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Fondazione Università dell'Aquila:

DI ORIO NOMINA...DI ORIO


stampa pagina 18 ottobre 2010

Ferdinando Di Orio Ferdinando Di Orio

In questa città può succedere di tutto, anche le cose più impossibili e fantasiose, quando c'è di mezzo il (magnifico?) rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio e quando c'è puzza di denaro sul quale, notoriamente, non sputa addosso. Anzi lo fiuta come un esperto cane da tartufo.
Sentite cosa è stato capace di fare questa volta: l'Università degli Studi dell'Aquila, in base alle leggi ed ai regolamenti, ha provveduto ad istituire la "Fondazione" che ha come riferimento l'Ateneo aquilano. Tra gli altri scopi della Fondazione c'è quello di perseguire il fine dell'acquisizione, alle migliori condizioni di mercato, di beni e servizi per l'Università dell'Aquila, nonché per lo svolgimento di attività di supporto alla didattica ed alla ricerca scientifica. Ma quale didattica e ricerca scientifica, direte voi, se la stessa non ha un piano strategico culturale (in senso lato) ed esce fuori dalle quattro mura che la circondano, solo per gli scandali o per le speculazioni edilizie (prediligendo terreni agricoli)?
Sono soci della Fondazione gli Enti locali della Regione Abruzzo, qualche istituto bancario, e naturalmente...l'Università.
A norma dello Statuto, il presidente della Fondazione viene nominato dal rettore, su delibera degli organi collegiali dell'Università, con durata triennale delle cariche, che possono essere rinnovate una sola volta. Alle riunioni del Consiglio di Amministrazione della Fondazione partecipa di diritto (dice lo Statuto), ma senza diritto al voto, il Rettore, nonché il presidente dell'assemblea dei fondatori. Nell'Ateneo aquilano, non poteva essere diversamente, si verifica il classico caso di conflitto d'interessi poiché, il presidente dell'assemblea è lo stesso rettore che, approvando i bilanci, sia preventivi che consuntivi, non fa altro che riportare e far approvare quanto deliberato dall'assemblea e dall'Ateneo stesso.
Ma c'è di più: il rettore è anche presidente della Fondazione, e in quanto tale, percepisce (illegittimamente?) un compenso mensile che si aggira intorno ai 4mila euro mensili, in spregio delle leggi che regolano il trattamento economico dei dirigenti, ai quali sono equiparati i docenti universitari. In pratica il (magnifico?) rettore percepisce, oltre allo stipendio, un'indennità di carica che gli deriva dal suo status, oltre a quanto derivante dal fatto di presiedere il senato accademico, il consiglio di amministrazione, la fondazione stessa e...quant'altro. Mica fesso...il furbetto!
Se a questo aggiungiamo che la sede della Fondazione è stata trasferita in quel di Antrodoco, e visto l'attaccamento del rettore al vil denaro, probabilmente "il nostro" percepisce anche un'indennità di trasferta. Si verifica così l'assurdo che le quote che l'Università dell'Aquila versa per le attività istituzionali che la Fondazione dovrebbe avere, concorrano in parte a garantire il pagamento delle indennità al Di Orio, oltre alle spese di trasferta del personale, dell'autista e delle spese generali.
É azzardato ipotizzare che tutti gli atti firmati da Di Orio, siano nulli? Ed è possibile che lo stesso, in un momento così drammatico per la città e per gli aquilani, sia lasciato al suo posto, permettendogli di spadroneggiare come se fosse il padrone del mondo? É possibile permettergli, a lui che parla sempre di aquilanità, di portare la sede della Fondazione in un altro comune, addirittura fuori regione?
Noi diciamo che non è possibile. Probabilmente siamo i soli che hanno il coraggio di dirlo.
Fino a quando gli aquilani permetteranno, a questo individuo, di prendersi gioco della città e dei suoi cittadini?


Peppe Vespa



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» Numero S140 del 18 ottobre 2010

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Peppe Vespa, è megli'e Pelé!!!!

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