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Il tribunale di Roma condanna l’ex rettore

TRE ANNI A DI ORIO E CINQUE ANNI DI INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI


stampa pagina 25 gennaio 2016

Di Orio e Tiberti

Il Tribunale di Roma ha condannato Ferdinando Di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila, a tre anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per aver indotto il professore Sergio Tiberti a consegnargli denaro non dovuto. 200mila euro in un decennio, automobili ed abiti sartoriali, pretesi dall’ex rettore sotto minaccia di compromettere la carriera accademica e professionale del docente di igiene e medicina preventiva del lavoro, nell’allora Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi dell’Aquila, Sergio Tiberti, che nel 2009 decise di denunciarlo ed oggi ha avuto ragione della sua battaglia. E’ solo il primo, dei processi a carico di Di Orio, per il quale il pm Fava aveva chiesto sei anni e la confisca di alcuni appartamenti di proprietà ad Avezzano, il collegio giudicante ha invece deciso la confisca di beni per circa 89mila euro, il risarcimento che spetterà al prof. Tiberti, essendo prescritte le altre somme versate. La difesa dell’ex rettore impugnerà in Appello il giudizio di primo grado, mentre l’ateneo aquilano dovrà ora valutare le eventuali conseguenze. Arriva così a compimento il primo processo che pende sul capo dell’ex rettore Di Orio, processo trasferito dall’Aquila a Roma, con una lunga serie di udienze fino al rinvio del 12 gennaio scorso, a causa del trasferimento in Corte d'Appello di uno dei giudici a latere, Laura Fortuni, la cui presenza stamattina, prima di prendere servizio in Appello, ha garantito un esito al processo altrimenti da rifare. Una battaglia del direttore di questo giornale Peppe Vespa, al momento impossibilitato a scrivere perché ricoverato in ospedale, il quale iniziò per primo, la lunga e difficile inchiesta giornalistica per scardinare l’opacità della gestione dioriana di questi anni, sia delle casse che del patrimonio dell’ateneo, grazie ai suoi articoli è stato aperto un fascicolo anche dalla Procura della Corte dei Conti, in cui è indagato Di Orio e l’ex direttore generale Del Vecchio, per i fitti stratosferici pagati sui locali dell’ex Optimes. Battaglie di civiltà condotte in completa solitudine da Vespa, per le quali ha avuto solo ostacoli, minacce e denunce. E’ infatti in corso un lungo processo a suo carico per diffamazione, sul quale si rischia la prescrizione per le lungaggini della Procura aquilana, è opportuno ricordare come in questa causa, sia Di Orio che Del Vecchio, hanno tentato la via della conciliazione ritirando le querele, perché hanno previsto probabilmente il peggio. Il direttore Vespa non ha voluto, perché intende far valere le sue legittime posizioni fino alla fine. Per le sue denunce anche sulle induzioni al prof. Tiberti, il Tribunale di Roma si è espresso in primo grado questa mattina, l’auspicio è che L’Aquila consenta lo stesso percorso lineare ad una giustizia attesa da tanti professori, medici e professionisti, che non sono stati in questi anni nelle grazie dell’ex rettore Ferdinando Di Orio. Un grande in bocca al lupo a Vespa perché torni presto e più tosto di prima.


Alessandra Cococcetta




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