All'interno
Cultura e Turismo
A ruota libera...
Segnala!
[email protected]
LA PROPOSTA DI GAMAL, NIENTE CASE POPOLARI AI CONDANNATI PER VIOLENZA
stampa pagina 25 maggio 2016
La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le
L’indagine sulla Sicurezza delle donne, condotta dall’Istat tra maggio e dicembre 2014 permette di aggiornare i dati relativi al fenomeno della violenza contro le donne tenendo conto della componente sommersa non rilevabile attraverso le denunce o altre fonti di dati sulla violenza.
In particolare, in ABRUZZO:
NEL CORSO DELLA VITA
il 33,5% delle donne (per 100 donne con le stesse caratteristiche) dai 16 ai 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale dal partner o da un non partner;
NEGLI ULTIMI 5 ANNI
il 14 % delle donne (per 100 donne con le stesse caratteristiche) dai 16 ai 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale dal partner o da un non partner;
NEGLI ULTIMI 12 MESI
l’8,3% delle donne (per 100 donne con le stesse caratteristiche) dai 16 ai 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale dal partner o da un non partner.
Purtroppo l’Abruzzo si attesta tra le regioni con percentuali più alte unitamente al Lazio, Campania, Liguria, Emilia Romagna e Toscana, ma vi è di più, l’Abruzzo ha un primato, purtroppo in negativo, in quanto negli ultimi 12 mesi ha la percentuale più alta rispetto alle altre regioni italiane.
Serve una legge regionale civile per decadenza dalla assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica per chi sia stato condannato per violenza e maltrattamenti in famiglia .
Il principio di evitare che di un alloggio, acquistato o costruito con denaro pubblico e destinato a fini di pubblico interesse, come accade con le case popolari, possa farsi un uso contrario alla legge, trasformandolo di fatto in mura di una prigione all’interno della quale si consuma violenza ai danni del coniuge e dei figli perché è paradossale che il condannato rimanga nella casa e le vittime vengono allontanate o trasferite in centri antiviolenza come accade oggi giorno.
In alcune regioni una legislazione come quella auspicata a livello nazionale è già una realtà. Come in Emilia-Romagna dove è previsto l’allontanamento dalla casa familiare “per fatti riconducibili a violenza domestica”, e l’assegnazione dell’alloggio sospesa fino alla definizione del procedimento penale. In altre Regioni, come nel Lazio, in Puglia, in Basilicata le norme per la decadenza dell’assegnazione, che pure esistono, hanno una motivazione (“per attività illecite e immorali”) ben più generica.
Chiederò con una mozione alla nostra Regione di dotarsi una nuova norma regionale civile per decadenza dalla assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica per chi sia stato condannato per violenza e maltrattamenti in famiglia.
Bouchaib Gamal,
Consigliere Comune L’Aquila
Il pungiglione
Taccuino
News
- Referendum: nasce comitato Pd Gran Sasso per il si'
- Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
- Progetto case, 1118 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
- Confcommercio, aperte le iscrizioni al Corso per Agenti e Rappresentanti di Commercio
- La storia della pallacanestro all'Aquila, in un libro di Franco e Lucio Panella
- Legittima difesa: Idv, superate 300mila firme per proposta legge
- Elezioni RSU/RLS alla Effe Printing Srl di Carsoli, affermazione della UGL






.gif)
