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PACCHETTO FONDI CULTURA A CHI VERRA’ DOPO, COMUNQUE DOVRA’ FARE I BANDI
stampa pagina 9 giugno 2017
La Giunta Cialente lascia in eredità a chi verrà dopo, il pacchetto cultura confezionato nelle segrete stanze che si chiama L’Aquila verso Italia 2019, dov’è un logo?, incartato senza evidenza pubblica e invitando solo alcune attività, alle quali è stato chiesto di preparare un progetto triennale come risulta dalla delibera di Giunta n. 278 del 15 luglio 2016. Non lo potevano fare, insistono pure. I 13milioni e 200mila euro di fondi Cipe destinati alla ripresa culturale non possono essere utilizzati per pagare attività che non hanno partecipato ad un bando, per assegnare quei fondi, la Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio ha previsto bandi ed un cronoprogramma per la realizzazione, con la firma del coordinatore Giampiero Marchesi che la Giunta Cialente insiste nel voler scavalcare a piè pari, per portare fino in fondo quello che ha già deciso un anno fa, non si sa come, in quali stanze, su sollecitazione di chi, con quali criteri di selezione e sulla base di quali Linee guida, visto che sono state redatte con la delibera n. 99 del 7 marzo 2017. Le fasi procedurali dovevano cominciare con i bandi nel secondo semestre 2016 e poi a seguire per gli anni successivi, cinque in tutto, per assegnare i 13milioni e due, e invece no, insistono, prendendo per i fondelli gli aquilani, perché continueranno a fare con bandi a rendicontazione lasciando agli atti quest’ultimo indirizzo, come a dire il pacchetto va preso così com’è. Punto. Sarebbe stato promosso dal Cedic, l’associazione delle città d’arte e cultura, di cui fa parte L’Aquila, ma gli aquilani non ne hanno mai saputo nulla, non hanno saputo niente le associazioni, a parte pochi privilegiati definiti come “eccellenze” della cultura locale e non sappiamo da chi e con quali titoli, visto che la commissione di valutazione è stata nominata nel 2017 e la delibera del pacchetto “selezionato”, data invece 2016, eccellenze dicevo, che darebbero una dimensione innovativa “anche alla conservazione del patrimonio culturale delle città italiane” e parliamo di una gestione incapace perfino di partecipare ai bandi annuali Mibact, da un milione di euro, per diventare Capitale italiana della cultura. Una sveltina da fine mandato che vuole blindare un atto senza né capo né coda, visto che non c’è indirizzo che tenga, lo definiscono così, perché l’indirizzo per legge lo valuta un Consiglio comunale e non una Giunta. Va fatto un bando pubblico, Carla Cimoroni e Pierluigi Biondi sono di questo avviso e sono per la massima trasparenza, speriamo vivamente lo possa essere anche Americo Di Benedetto, secondo il quale sono cose che andrebbe ad ereditare e per questo potrebbe fare molto poco, da oggi sappiamo che non è così. Se la Giunta ha votato questa anomalia amministrativa, vuol dire che i giochi non hanno potuto chiuderli così in fretta come pensavano, dunque sono ancora aperti e la città vuole partecipare. Domenica si vota, teniamolo tutti a mente.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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