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Cultura e Turismo

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IL "PRODOTTO CULTURA" NELLA REGIONE ABRUZZO


stampa pagina 19 gennaio 2010

In occasione della conferenza di fine 2009 con la stampa, nella relazione del Presidente del Consiglio Regionale dell'Abruzzo si è potuto leggere un passo che merita analisi e riflessione. "Ci sono alcuni aspetti - è scritto - sui quali in questi mesi mi sono speso non poco e che forse le vicende del terremoto non ci hanno permesso di evidenziare al meglio. Uno sforzo della Presidenza del Consiglio regionale ad utilizzare il ‘prodotto cultura' come uno dei veicoli insostituibili per rafforzare l'immagine complessiva della Istituzione. L'Abruzzo è ricco di risorse ed energie culturali. Molte di queste iniziative sono di spessore, tante altre non trovano attenzione e visibilità per carenze di risorse finanziarie".
Qualche giorno prima, era stato il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo (Chiodi) a far conoscere che il Presidente del Consiglio dei Ministri (Berlusconi) e il Sottosegretario di Stato (Letta), avevano accolto favorevolmente l'idea di candidare L'Aquila a "Capitale della Cultura Europea" nel 2019.
Con l'anno nuovo è giunta notizia che le Fondazioni Bancarie e le Fondazioni delle Casse di Risparmio hanno messo a disposizione 12 milioni di euro per la ricostruzione dell'Istituto "Dottrina Cristiana", per l'università e per i restauri della Basilica di Collemaggio e di San Bernardino, oltre che per il rifacimento di una delle porte del centro storico di L'Aquila, Porta Napoli.
Eccoci a cercare i significati del "prodotto cultura", partendo dai fatti e non dalle parole; esperienza vuole che quest'ultime, potrebbero non avere futuro.
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La citazione del Presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo (Pagano) suggerisce due analisi. Da una parte indica "prodotti di spessore", poi considera, nel restante, l'insieme come "tante altre" realtà. Mette però il tutto sullo stesso piano qualitativo, sicché la divisione diviene "pretestuosa", finendo con una catalogazione di serie "A" e di serie "B", come nel calcio.
Purtroppo, il sospetto che i "riconoscimenti finanziari" che si susseguono, a favore delle "istituzioni culturali riconosciute" di serie "A", siano in funzione partitica (per la nomina di amministratori o assunzioni a chiamata diretta) appare spesso evidente. Le leggi e i regolamenti legati ad una più larga, sana e costruttiva attività culturale, finiscono con l'essere disattese o abrogate dall'assessore di turno; ora è in elaborazione una nuova legge o regolamento sostitutivo. Ma sarà imposta la trasparenza dei singoli portafogli delle istituzioni classificate "A"? Si terrà conto dei costi-valori culturali generati a consuntivo dell'annuale attività svolta?
La semplice proposta a "Capitale della Cultura", non basta. Sarà necessaria accompagnarla con una relazione scientifica. Si dovranno elencare: le potenzialità (ante-fatto sismico) del centro storico, i tesori dell'immediata periferia, le numerose istituzioni operative (di serie "A" e "B",); affinché il contenitore possa essere culturalmente credibile. Non potrà sfuggire il ruolo dell'Università. Specie con la popolazione a quota ventimila, nonostante che qualche Cassandra, all'indomani del sisma, pensasse ad un tetto inferiore ai 5000 iscritti.
Quanto alla candidatura, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Deriva da un emendamento alla finanziaria presentato dal capo gruppo dell'Idv al Consiglio Regionale, Carlo Costantini.
La Regione, nel suo bilancio, non ha tagliato i fondi alla cultura, almeno nella "serie A". Ha tenuto conto di qualche isolato "riconoscimento" (anche sostanzioso) per l'ultimo arrivato. La Giunta ha però liquidato, con sensibilità populistica, gli eventi culturali promossi dalla "serie B", 'assegnando, scrupolosamente, con comunicazione firmata dall'Assessore, un semplice caffé.
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Intanto, dall'ACRI sono stati raccolti oltre sei milioni di euro. La somma sarà ripartita dalla Fondazione Carispaq - ha assicurato il Presidente Marotta - " in quanto si ha una conoscenza profonda del territorio e delle sue concrete potenzialità".
Esprimendo la politica del "buon governo", il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio dell'Aquila, ha tenuto a precisare che si attua una politica al di là dell'emergenza, essendo la stessa mirata, piuttosto alla fase successiva alla ricostruzione e della rinascita: "Per questo è stato considerato importante il sostegno dell'accesso al credito, alla collaborazione con i Confidi, le piccole imprese che più delle altre stanno subendo le conseguenze del disastroso terremoto del 6 aprile".
Sul "prodotto cultura": la Fondazione è orientata a spendere 2 milioni di euro, a sostegno delle istituzioni culturali locali di maggior rilievo; ovvero delle istituzioni di "serie A" (TSA, ATAM, Barattelli, Solisti Aquilani, ISA). Fuori l'Accademia dell'Immagine" pur tanto cara al Sindaco del capoluogo (Cialente) che non ha rinunciato alla Presidenza dopo l'investitura al Palazzo di Città. Prima del sisma correva voce di un deficit di bilancio che potrebbe essere poi andato smarrito tra le macerie del 6 aprile scorso.
Va detto che nel capoluogo la "serie A" conta sulla partecipazione ai capitali: lo Stato centrale, la Regione Abruzzo, la Provincia e il Comune. Dopo il 6 aprile sono poi giunte attenzioni e rimesse dirette espresse da vari angoli della penisola.
Intanto, le "imprese culturali produttive non allineate politicamente", restano tagliate fuori o sono costrette a chiudere.


Emidio Di Carlo

 



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» Numero S7 del 19 gennaio 2010

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