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UNA MAGGIORANZA SFIANCATA, COSTRETTA ALL’UNITA’ FINO AD OTTOBRE


stampa pagina 26 maggio 2016

Cialente e D'Alfonso

Arriva sfiancata, la maggioranza che regge Cialente, al vertice urgente promosso per oggi dal Pd per decidere il da farsi e per verificare se ci sono ancora le condizioni per stare insieme, con le forze più a sinistra, a governare, si fa per dire, L’Aquila, ancora per un anno. Un passaggio obbligato, dopo l’astensione al voto del bilancio di previsione di Masciocco, Sinistra italiana, e Perilli, Rifondazione comunista, oltre a Padovani, dei Socialisti riformisti, già fuori da tempo ma insieme ai colleghi dei partiti più piccoli, per dire no alle tecniche del Pd, partito di maggioranza relativa che ha fatto e ha detto in questi anni, senza mai consultare gli alleati. Con un Cialente sempre più accentratore e presuntuoso, a decidere dopo il sisma il bene dell’Aquila con i commissari, per poi portare le sue “personalissime” strategie di ripresa al voto dell’Aula sulla fiducia. Sempre sul filo di lana e sul ricatto politico per cui, chi non avesse alzato la mano, avrebbe sfregiato la città con la perdita di preziosi finanziamenti. E sempre con senso di responsabilità certe forze più a sinistra hanno ingoiato il rospo, come lo hanno ingoiato gli stessi consiglieri del Pd, allineati e in silenzio, difronte agli umori di un Sindaco instabile e politicamente incapace che prediligeva ieri i commissari, da Berlusconi e Bertolaso in giù, è stato anche vice commissario, e oggi gli esponenti di partito più forti, come il governatore D’Alfonso, il quale, oltre alla presenza mediatica importante con cui comunica agli abruzzesi la Regione del fare, tesse all’interno le trame per la sua carriera ed ascesa politica che nessuno potrà più oscurare. E nel fare ciò, non può non avere interesse anche alle questioni aquilane cercando di influenzare, come ritiene, le prossime elezioni del capoluogo. Ecco Masciocco e Perilli, hanno messo qualche giorno fa un punto. Bisognerà solo capire come andare a capo, perché a capo dell’ultimo capitolo ci dovranno andare per forza. Cialente prende tempo, non lo aveva previsto, non ne aveva avuto bisogno per l’assessore Vicini, fatto fuori sui media ancor prima che l’interessato lo sapesse, e non ne ha avuto necessità per De Santis, assessore al Bilancio, fatto fuori perché criticava troppo apertamente. O con me o contro di me, sarà dura, per Cialente, fare oggi il pazzo, è a rischio il suo futuro ed è praticamente certo il suo isolamento, se cacciasse dalla sua squadra esponenti di partiti i cui consiglieri, Masciocco e Perilli, all’opposizione, lo farebbero letteralmente a pezzi, tanto sarebbe facile, visto il nulla di fatto di questi anni nella sua azione amministrativa. La riunione si è aperta con un clima certamente teso, ma bisogna uscirne indenni senza tagliarsi troppo la faccia. I consiglieri ribelli hanno posto una questione politica: d’ora in poi dovremo decidere insieme sul serio, vogliamo venire anche a Roma, quando si decide, altrimenti ciao. Ma quante volte è stata posta la questione? Perché stavolta dovrebbe rappresentare una svolta? E come uscirne senza giocarsi quella parte d’elettorato, stanca dei teatrini, che non ne vuole più sapere di questa sinistra che sinistra non è più? Con la scusa del referendum di ottobre. Il segretario Albano ha di fatto provato a ricomporre con un patto che rinsaldasse l’alleanza da siglare a giugno, meglio ancora, dopo il referendum che decreterà o meno la fine di Renzi, e così sia. Fino ad ottobre ancora insieme a denti stretti e a giusto sei mesi dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale.

 

Alessandra Cococcetta




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