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PIETRUCCI REPLICA ALLA MARCOZZI: NESSUN CAMPANILISMO
stampa pagina 26 gennaio 2016
Tutto è legittimo, tutto è lecito nel dibattito politico, anche ovviamente l’asprezza dei toni. Considero tuttavia imprescindibile l’onestà intellettuale. Non mi pare che a leggere la posizione della consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Sara Marcozzi sulla questione della Soprintendenza unica se ne riscontri una sola briciola.
Marcozzi mi intima di fare il consigliere regionale, e non il consigliere comunale, di non assumere posizioni campanilistiche, dice. Tuttavia il ruolo istituzionale che ricopro non mi pare che mi imponga di esprimere un’opinione su una questione piuttosto che su un’altra, specialmente se riguarda direttamente la mia città. Ricordo alla consigliera Marcozzi che esiste un articolo della Costituzione, precisamente il numero 21, che ce lo permette. Ma a lei forse sfugge, nel suo movimento si applicano altri principi, e a opinioni scomode, di solito, fa seguito espulsione. Ce ne ricordiamo a frotte, di cacciati, l’ultima a Quarto, provincia di Napoli, dove è stato lasciato per strada un sindaco per una vicenda che per carità di patria non stiamo a rinvangare.
Quanto al merito della questione sollevata dalla Marcozzi, è curiosa e disorienta la sua accusa di campanilismo, se non altro perché accusandomi di campanilismo sciorina a stretto giro le ragioni che avrebbero portato il governo a scegliere Chieti, la sua città, a sede della Soprintendenza unica. Una dovizia di particolari logistici e argomentazioni razionali che non ho ancora letto né udito ancora nemmeno da rappresentanti del governo. E’ un po’ svilente questa gioco, di puntare il dito e fare i superiori, i puri, e nello spazio di qualche riga smentirsi. Mi era stato consigliato di lasciare perdere, fare passare, ma francamente mi sono stufato. Opposizione a corrente alternata quella di Marcozzi, allora: sempre contro il Pd e contro il governo, ma se c’è da difendere Chieti, allora viva il governo. Niente contro Chieti, anzi, la battaglia contro le trivelle l’abbiamo fatta innanzitutto per quel territorio, che è uno dei più floridi, belli e avanzati d’Abruzzo, lo sappiamo. Ma almeno sia noto: così c’è un interlocutore a cui fare riferimento, a seconda dei casi.
Quanto allo sbrodolamento finale sul progetto per L’Aquila, voglio mordermi la lingua. Basterebbero le percentuali elettorali ridicole che il suo movimento raccoglie nel capoluogo, per misurarne la forza e la credibilità delle proposte. Voglio però fare notare a Marcozzi che “un progetto di lunga veduta che proclami L’Aquila in Italia ed in Europa quale polo culturale, accentrando ad essa l'attenzione di esperti e studiosi che lavorino per la rinascita della città”, mi sembra un esercizio di retorica scritto senza nemmeno troppo impegno, così come le soluzioni che Marcozzi propone, che in buona parte L’Aquila ha sperimentato o sta sperimentando, a cominciare dai corsi di restauro che certo sono utili e necessari ma, basta il buon senso per intuirlo, non risolvono il problema, né sono sufficienti a ricostruire il tessuto sociale di una città colpita al cuore da un evento così terribile. Nemmeno sommati alle altre “idee” di Marcozzi: il lavoro è un tantino più complicato. Si abbia l’onestà e l’umiltà di riconoscerlo.
Naturalmente all’Aquila tanto è stato fatto ma tanto è ancora da fare, e anche qui è sufficiente il buon senso per capirlo. Siamo qui come classe dirigente per dare il nostro contributo. Qualche parola gettata al vento senza nemmeno troppa consapevolezza – ricordiamo il contributo di fandonie dei Cinque stelle su questioni come Abruzzo Engineering – è tipica di chi, evidentemente, ancora non ha fatto il salto di qualità necessario a proporsi come classe di governo.
Pierpaolo Pietrucci
Consigliere regionale Partito Democratico
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