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Pierluigi Biondi è il nuovo sindaco…

NON HA PERSO DI BENEDETTO MA CIALENTE


stampa pagina 26 giugno 2017

Cialente, tra Di Benedetto e Pietrucci Cialente, tra Di Benedetto e Pietrucci

Pierluigi Biondi è il sindaco dell’Aquila, ha vinto con la coalizione di centro destra consolidando il proprio successo personale sulle liste, già affermato al primo turno. Le aveva superate con oltre 1.200 voti in più, ieri ha quasi triplicato il distacco beccando anche dai tesoretti dell’avversario Americo Di Benedetto, candidato del centro sinistra. Leggermente più debole della sua coalizione, di circa mille voti al primo turno, ieri ne ha presi oltre 4mila in meno, 4.327 in meno, precipitando sotto le sue liste di oltre 5mila voti e polverizzando il vantaggio su Biondi di oltre 11 punti.
Che significa? Significa che al primo turno i candidati in corsa del suo partito, in particolar modo, lo hanno trainato con il loro bacino elettorale e clientelare, politico e professionale dei medici tra i più votati, ma poi al secondo turno lo hanno di fatto smollato.
Ed anzi quell’elettorato fidelizzato, una volta “dimostrato” il risultato, s’è sentito libero di tornare su Biondi, come del resto avrebbe fatto fin dalle primarie, si è sentito libero di restare al mare, non ha sentito la necessità del rush finale ed è rimasto a casa, questo succede, com’è accaduto anche ad Avezzano, quando si pensa di stare tranquilli con quei dieci dodici punti di distacco sull’avversario ed invece poi, siccome l’elettorato si controlla fino al punto in cui “fa il proprio dovere”, al secondo turno si precipita. La vittoria è stata servita a Biondi su un piatto d’argento, di fatto più vicino alla gente, col megafono a parlare di disoccupazione e stato sociale facendo in modo di essere uno di noi, forte insieme alle destre cosiddette populiste che hanno saldamente occupato ciò che la sinistra, estranea alla carne viva del paese e di una città che soffre come L’Aquila, non sa neanche più dove stia di casa.
Matteo Renzi continua ad alimentare il divario, il Paese non lo segue, ha perso ovunque, ma non segue nemmeno più una sinistra spaccata in cui non riesce ad identificarsi. Il decennio del cialentismo ha fatto il resto. Un decennio di favoritismi, per pochi nuovi ricchi, di distanze incolmabili tra il palazzo e il resto della città dove i nuovi poveri, spesso la classe media, non i poveri che dicono loro che altro non è stata se non clientela più malleabile col “sociale”, non reggono più.
Di Benedetto non è riuscito a far capire fino in fondo il messaggio della discontinuità ma probabilmente se le nove liste, soprattutto i pezzi da novanta del Pd (6.584 voti), non lo avessero smollato, ce l’avrebbe fatta. Hanno giocato molti fattori, non tanto l’astensionismo quanto il fatto di essere andati come cani sciolti al ballottaggio.
Avremo un Consiglio di microcosmi, che potranno fare poco e non è una vittoria dei civici, il loro intellettualismo resta sconosciuto alla carne viva, quella che soffre e vota contro virando a destra.
Resta la sfida per Biondi di onorare la promessa, ci proverà di sicuro con la consapevolezza che la maggioranza che lo reggerà, non sarà certo di cavalli di razza. Cialente è andato a casa, la sua Giunta è stata spazzata via, trinciata dai giochi clientelari che hanno tenuto tutti a coccia bassa favorendo i pochi, hanno perso con lui i solchi tracciati dagli interessi ministeriali e romani con innesti aquilani, che altro non hanno fatto se non alimentare cerchi magici, mentre sotto c’è una voragine umana invisibile, di ex terremotati che vivono male, non lavorano e vorrebbero aver avuto un’opportunità in più. Resta solo da farci i conti immediatamente.


Alessandra Cococcetta  




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