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Senza vergogna, il Sindaco non si dimette

QUOUSQUE TANDEM ABUTERE, CIALENTE, PATIENTIA NOSTRA?


stampa pagina 6 ottobre 2010

Cialente Massimo Giu

Non ricordo chi ha detto (sicuramente non lo ha detto mio nonno) che: "non si guarda avanti se si hanno gli occhi incollati sullo specchietto retrovisore", anche se è difficile capire il presente se non si ricorda qualcosa del passato.
Cialente non guarda avanti, non vede lo specchietto retrovisore e non ricorda il passato. Perché "il nostro" è il tipico individuo che ha poche idee ma...molto confuse. Almeno sul piano politico ed amministrativo. C'è chi asserisce che Cialente è anche sfigato. A lui vengono imputate molte delle ultime catastrofi, che si sono succedute in questo suo periodo da sindaco. Iniziò con l'incendio del Bosco di San Giuliano, continuò con l'allagamento di Pile, ci fu il terremoto del 6 aprile e le continue scosse a seguire, l'incendio alla Pineta di Roio, sino ad arrivare agli ultimi incidenti mortali di questi giorni, che forse si sarebbero potuti evitare, se solo fosse stata fatta una viabilità più consona, agli insediamenti selvaggi realizzati nel post terremoto. Perché, e non dobbiamo dimenticarlo, la scelta della localizzazione dei vari insediamenti abitativi, è stata solo di Massimo Cialente.
Ha cercato, Cialente, di recitare un ruolo importante nella ricostruzione facendosi scudo dell'incarico da vice-commissario; ed è stato un disastro. Nella sua testardaggine non ha mai voluto dare ascolto a chi, come noi, gli aveva consigliato di non accettare l'incarico. Solo quando si è accorto di non esserne minimamente all'altezza, ha deciso di arrendersi.
Da quel momento ha cercato di cavalcare l'opposizione politica con cui, a prescindere, ha criticato l'operato del governo e della protezione civile. É stato sempre rintuzzato e sbugiardato, senza che avesse la forza di controbattere o il decoro e la dignità di dimettersi, per il bene di questa città martoriata, che di tutto ha bisogno, meno che di polemizzare con coloro che hanno il potere di deciderne le sorti. Con questo non voglio dire che, per ripicca, L'Aquila dovrà essere lasciata alla sua sorte. Anzi. Cialente è come un ragazzino capriccioso, cerca sempre di dare la colpa agli altri...della sua incapacità. Dopo un anno e mezzo dal sisma, non è riuscito a trovare una sistemazione decorosa agli uffici comunali, non è riuscito ad organizzare una struttura che amministrasse le CASE e i MAP, che lo Stato ha regalato al Comune dell'Aquila (non è riuscito nemmeno ad inglobarli nel patrimonio comunale), e ci ha messo un anno e mezzo, per mettere in rete, i dati sull'assistenza alla popolazione (ma questo lo dice lui!).
Cialente è arrivato alla frutta, glielo dicono continuamente tutti i suoi collaboratori, lo dice la stragrande maggioranza dei cittadini aquilani, sia di destra che di sinistra, in particolar modo quelli di sinistra, ma non ha il coraggio di ammetterlo, né l'intelligenza per capirlo. Se se ne fosse reso conto avrebbe tolto l'incomodo, dimettendosi da sindaco e rinviando ogni decisione alle elezioni.
E non è da dire che "il nostro" sia schiacciato dal peso del post terremoto; Cialente è stato inadeguato sin dalla sua elezione.
Non sapendo più che pesci pigliare si è vestito dei panni della vittima e, come ha sempre fatto, ha cercato di scaricare le sue colpe, la sua inefficienza, la sua inettitudine, le sue incapacità politiche, amministrative e la sua mancanza di capacità di ideazione progettuale sugli altri: sul governo, sulla protezione civile, sulla Sge, sui dirigenti e sul personale del Comune.
Senza vergogna, ha ancora il coraggio di cingersi con la fascia. Povera L'Aquila! Fino a quando gli aquilani, permetteranno questo continuo declino della città?
Per dirla alla maniera di Marco Tullio Cicerone: "Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?" Fino a quando, Cialente, abuserai della pazienza degli aquilani? Per il bene della città...ti devi dimettere.


Peppe Vespa



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» Numero S134 del 6 ottobre 2010

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