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Francesco Bizzarri, denunciato da Di Orio, è stato rinviato a giudizio

CHI TOCCA I FILI... MUORE


stampa pagina 15 ottobre 2010

Ferdinando Di Orio Ferdinando Di Orio

Sino a qualche tempo fa, forse ancora oggi, si vedevano dei cartelli sui tralicci dell'alta tensione, con sopra scritto: "Chi tocca i fili muore" e vicino, disegnato un teschio. Non mi è più capitato di vedere simili cartelli, non so se siano ancora in uso, e forse qualcuno ha deciso di sostituirli con: "Chi tocca i potenti morirà di morte lenta", nel senso che sarà perseguitato a prescindere, "la notte russa?", con la scusa che disturba la quiete pubblica, sarà perseguitato, basta poco. É capitato al prof. Francesco Bizzarri, che è stato rinviato a giudizio "per direttissima", per aver osato in un suo intervento sindacale, criticare "nientepopodimenoché" (il magnifico?) rettore dell'Università dell'Aquila, "sua santità" Ferdinando Di Orio. Cosa avrebbe fatto, di tanto esecrabile il Bizzarri? Avrebbe ritenuto scarsamente trasparente il bilancio dell'Università aquilana, ed avrebbe osato (nuovamente) difendere i diritti dei lavoratori dell'Ateneo stesso. Critiche peraltro già sollevate e verbalizzate, da alcuni membri del Consiglio d'Amministrazione dello stesso. Ditemi voi, cari lettori dell'Editoriale, se in una riunione sindacale non può essere detto nemmeno questo. Allora significa che siamo tornati indietro, nei tempi in cui vigeva la dittatura fascista ed i veti del Min.Cul.Pop.
Di Orio, si è sentito ingiuriato e diffamato, ed ha provveduto ad inoltrare una denuncia nei confronti del Bizzarri. Ebbene per questa cazzata, la Procura della Repubblica dell'Aquila, senza prima aver disposto i vari "preliminari" e senza il rituale avviso di garanzia, ha rinviato direttamente a giudizio il prof. Francesco Bizzarri, sol perché a detta del rettore, avrebbe ingiuriato e diffamato lo stesso.
Francesco Bizzarri non ha bisogno di essere difeso da noi, perché lo sa fare benissimo da solo. Tanto è ormai noto, che Di Orio usa il sistema della denuncia a piene mani (tanto per lui...paga Pantalone) per screditare ed impaurire coloro, che non si piegano alla sua volontà.
Anche noi più di una volta abbiamo osato "toccare i fili" di Di Orio, non siamo morti, ma siamo stati denunciati dallo stesso; non ci siamo però impauriti e, stia certo (il magnifico?), che continueremo a scrivere delle sue, non certo edificanti, gesta.
E' una procura super veloce, quella aquilana, quando si tratta di semplici cittadini, rinviati a giudizio in appena otto mesi dalla denuncia, nel mentre quando si tratta di potenti (vedi il rettore Di Orio), dopo oltre un anno, e con una denuncia per il reato di concussione, ancora non si riesce a cavare un ragno dal buco. Nel mentre (il magnifico?), ancora gira indisturbato, con il suo bel collare al collo.
Due pesi e due misure? Lascio a voi, cari lettori, la risposta.
Certo è, che se si dovesse continuare in questa maniera, sarà opportuno togliere dai Tribunali la scritta: "La legge è uguale per tutti", perché visti i precedenti, qualche dubbio in proposito è lecito.


Peppe Vespa



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» Numero S139 del 15 ottobre 2010

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