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ALCUNE PUNTUALIZZAZIONI SUL BUSINESS DEI CIMITERI AQUILANI
stampa pagina 15 febbraio 2016
Torno sull’articolo del business sui cimiteri per alcune puntualizzazioni. In quell’articolo non insinuo in nessun modo che la gara possa essere truccata, ed anzi, sono convinta che la serietà della dirigente del settore Paola Giuliani, assicurerà la massima vigilanza che le procedure si svolgano nella maniera più corretta. Ma il punto è sicuramente importante e torno a focalizzarlo. Su una base di 30mila euro per aprire e chiudere 20 cimiteri e custodirli per un anno, oltre che quello monumentale del capoluogo, e al ribasso, chiunque volesse guadagnarci qualcosa e pagarci gli stipendi di certo andrebbe a rimetterci. E sfido chiunque a dire che andare ad esempio da Pescocostanzo ad Arischia e negli altri diciotto cimiteri, per chiudere, aprire e custodire ogni giorno, con pochi soldi, ce la potrebbe fare a garantire un servizio onesto. Siccome più d’una voce insinua che dietro possa nascondersi la lungimiranza di altri affari, è bene spiegare le cose, perché chi offre troppo poco potrebbe farlo per mettere un piede dentro ai cimiteri, ma è ovvio che punterebbe ad altro, e questo altro potrebbe essere stato concordato con i papaveri della politica aquilana che curano i propri affari. C’è in ballo un project financing per il forno crematorio, per realizzare il quale, oggi il servizio si può trovare solo a Viterbo o ad Ascoli Piceno, l’impresa investe dei soldi ottenendo in cambio qualche vantaggio nella gestione, ed è naturale pensare ai loculi. La quantità di loculi necessari al fabbisogno di una comunità la stabiliscono le statistiche demografiche e le scelte dell’utenza. Il Comune fino ad oggi ha appaltato questi lavori, che costano davvero poco, quanto volete che costi fare meno di due metri quadri in cemento senza spendere in urbanizzazioni, per poi rivendere l’opera a 2mila, 2.500 euro cadauna? E quanto guadagno c’è, dietro un investimento così facile? E’ chiaro quindi che se si facesse un project financing per il forno, in cambio di una gestione trentennale dei cimiteri, si metterebbero le mani anche sui loculi, niente più gare, niente più appalti. Niente di niente. In più finirebbe un altro pezzo di storia della città, perché il cimitero monumentale dell’Aquila l’hanno fondato i frati cappuccini nel 1865, a seguito della soppressione del convento, per cui furono mandati nell’orto di Santa Maria del Soccorso perché fondassero appunto un cimitero e da allora lo gestiscono. Per la custodia e la cura dei cimiteri servirebbe almeno il doppio di quanto bandito, siamo davvero convinti che 30mila euro salvaguarderanno le tombe, il verde e la comunità dai ladri che rubano rame in continuazione? Non credo, ciò non vuol dire che la gara è fatta male o truccata a monte, ma con questi pochi spiccioli, di certo chi vincerà non garantirà la dignità dei luoghi, al contrario, un project financing che accoglie solo la Giunta, quindi la politica, potrebbe avere a quel punto la strada spianata.
Alessandra Cococcetta
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