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TERREMOTO, ALL’AQUILA NUOVI DANNI AL DUOMO
stampa pagina 24 febbraio 2017
Di cosa ci vogliamo meravigliare? Sono passati circa 8 anni dal disastroso terremoto del 6 aprile 2009 e i lavori di ricostruzione e restauro del duomo ancora non iniziano. Otto anni di freddo e gelo, otto anni di piogge incessanti, otto anni di sole a picco, otto anni di vento e tempeste, otto anni di numerosissime scosse giornaliere che la struttura, già in precaria condizione, ha dovuto sopportare. Bene. Anzi male…malissimo perché il Duomo, non ha retto più. Ora ci si viene a dire che gli ulteriori danni sono stati provocati dall’ultimo sciame sismico tanto che si sono accertati sintomi di rischio per la staticità del Duomo stesso. Che significa che si sono “accertati sintomi”? Perché i sintomi non bastano né sono sufficienti per accertare il pericolo di crollo. Serve nel caso una perizia di staticità da fare con attrezzature particolari tali da rilevare elementi sintomatici e significativi. Ma non finisce qui. Per cui si è deciso di intervenire tempestivamente anche per consentire l’avvio in sicurezza dei lavori dell’aggregato Sant’Emidio. Ma c’è dell’altro: con la scusa della somma urgenza il lavoro è stato affidato senza gara e senza comparazione dei prezzi, alla stessa impresa che aveva già effettuato i puntellamenti e la messa in sicurezza del Duomo stesso. “Logicamente” senza gara e senza comparazione dei prezzi. Quale “somma urgenza” se “prima” si sono aspettati ben 8 anni senza fare niente? E poi, i lavori, non potevano essere affidati all’impresa che ha vinto l’appalto di consolidamento e restauro? Ci torneremo nuovamente.
Peppe Vespa
Il pungiglione
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