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METANODOTTO E CENTRALE A BIOMASSE, DUE GRANDI IDEE PER DEVASTARE MEGLIO IL NOSTRO TERRITORIO
stampa pagina 29 settembre 2010
Stefano Frezza
Il metanodotto Sulmona-Foligno è un'opera progettata dalla SNAM Rete Gas (soc. ENI) e costituisce solo un breve tratto di quella rete adriatica che va da Massafra (TA) a Minerbio (BO).
Con esso si vorrebbero soddisfare i bisogni della British Gas dopo la costruzione del rigassificatore di Brindisi. Quest'opera investirebbe oltre 40km della nostra regione e molte aree interessate sono proprio quelle più colpite dal terremoto del 6 aprile dello scorso anno: L'Aquila, Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, Montereale, San Demetrio, Poggio Picenze, Barisciano, Fagnano Alto, Prata D'Ansidonia, San Pio delle Camere, Caporciano, Navelli, Collepietro.
Il tracciato abruzzese del metanodotto mette in evidenza come esso corra parallelamente - talvolta intersecandole - alle linee di faglia attive: Sulmona-Media Valle Aterno-Aquilano-Monte Pettino-Montereale, aumentando i timori connessi alla realizzazione dell'opera.
Il metanodotto e la centrale di compressione - che si vorrebbe costruire a Sulmona - proprio per la loro ubicazione suscitano enormi timori per l'incolumità pubblica. Inoltre il tracciato del metanodotto corre proprio lungo il corridoio appeninico del progetto A.P.E. (Appennino Parco d'Europa): la valenza paesagistica e ambientale delle aree interessate dovrebbero costituire un serio impedimento alla realizzazione di questo progetto.
La Provincia dell'Aquila, così come il Comune di Sulmona e la Comunità Montana Peligna, hanno già espresso la loro contrarietà all'opera. E' importante che tutti i comuni del cratere e la Regione Abruzzo esprimano formalmente il proprio "NO" al progetto della SNAM, esigendo alternative di tracciato (per il metanodotto) e di localizzazione (per la centrale di compressione).
La stessa Regione Abruzzo ha autorizzato la realizzazione di una CENTRALE A BIOMASSE nel nucleo industriale di Bazzano. A parte l'innocente interrogativo sul dove risiedano tutte queste biomasse da incenerire, è davvero grave che si sia autorizzata un'opera del genere nelle immediate vicinanze di centri abitati.
Non sarebbe certo questa la prima centrale a biomasse nel paese e le gravi conseguenze sulla salute dei residenti - accertate ovunque si siano realizzate imprese del genere - dovrebbero assolutamente sconsigliarne la realizzazione: le polveri prodotte da questi impianti sono infatti responsabili di varie tipologie di cancro.
Crediamo inoltre che dietro questo progetto si nasconda un'altra "stupenda idea": data l'assenza di biomasse da incenerire perché non utilizzare l'impianto per incenerire i rifiuti solidi urbani?
Non possiamo - né vogliamo - credere che si stia perseguendo un indirizzo strategico di tale rilevanza e gravità; vogliamo sapere innanzitutto chi c'è dietro la società MA&D POWER ENGINEERING Spa di Milano; sarebbe questa l'unica a beneficiare dell'eventuale trasformazione della centrale a biomasse in INCENERITORE: produzione di diossina in cambio di profitti altissimi - chi ci guadagna all'interno di un percorso del genere?
Tutti questi progetti si muovono "sulla testa" di decine di migliaia di cittadini già provati da un anno e mezzo di gravi difficoltà provocate dalla tragedia dello scorso anno.
Per risollevare la nostra città e il nostro comprensorio non abbiamo bisogno di idee che contribuiscono solo a devastare ulteriormente i nostri territori; abbiamo invece bisogno di misure che tutelino il lavoro - migliaia di nostri concittadini sono rimasti disoccupati dopo il terremoto - abbiamo bisogno che vengano prese misure urgenti per impedire che migliaia di precari possano perderlo nei prossimi mesi; abbiamo bisogno di fondi certi per ricostruire le nostre case; abbiamo bisogno di luoghi dove poter favorire l'incontro e la socialità.
Non abbiamo bisogno di favorire facili guadagni ai soliti noti: le nostre vite valgono più dei loro profitti.
Stefano Frezza - EPICENTRO SOLIDALE
» Numero S128 del 29 settembre 2010
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