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I COMPENSI D'ORO DEI DIRIGENTI COMUNALI


stampa pagina 7 gennaio 2010

Fioravante Mancini, Carlo Maggitti, Quirino Cervellini e Renato Amorosi Fioravante Mancini, Carlo Maggitti, Quirino Cervellini e Renato Amorosi

Buste paga d'oro, ai dirigenti del comune dell'Aquila, che tra frizzi e lazzi negli ultimi due mesi hanno portato a casa somme da capogiro, sull'ordine dei 20mila/24mila euro abbondanti tra le retribuzioni di novembre e dicembre, la tredicesima, e l'extra delle imposte trattenute e poi restituite. Quattordici papaveri, tra cui tre nuovi ingressi, cioé Mario Di Gregorio, Eugenio Vendrame ed Adolfo Paravano, incaricati a tempo, che per il solo mese di novembre, hanno percepito un lordo tra i 4mila ed i 5mila euro; in pratica la paga base, per un dirigente di primo pelo.
Diverso, il "peso" degli insigni colleghi che invece, con il mese di novembre, hanno visto sul proprio conto corrente, la sommatoria di diverse spettanze legate al livello, alla posizione ed al risultato raggiunto nel 2007. Spicca tra i più produttivi, Fioravante Mancini con 12mila 992 euro; segue Quirino Cervellini con 12mila 783 euro; Domenico de Nardis con 12mila 290 euro; Carlo Maggitti con 11mila 638; Vittorio Fabrizi con 11mila 607 euro; Paola D'Ascanio con 11mila 407 euro; Renato Amorosi con 11mila 321 euro; Stefano Tinari con 11mila 223 euro; Angela Spera con 10mila 367 euro; sotto i diecimila Michelangelo Rocchio con 9mila 910 euro e Lucio Nardis con 9mila 354 euro; e in coda il direttore generale, Massimiliano Cordeschi con 4mila 390 euro ed il Sindaco Cialente con 3mila 568 euro. A questi tesoretti lordi, i dirigenti comunali hanno aggiunto il netto di dicembre, la tredicesima e l'extra delle imposte, che ricapitolando assommano a: 11mila e 312 euro in più per Mancini; 7mila 172 euro per Cervellini; 11mila 313 per de Nardis; 11mila 607 per Maggitti; 11mila 607 per Fabrizi; 11mila 020 per la D'Ascanio; 11mila 765 per Amorosi; 12mila 405 per Tinari; 10mila 166 per la Spera; 10mila 427 per Rocchio e 9mila 325 per Nardis. Sempre in coda il city manager con 8mila 780 euro in più ed il Sindaco Cialente con 3mila 568 euro. Mentre i nuovi, comunque arrancano bene: Di Gregorio 9mila 157 euro in più; Paravano 5mila 523 euro e Vendrame 5mila 538 euro in più.
Non vorremmo che questa piccola indagine, facesse accapigliare i nostri vertici amministrativi, incapaci di vedere oltre la propria busta paga e le rispettive spettanze, e di un minimo risultato concreto, che rimetta in moto la macchina. Sei mesi fa, il direttore generale Cordeschi tentò la via della ristrutturazione con incarichi a termine, tre capi area (Mancini, Cervellini e Fabrizi), nuove posizioni interscambiabili e l'obiettivo ambizioso di "pesare" i ruoli entro l'anno, nell'intento di ridimensionare le prebende, ai risultati raggiunti, evitando così di liquidare sempre il massimo alla dirigenza comunale, così come accade ormai da decenni. Si registra però, una certa resistenza di una parte politica alla riforma, senza la quale la dirigenza comunale continuerà a fare ciò in cui riesce meglio: appellarsi al ricorso per continuare a percepire il massimo dei compensi, e restare ancorati unicamente alla posizione, senza temere penalità pecuniarie o di altro tipo, legate al risultato raggiunto, che invece il testo unico consente. La macchina comunale continua a navigare a vista, la gran parte dei dirigenti continua a fare il comodo proprio, senza che la politica riesca ad imporre una nuova disciplina; buona parte di loro è ormai arrivata, non ha più entusiasmo, forse non l'ha mai avuto, non sarebbe affatto male, seguire la via dei prepensionamenti, così da assumere personale giovane e motivato; mentre altri nella loro "onorata" carriera, non hanno voluto mai assumersi la responsabilità di una "firma", onere che invece il ruolo impone. In ultimo la vera cancrena amministrativa, per cui continua a registrarsi una pericolosa collusione tra i gangli della politica e l'amministrazione, con i ruoli che si confondono in un gioco senza fine, per cui comanda, chi ha il ducato più potente ed è impossibile scompaginare tali granitici assetti. Gli stipendi però viaggiano alla grande, sotto l'occhio impotente del cittadino che spesso campa con appena mille euro al mese o è in cassa integrazione, continuando a subire un'amministrazione incapace, ed ai limiti della decenza civica.


Alessandra Cococcetta



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» Numero 1 del 8 gennaio 2010

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