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FONDI UE, L’ABRUZZO RESTA INDIETRO E SENZA PROGETTI
stampa pagina 31 maggio 2016
Gianni Pittella, presidente dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo denuncia oggi che le regioni del sud non riescono a spendere i fondi Ue, non riescono a fare progetti ed anzi sui 51 che cita come approvati nel Piano europeo degli investimenti, solo 11 sono italiani e tutti del nord. E così consiglia ai presidenti di Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Abruzzo e Molise di unirsi per fare sistema, darsi una mossa e progettare insieme. Una dotazione di 21 miliardi di euro che i governatori dovrebbero saper moltiplicare attraendo finanziamenti privati per generare fino a 315 miliardi di euro in nuovi investimenti, e proprio oggi i governatori delle regioni del sud, tra i quali D’Alfonso, hanno partecipato ad un seminario Ue con Pittella, per capire come spendere risorse che rimandano indietro perché non sanno mai dove mettere le mani. Renzi, di recente all’Aquila per decantare col collega D’Alfonso le lodi del Masterplan per l’Abruzzo, che calerà sul territorio 753milioni fino al 2020, 138milioni e mezzo per il 2016-2017, ha evitato di specificare che sono fondi non spesi della programmazione europea del settennio precedente al 2014/2020, che sono riusciti a riprogrammare entro lo scorso dicembre in fretta e in furia, senza che sia stata favorita una pianificazione adeguata, in particolar modo all’Aquila, dove la politica che amministra con Cialente è del tutto incapace a cogliere ragionamenti e strategie. Il problema è che dopo gli annunci non è nata una sola idea dal governatore, per aiutare gli abruzzesi a conoscere le opportunità offerte dall’Ue, a tradurle perché difficili da comprendere nella lingua, anche dai dipendenti pubblici, basti pensare all’arretratezza culturale di certa dirigenza e politica aquilana, che a parte qualche briciola non è mai riuscita a promuovere progetti importanti. D’Alfonso, più raffinato nei ragionamenti ma non nel risultato concreto, dovrebbe dimenticare la politica degli annunci, che nulla garantirà alla sua ascesa politica se non si tramuterà in fatti, siamo arretrati, occorre affiancare gli abruzzesi perché entrino nella materia. Amministratori e politici, non sanno nemmeno che il Piano di sviluppo rurale Ue da poco approvato, lascia fuori l’agroalimentare delle aree interne abruzzesi, perché non ha soldi per reggere le certificazioni di qualità che l’Ue impone per l’accesso ai fondi. Fuori quindi a prescindere senza una politica capace di impostare un’inversione di rotta, ne riparleremo, forse, fra sette anni.
Alessandra Cococcetta
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