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GEOLOGI COSTRETTI A TORNARE SEMPRE, SU SICUREZZA E PREVENZIONE
stampa pagina 25 agosto 2016
Nelle ore tremende che riportano gli aquilani al dolore e alla morte di quella notte, leggiamo i geologi che ricordano al sistema Paese che c’è ancora troppo da fare sulla prevenzione, sulla sicurezza, sui suoli e sul riconoscimento di una loro dignità, al pari di urbanisti e ingegneri. Devono spiegare sempre le priorità, instancabili, come non ci fosse stato un 6 aprile 2009 e fosse tutto da imparare. “E’ necessario un continuo aggiornamento delle mappe di pericolosità sismica del territorio nazionale, e per far ciò sarebbe indispensabile la presenza dei geologi in ogni Comune, con una loro distribuzione accurata sul territorio e non lacunosa come allo stato attuale”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi, Fabio Tortorici, “una condizione imprescindibile per prendere decisioni di governo del territorio. I risultati sono di grande utilità nella pianificazione territoriale e urbanistica, questo tipo di studi sono il futuro della geologia sismica e della prevenzione dai terremoti”. In Italia almeno 24mila scuole sono in aree a rischio sismico, la conoscenza geologica dovrebbe essere centrale nella pianificazione, ha detto poi Domenico Angelone, consigliere nazionale dei Geologi dalle aree terremotate “eppure ancora oggi in Italia, si continua a costruire senza tenerne conto. La conoscenza geologica non riguarda esclusivamente la natura del terreno, ma le possibili sue evoluzioni e rischi derivanti dalle situazioni locali, diverse l’una dall’altra. E’ necessario il Fascicolo del Fabbricato sugli edifici per verificarne lo stato di salute e puntare alla messa in sicurezza degli edifici strategici, come scuole ed ospedali”. Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, ha quindi ricordato che almeno 24 milioni di italiani vivono in aree ad elevato rischio sismico, “la zona dell’Italia centrale colpita è riconosciuta come ad alto rischio sismico come la quasi totalità della catena appenninica da nord a sud. Il 23 agosto si è mossa una faglia appenninica di tipo distensivo, l’Italia intera è ad alto rischio, perché geologicamente giovane e di frontiera, più spinto lungo l’Appennino, ma non ci sono territori totalmente esenti e siamo ben lontani da una cultura di prevenzione. E’ necessaria una normativa più confacente alla situazione del territorio italiano ed un Fascicolo del Fabbricato con una classificazione sismica degli edifici. Fondamentale anche un piano del Governo per mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici, lavorando sulla prevenzione sismica a cominciare da un’educazione scolastica, secondo alcuni studi, una percentuale tra il 20 e il 50% dei decessi in queste catastrofi, è causata da comportamenti sbagliati dei cittadini durante l’evento sismico”. Sarebbe bello che uscisse fuori L’Aquila con le sue buone pratiche, e invece si riparte da Renzi che parla di un’Italia sicura e scuole sicure, di milioni di euro da investire e di un’Italia finalmente antisismica, almeno fino al prossimo terremoto, quando dovremo fare i conti con la realtà e le ricostruzioni miliardarie sperando che tengano.
Alessandra Cococcetta
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