro Cantoni, dobbiamo dire che la città è sicura perché lo è.
Sede unica nel centro storico oppure all’Autoparco comunale?
Subito in centro storico per rivitalizzarlo, una sede unica strategica in prospettiva è necessaria ma ci vorranno anni, non è detto che si possa fare all’Autoparco dovremo vedere i costi e le relazioni ambientali e comunque anche le reazioni dell’utenza nelle sedi in centro storico, da eventuali problematiche potranno scaturire soluzioni adeguate.
Macchina comunale e Giunta di qualità…
La macchina va rivista col mio metodo di lavoro, devo conoscere le persone e conformarla al mio modo di lavorare. La città non è adeguata culturalmente quando ragiona in funzione del sentito dire, non posso agire per sentito dire, devo toccare con mano come stanno le cose per poi riorganizzarle in funzione delle mie idee.
La dirigenza non ha mai ruotato c’è una legge sull’anticorruzione…
Non mi sto candidando in opposizione all’amministrazione uscente ma in discontinuità, la macchina si deve adeguare a me perché ho vinto le elezioni, non è che cambio tizio al posto di caio o risolvo con la rotazione, vorrei prima conoscere la macchina.
I ruoli chiave non hanno mai ruotato…
E’ un problema loro, se lo dice la norma devono ruotare, certo, ma non sarà questo a determinare il cambiamento della nostra città, non è che se caccio un dirigente e ne metto un altro cambio la città. Se io fossi un luminare e arrivassi senza avere la capacità di stare in un mondo complesso sarei già sconfitto, la macchina deve adeguarsi alle mie idee ma non in maniera autoritaria, in maniera autorevole, ho governato strutture complesse come la Gran Sasso Acqua che ha cento dipendenti. Non è che arrivo e caccio tutti, voglio un sistema di avvicinamento.
E la Giunta?
La qualità migliore in politica è la mediazione, altrimenti sei un podestà.
Cosa vuol dire mediazione?
Ascoltare la città con il risultato elettorale. Devi vedere come si struttura il consenso, c’è poi una struttura da riempire con una sintesi tra il risultato elettorale, la tua idea e la qualità dei soggetti, non solo meritocratica ma neanche solo elettiva. Va fatto un ragionamento inclusivo non è detto che se prendi più voti vai a fare l’assessore, il rapporto con le forze politiche è necessario, loro indicano ma l’atto finale spetta al sindaco, la Giunta lavorerà con te non puoi fare scelte sbagliate.
Salverà qualcuno?
Non ho promesso niente a nessuno tutti si devono sentire non esclusi.
E tutti non inclusi…
Sì, è normale.
L’Usra?
Non è questione solo dell’Usra o del sì o no a Raniero Fabrizi. Ci sono le esigenze dei dipendenti storici, i precari, il concorsone e l’Usra, siccome abbiamo una delocalizzazione ministeriale con l’Usra, Casa Italia lo possiamo portare qui, abbiamo le conoscenze e potremmo offrire un servizio al Paese anche per coprire le carenze delle opere pubbliche. I tecnici Usra vanno stabilizzati e valorizzati, molti coprono il lavoro ordinario del Comune che nulla a che vedere con la ricostruzione, occorre fare un piano del fabbisogno del personale. Il Comune non è nato né per fare l’amministratore di condominio, e lo fa col Progetto case, né per occuparsi della ricostruzione, ha dei compiti stabiliti dalla legge e dobbiamo rientrare in quei compiti, non si capisce più chi fa cosa, oppure se mi danno i soldi per questo progetto lo facciamo altrimenti no, non funziona così. Per Casa Italia vogliono strutturarsi con un concorso Ripam ma il concorso è stato già fatto, possiamo fare qui Casa L’Aquila, i fondi sono inferiori a quelli preventivati per investire su Casa Italia, con un unico finanziamento risolveremmo i problemi ormai incancreniti dell’amministrazione comunale e potremmo dare un servizio al paese spendendo di meno.
Una piccola cosa da fare e una grande cosa o un grande progetto…
Sono annoiato dalla consuetudine del tutto com’era e dov’era, salvaguardiamo la nostra storia ma portiamo qualcosa che possa radicalmente fare la differenza, non sono per i muri rivestiti in pietra se non erano muri in pietra, come negli arredi l’antico può convivere con il moderno. E come una grande capitale europea, Roma, Milano o Napoli, farei una Galleria coperta a Corso Umberto, dal Convitto Nazionale tutta la zona dentro che sbuca all’altro lato, immagino i tavolini lì fuori, attività, un caffè letterario, una partecipazione culturale e di socializzazione fino ai Quattro Cantoni con l’angolo della Biblioteca. Una cosa straordinaria e d’innovazione che abbraccia la storia, dobbiamo tornare ad incontrarci nella città, piano piano ed investendo con qualche azione radicale. Un centro è di tutti.
Una cosa da subito…
Mandare bambini e ragazzi in scuole zero sei, non in scuole sotto lo zero sei di vulnerabilità, e a latere un piano di quattro anni per realizzare scuole sicure.
Sul Progetto case?
Subito una rivisitazione perché le anticipazioni tolgono liquidità. Se fai un piano di rientro sul debito vecchio, non puoi accumulare il nuovo, non possiamo far pagare tanto a pochi ma poco a tutti, va messo un punto fermo e fatti pagare i consumi attraverso le letture in una periodicità accettabile, la Gran Sasso Acqua lo ha fatto, si pagherà quello che si deve pagare. Intanto la valutazione della vulnerabilità degli immobili, se qualcuno non è strutturalmente adeguato, accertare la responsabilità delle imprese che li ha costruiti e valutare se il caso di dire all’imprese di rifarli con le polizze oppure incassarle per demolirli, quelli buoni vanno tenuti perché è un patrimonio rimettendoli a servizio dei territori che li hanno vissuti come ingerenza attraverso una Fondazione, perché non voglio fare più l’amministratore di condominio. Le Fondazioni hanno patrimoni dedicati per il raggiungimento di un obiettivo, non li vendo, li conferisco per una finalità che è la tutela del territorio. Non si può chiedere un affitto, ma quando finirà l’assistenza si potrà chiedere un equo canone, con le manutenzioni nelle mani delle Fondazioni insieme alle amministrazioni separate che devono stare dentro perché sono il reale contesto pubblico nei territori e danno risposte. Non gare miliardarie per la gestione ma qualità nel piccolo, se si rompe il rubinetto chiameranno l’artigiano di Arischia o due ragazzi per lo sfalcio dell’erba, per esempio. E poi lavorare perché eventuali incassi siano reinvestiti lì, diventerebbero realtà autonome gestite con le persone che sono lì. Nessun sussidio. Bisogna creare un sistema per cui se è tutto a carico delle Fondazioni non starà più nei costi del Comune, dobbiamo essere capaci di fare cose innovative, voglio una città nuova e che s’innova. Delocalizziamo i servizi ed informatizziamo realmente la macchina, non solo le pratiche.
Il futuro del Gran Sasso…
E’ conosciuto in tutto il mondo ma non è fruibile, le aree protette lo sono a prescindere dal Parco, non possono però ucciderci perché non era quella la finalità. Subito il Piano del Parco per consentire coltivazioni autoctone e permettere lo sviluppo del Piano d’Area. Spendere i soldi per le Fontari ed agire su un doppio binario attraverso la Valutazione d’incidenza ambientale sul progetto, con misure di compensazione tra quello che togli e quello che porti, depuratore e fognature, smontando archeologie sciistiche per vedere cosa recuperare. Bilanciamo le incidenze previste, ma non lo farei solo per Montecristo, mi giocherei il collegamento della Fossa di Paganica. I siti di interesse comunitario li abbiamo recepiti senza toccarli, ogni due anni andrebbero rivisitati, non è mai stato fatto, alcune aree potrebbero essere messe dentro, aspettiamo la Vinca per vedere se è il caso di mantenere il collegamento della Fossa, altrimenti si farà un altro ragionamento. Bisogna rendere fruibili i sentieri per l’estate, aprire sportelli, puntare al decoro, creare parcheggi satellite e lavorare alla pedonalizzazione anche dei centri storici, manca però la cultura. Fare qualche chilometro a piedi non ti cambia la vita, ma devi offrire i servizi.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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